Alla fine sono volati i fischi di disapprovazione, anche se durante la proiezione si è riso, cercando di capire, gag dopo gag, quale direzione narrativa il film volesse davvero prendere. Protagonista della western-comedy, Robert Pattinson.

Damsel, firmato dai fratelli Nathan e David Zellner (il secondo tra gli interpreti), si rivela per un omaggio parodistico al genere western, esperimento reinventato, forse maldestramente, che però introduce subito nel concorso una storia bizzarra e fuori dagli schemi.

Nulla di nuovo e memorabile, pensando a cosa fece Mel Brooks (Mezzogiorno e mezzo di fuoco). Semmai stupisce che a stare al gioco sia comunque un attore come Robert Pattinson, l’ex ormai Edward Cullen di Twilight, diviso, negli ultimi anni, alla scoperta di nuovi orizzonti indipendenti. «una seconda strada» afferma. E noi aggiungiamo, sempre lontana dall’epica mainstream che di fatto lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Qui interpreta Samuel Alabastar, ricco pioniere, nel vecchio e selvaggio west, seguito nella sua avventura attraversando gli stati Uniti in cerca del suo amore, Penelope (la bellissima Mia Wasikowska), accompagnato da chitarra, un piccolo pony e un ubriacone di nome Parsons Henry.

Il quadro  paesaggistico, stupendo peraltro, sembra già surreale di suo, ma così va avanti, tra sparatorie, danze, dichiarazioni d’amore, anelli rifiutati, scazzottate, (im)probabili esecuzioni, tutto o quasi al limite del paradosso, seppur la pellicola cerchi in fondo una sua personale ricerca di umanità e serietà da ogni personaggio.

E quando tutto volge al proprio destino, a dominare rimane una donna, la sola, capace di prendere le redini della sua vita, dando voce, follemente, a ciò che veramente vuole.