Poi sul divano trovai una chitarra…

Colombre aka Giovanni Imparato, ex memebro dei Chewingum, ha appena terminato il tour di “Pulviscolo”, il suo primo album da solista, che ha riscosso grande successo di critica e pubblico. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare i suoi inizi con la musica, le sue relazioni e qual è stata la sua fortuna…

Ciao Giovanni, hai da poco terminato il lungo tour di Pulviscolo che ti ha portato su e giù per la penisola: com’è andata?

E’ andata molto bene. C’è stato un bellissimo riscontro e scambio con il pubblico. Sono molto contento della squadra che sono riuscito a costruire, la band e il team che mi hanno accompagnato in tutta Italia per quasi un centinaio di concerti. Quando ho finito di registrare il disco sapevo di aver fatto un bel lavoro ma non è mai scontata la reazione del pubblico invece, sin dall’inizio, c’è stata molta attenzione che andata man mano crescendo.

C’è qualcosa che proprio grazie a questo tour vorresti modificare nel prossimo?

Quello che mi piacerebbe in futuro è creare una scenografia che faccia sì che il pubblico entri ancora di più nel mio mondo.

La tua ragazza (Maria Antonietta) è una cantautrice, tuo fratello fa parte dei Dadamatto ed è anche attore, l’arte è di casa?

A quanto pare! Non so come sia venuta fuori questa cosa, sicuramente grazie alla libertà che ci hanno dato i nostri genitori di poter fare questa scelta e sicuramente la testardaggine e l’impegno di perseguirla. Io però faccio anche altre cose, se facessi solo musica mi annoierei e, essendo curioso, fare solo una cosa per me sarebbe riduttivo.

Da che tipo di famiglia vieni? Chi sono i tuoi genitori?

I miei genitori sono  due persone normalissime: mio padre carabiniere e mia mamma insegnante di religione, due mestieri considerati “chiusi” e che invece mi hanno dato la libertà di decidere cosa fare.

Come hai cominciato con la musica?

Ho iniziato a 13 anni a studiare violino al Conservatorio di Pesaro fino all’ultimo anno del liceo.

E’ strumento particolare, che ti porta visceralmente in una condizione di odio e amore. Poi sul divano trovai una chitarra…

Perché hai scelto un nome d’arte piuttosto che il tuo?

Mi sarei sentito un po’ ridicolo, quando stavo cercando un nome mi sono imbattuto nel racconto di Dino Buzzati ed è stato come se il racconto mi stesse parlando. Il Colombre si è appoggiato sul mio comodino proprio nel momento in cui avevo bisogno di sentirmi dire certe cose, così l’ho scelto, perché stava rappresentando al meglio quel momento preciso.

Stimi molto IOSONOUNCANE, artista con il quale hai collaborato, perché non segue i canoni del momento: tu quanto li segui?

Tendenzialmente non li seguo. Seguo i miei canoni cercando di essere più onesto e sincero possibile. Mi piacciono gli artisti che si creano il proprio sentiero, prendendosi anche dei rischi piuttosto che percorrere un sentiero sicuro già aperto da qualcun’ altro. Mi piacciono le persone che hanno una loro visione poetica precisa. IOSONOUNCANE è uno di questi.

Se dovessi mai partecipare al Festival di Sanremo con chi ti piacerebbe duettare?

Senza dubbio col Gabibbo!

In passato sei stato supplente per le scuole medie e superiori: hai delle tecniche di comunicazione valide sia a scuola che sul palco?

Cerco solo di essere me stesso, senza fingere. Ho scoperto che con questo modo di pormi le persone stabiliscono un rapporto di connessione molto stabile perché basato sulla fiducia e, di conseguenza, si lasciano andare.

La tua ragazza è anche una tua collega: come gestisci il rapporto amore/musica?

In maniera molto profonda e molto bella. Quando fai musica avere un rapporto con chi fa la tua stessa cosa non è semplice ma è pur vero che si riescono a raggiungere livelli di profondità molto alti.

E’ un qualcosa in cui serve tantissimo rispetto, tanta capacità di ascolto e occorre saper mettere da parte il proprio ego, in modo tale da avere uno scambio sano.

Pulviscolo è uscito l’anno scorso e l’hai portato in tour fino a poco fa, cosa succede adesso?

Adesso succede che stacco per un po’ da tutto e da tutti, però con il computer in mano pieno di idee che vanno vagliate, cestinate e sviluppate per vedere se sapranno camminare con le proprie gambe.

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