Che quella di Cannes 2018 fosse un’edizione a lui celebrativa, lo si era capito già dal cartellone del Festival, il bacio tra Jean-Paul Belmondo e Anna Karina, tratto dal film Il bandito delle 11 del 1965, a distanza poi di 50 anni da quel 1968, dove insieme ad altri padri della Nouvelle Vague, Truffaut in primis, fece fermare Cannes, protestando contro la rimozione dell’allora direttore della Cinémathèque française, Henri Langlois.

Il tempo non sembra essere cambiato, ieri come oggi, nella giornata del ritorno del Maestro prodigo, rivoluzionario,Jean-Luc Godard (anche se assente) di nuovo in concorso, di nuovo con un’opera sul(reale) dei tanti linguaggi, Le Livre d’Image.

Nessuna trama vera, semmai un insieme di mille strati, frammenti visivi, citazioni di film, da Fellini, con La strada, a Spielberg, e tanta attualità, la rivoluzione araba, di contro l’Isis, le migrazioni.

Suoni, musiche interrotte, voci riannodate, spezzoni dei Lumière tramutati in video-arte, pura sperimentazione sovversiva, a tratti fortemente lucida e contorta al punto giusto.

Tutto per dire ancora la propria, dall’alto dei suoi quasi 88 anni, riflettendo e marcando una delle tante verità visive, e scritte, ovvero che le parole non sono mai l’unico Linguaggio in nostro possesso.