GOLDEN GLOBES 2018: trionfa Tre manifesti a Ebbing, Missouri.
Premi a James Franco, Gary Oldman e Frances McDormand

Una Hollywood unita

La stagione dei premi cinematografici e televisivi si è aperta come di consueto con la cerimonia dei Golden Globes, assegnati dalla stampa estera, in certi casi diventati ottimi indicatori per gli Oscar, quest’anno in programma il prossimo 4 marzo. Una notte che è stata soprattutto la testimonianza corale, politica, ma non solo, di Hollywood, senza divisione di generi, contro il potere distriminatorio salariale, e denigratorio, nei confronti delle donne, il caso Weinstein ha scoperchiato tutto, delle molestie in generale, a cui il movimento spontaneo Time’s up ha ufficialmente preso posizione. Un grido importante, che ha avuto in Oprah Winfrey premiata con il Cecil B. De Mille alla carriera, la voce maggiormente importante nell’auspicare un orizzonte nuovo in termini di pari opportunità e cambiamento.

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Oprah Winfrey

3 Manifesti ad Ebbing, Missouri

Sul fronte dei premi, nulla di scontato. Se da un lato Dunkirk di Christopher Nolan si candidava come protagonista, è invece rimasto a bocca asciutta, lasciando al passo all’altrettanto maestoso Tre manifesti a Ebbing, Missouri (in sala dall’11 gennaio), premiato all’ultima Mostra di Venezia per la sceneggiatura di Martin McDonagh, bissata anche ieri, trionfando grazie a quattro riconoscimenti, tra cui come miglior film drammatico. Un gioiello di scrittura vero e appassionato,  impreziosito da Frances McDormand, miglior attrice drammatica, splendida madre-coraggio in una piccola parte di America, tra razzismo, omertà della polizia e possibile redenzione, quella di Sam Rockwell, stravincitore del Globe come attore non protagonista.

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Sam Rockwell

Mattatori

Poche conferme, ma chiare. Una su tutte, il Winston Churchill di Gary Oldman ne L’ora più buia, finalmente celebrato, così come James Franco, vero e propro mattatore nella categoria attore brillante grazie al suo ultimo lavoro da regista, diventato a sua volta di culto, The Disaster Artist. Belle notizie anche per un altro titolo molto atteso, da noi lo vedremo ad aprile, Lady Bird, debutto alla regia di Greta Gerwig, miglior commedia, e premio di categoria alla sua musa, Saoirse Ronan.
Coco della Pixar ha vinto senza problemi come miglior film d’animazione, così come la canzone, This is me, tratta da The Greatest Showman, ed Allison Janney splendida attrice non protagonista in I, Tonya.

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James Franco

Un lieto fine e alcune sorprese

Un lieto fine, è il caso di dirlo, comunque vada agli Oscar, per Guillermo Del Toro, miglior regista grazie a The Shape of Water – La forma dell’acqua, il romantic-fantasy che sempre a Venezia ha conquistato Leone d’Oro e schiere di appassionati. Insieme a lui anche la colonna sonora di Alexandre Desplat.
Niente da fare purtroppo per The Post di Steven Spielberg e soprattutto Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, anche se la pellicola potrebbe in ogni caso raccogliere diverse nomination agli Academy Award il 23 gennaio. A In The Fade di Fatih Akin è andato invece il premio come miglior film straniero, battuto il favorito The Square.

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Fatih Akin

Netflix a secco

Sul fronte televisivo le statuette si sono divise tra Amazon Prime Video, HBO, Fox e Hulu, uno solo a Netflix, consacrando serie già di grande seguito, come Big Little Lies, premiando nell’ordine anche Nicole Kidman, Laura Dern e Alexander Skarsgård tra gli interpreti. E così anche quella drammatica è andata The Handmaid’s Tale, con Elisabeth Moss, miglior attrice, e quella brillante a favore di The Marvelous Mrs. Maisel, eleggendo miglior interprete Rachel Brosnahan. Niente a Twin Peaks, che gareggiava solo con Kyle MacLachlan, battuto da Ewan Mcgregor in Fargo, consolazioni infine per This Is Us grazie a Sterlin K. Brown, miglior attore drammatico in una serie televisiva, e ad Aziz Ansari, miglior interprete brillante in Master of None.

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Rachel Brosnahan