L’artista trap Maruego lancia il suo libro raccontando la sua verità sul mondo della musica trap che sta ormai rivoluzionando lo scenario italiano, sulla sua vita tra Marocco e Italia, sul suo successo e della sua vecchia e nuova pelle. Da Oussama a Maruego e da Maruego a Ma Rué. Lo abbiamo intervistato.

Qual è il tuo vero nome?

Il nome che mi ha dato mia madre alla nascita è Oussama, ma fin dagli esordi ho preferito utilizzare un nome d’arte, più facile da ricordare.

Mi racconti delle tue origini?

Sono di origine marocchina e ho vissuto anche questa cultura oltre a quella italiana. Nonostante sia in Italia da tanti anni, le origini restano importantissime e fondamentali per la crescita della persona. Solo chi ha due passaporti può capire cosa si prova.

Dove sei nato?

Sono nato in una piccola città del Marocco chiamata Berrechid, città in cui non ho vissuto per molto tempo, ma è riuscita ugualmente a farmi ritrovare me stesso dopo diverse visite.

Perché il nome d’arte Maruego?

Il mio nome d’arte è Ma Rue, non più Maruego. Quando si è ragazzini si cerca la propria identità in qualsiasi cosa. Maruego si accostava appunto al Marocco, alle mie origini, a quello che comunque vedevano in me gli altri. Poi si cresce, quando cerchi di fare arte vorresti essere associato solo alle tue opere, al tuo lavoro e alle “strade” che intraprendi! Da qui la trasformazione in Ma Rue (dal francese).

 

Il mio percorso musicale ha un’unica costante che si può percepire nella continua evoluzione, la ricerca di innovazione e il coraggio di sperimentare che metto nella mia musica. In questo modo è nato in Italia Autotune, le prime forme di trap e la mia voglia di provare sempre qualcosa di nuovo. Maruego ufficialmente è nato con il brano “Cioccolata”, ma in realtà il mio percorso è iniziato molto prima.

Com’è secondo te la tua musica?

È difficile rispondere a questa domanda. Io penso che la mia musica sia sempre innovativa, per questo motivo bisogna darle tempo per comprenderla. Spesso il pubblico mi sorprende e assimila prima del previsto, altre volte rimane incompresa. Fa parte del gioco.

Qual è il messaggio che vuoi mandare ai tuoi followers?

Sta arrivando una nuova onda, ho voglia di ripagare chi mi ha saputo aspettare e di stupire chi non se lo aspettava. Che si preparino perché Ma Rue è tornato…sotto altre spoglie.

Il tuo libro? Me lo racconti?

Il libro è un progetto editoriale nato quasi per caso. Avevo appena pubblicato il mio ultimo album “Tra Zenith e Nadir” e mi è stato proposto di raccontare qualcosa di più che andasse oltre alla musica. Mi è piaciuta l’idea di mettere a confronto Oussama con (al tempo) Maruego, raccontare a chi mi segue la mia storia, chi ero, chi sono diventato e chi vorrei essere. Il libro parla di tutto ciò che ho vissuto fino ad oggi e di quello che hanno vissuto i miei coetanei marocchini. Dalla famiglia alla scuola, alle amicizie. Gli amori e il lavoro in macelleria e poi ovviamente la musica. Non è una biografia, quelle si scrivono alla fine di un percorso. Questo libro è un punto della situazione. Un punto da cui partire.

Perché il suo nome e di cosa parla?

Il nome è tutto ciò che alla fine mi porto dietro, da sempre. Ma Rue è il nome con cui mi riconoscono per le strade e l’autotune è l’elemento con cui viene riconosciuta la mia musica. Per onestà intellettuale si potrebbe dire che in Italia l’ho importato io.

Cosa leggi di solito?

Il mio scrittore preferito è Coelho, mi piacciono i libri che riescono a dire ciò che molti riescono solo a pensare ma non ad esprimere in parole.

Come pensi che le persone si possano distinguere?

Una volta lessi che non esiste al mondo un unico individuo perfettamente uguale ad un altro. Nessuno può avere le tue impronte digitali e questo la dice lunga anche sull’anima. Se si riuscisse ad essere davvero se stessi si sarebbe unici, giusto? Ma non è facile.

Che valori hai?

Quelli che mi ha insegnato mia madre, un misto tra religione e morale. Faccio affidamento sulla coscienza, penso sia la guida migliore.

Il tuo stile?

È cucito a pennello sulla mia personalità.

Cosa credi che arrivi di te a chi ti guarda o a chi ti segue?

Penso che al pubblico arrivi il mio coraggio, l’audacia nello scegliere nuove rotte mai navigate. Penso di toccare le corde di molti ragazzi di oggi, di averli fatto vivere un po’ la favola del povero arricchito, del “Tamarro” che scrive poesie e le trasforma in musica.

Una parola che ti rappresenta?

Astronauta!!

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