Circa 90 milioni di “mi piace”, tra cui il mio. Circa 17 milioni di followers, tra cui io. Più di 25 milioni di iscritti sul canale YouTube, tra cui io. Infinito è il numero totale di views, senza contare le mie.

124 milioni di dischi e 171 milioni di singoli venduti, e per finire 13 Grammy Awards, 14 se contiamo il mio personalissimo premio di rapper più figo… e forte… e potente… e sorprendente di tutti. Stiamo parlando di Eminem che dei numeri, probabilmente, se ne è sempre fregato.

Ha chiuso il 2017 con il suo Revival, il nono album in studio per Marshall Mathers, che esce a quattro anni di distanza da The Marshall Mathers LP 2, prodotto da due colonne della musica internazionale Dr. Dre e Rick Rubin.

Aveva già dato qualche indizio, però nell’ottobre del 2016, due giorni dopo il suo 44° compleanno, quando Eminem aveva pubblicato il singolo Campaign speech, dove si scagliava apertamente contro il Presidente USA, Donald Trump.

Da quel momento le voci si sono fatte più insistenti ma tutti i fan hanno dovuto aspettare un anno intero per poter ascoltare il nuovo lavoro del rapper di Detroit.

Il rapper è tornato e, ovviamente, non ha deluso le attese. Diciasette brani – più un intro e un interlude – che ruotano attorno alla sua vita, alla sua carriera, ai drammi amorosi e familiari, all’attaccamento agli Stati Uniti e all’attacco all’attuale governo e relative forze dell’ordine politicamente corrotte.

Per non farsi mancare niente, Eminem ha inoltre  deciso di invitare nel suo disco degli artisti top di gamma quali P!nk nel brano “Need me”, Skylar Grey in “Tragic Endings”, X Ambassadors in “Bad Husband” e per la serie “fuochi d’artificio” c’è Beyoncè in “Walk on water” e il re del 2017 Ed Sheeran in “River”, brano che nella versione audio su YouTube ha superato 44 milioni di visualizzazione in sole due settimane.


Tecnicamente, beh Eminem non ha bisogno di commenti. È un maestro di penna, chiude le rime con una musicalità che in pochi hanno, è spesso in extra-beat – fuori dal tempo musicale della battuta – ma lui è The Slim Shady e può farlo.

Non c’è ancora un tour ufficiale ma i più fortunati possono vederlo dal vivo sui palchi del Coachella Festival, in aprile in California, al Boston Calling a maggio e il The Governors Ball Music Festival a giugno a New York.

E aggiungerei che la rappagine da mingherlino biondo di Detroit ci è mancata.