Il cinema che sa oltrepassare i confini, superando le assurde restrizioni di un governo, quello iraniano, che da tempo ha imposto ad uno dei migliori autori in circolazione, Jafar Panahi, di non girare film o scrivere sceneggiature per 20 anni. Divieto aggirato magistralmente dal regista, tanto da portarlo negli ultimi 5 anni a realizzare piccoli gioielli, Closed Curtain e soprattutto Taxi Teheran, Orso d’Oro alla Berlinale nel 2015, pellicola fatta arrivare in Europa, si è detto, tramite modi misteriosi come nelle chiavette usb nascoste nel pane.

E così, oggi, la sua sensibilità neorealistica, decide di raccontare ancora l’universo femminile (lo fece nel bellissimo Offside) grazie a 3 Faces, presentato nel concorso principale.

Volti veri e semplici, come quelli di una giovane ragazza Marziyeh, la vediamo nella scena iniziale mandare un appello disperato allo stesso Panahi, in cerca di aiuto, nel voler continuare a recitare.

Da lì inizia l’ennesimo viaggio in macchina, attraverso le regioni turche e montuose dell’Iran nordoccidentale, cercando di rintracciarla, insieme ad una attrice famosa, Ms. Jafari, preoccupati a scoprirne la sorti. Da un villaggio all’altro, incontrando personaggi tra i più pittoreschi, un patriarca, un vecchio saggio, ecco arrivare a scoprire la verità.

Per lanciare poi un messaggio finale, fortissimo, politico, legato a chi vorrebbe realizzare arte, facendo sentire la propria di voce, e ancora non gli è concesso.

©Riproduzione Riservata