Modificare qualcosa che la storia ha definito come iconico e perfetto nella sua versione originale, richiede una grande capacità creativa. Tanto più se, ad avvallare questa teoria, ci sono state nelle decadi personalità come quelle del Mod Father Paul Weller e del profeta del punk Joe Strummer.

Il compito di rivisitare il G9 Baracuta, la giacca nata dalla mente dei fratelli John e Isaac Miller, non poteva che ricadere così su Engineered Garments.

Il marchio fondato nel 1999 da Daiki Suzuki deve infatti il suo nome al commento di un socio, che sosteneva come la filosofia del marchio ponesse più attenzione all’ingegneria dei capi, che al loro design.

Refrattario alle tendenze passeggere, concentrato sui dettagli che potrebbero sfuggire all’occhio più attento, pensati in funzione dell’uso quotidiano nella contemporaneità, Engineered Garments rivisita così il G9 (e il G4) per la prossima stagione fredda.

Restano i dettagli che hanno reso il G9 un simbolo, dalla vestibilità morbida adottata alle origini, l’Archive, e il Baracuta Cloth, tela materica sulla quale si costruisce la giacca.

Un attaccamento alle origini che riverbera anche nei dettagli, rimandi chiari al primo modello messo in commercio, come nelle misure dei bottoni e delle patte delle tasche ridotte.

Il motivo a quadri riduce così il suo campo d’azione, sparendo dai laterali della giacca. Un escamotage che regala maggiore importanza alla tasca interna, sulla quale si ricama il nome di Engineered Garments, mentre l’etichetta Baracuta rimane salda al suo posto, sul retro del colletto.

 

Un labor limae applicato anche al G4, fratello minore del G9, dal quale copia il frangipioggia ad ombrello sul retro, escamotage per far scivolare più facilmente l’acqua, e vi aggiunge dei tasselli per regolare le maniche e delle micro fibbie all’altezza della vita.

Nella versione di Engineered Garments, in questo caso, il fit ritorna alle origini, così come i bottoni. A modificarsi sono le asole dei bottoni sul collo, e l’interno, che ripercorre la stessa traiettoria del G9, lasciando il lining nel Tartan Fraser solo nella parte centrale.

 

Le varianti cromatiche nelle quali si declinano sia il G9 che il G4, sono sobrie, ma muscolari, il nero e il blu navy, testimoni dell’approccio di Daiki Suzuki, abituato a reinterpretare con leggerezza pattern e capi storici, spogliandoli degli orpelli e riportandoli alla loro essenza. Un lavoro che applicherà in futuro anche alle sue rivisitazioni di modelli storici di brand made in England, come Barbour e Trickers.

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