Si è impiccato nella sua villa a Palos Verdes a soli 41 una delle leggende musicali del nostro tempo. Chester Bennington con la sua voce esprimeva la rabbia di un destino ingiusto, purtroppo la stessa rabbia lo ha preso, distruggendolo in una notte di luglio.

Un’infanzia difficile

A leggerne la biografia da Wikipedia sembra di aver davanti un caso umano, in effetti lo era. Figlio di genitori divorziati, un’infanzia in giro per gli Usa, fra dipendenze di droghe e molestie subite. Una vita che aveva deciso fin da subito che doveva essere fra gli sconfitti. La musica, però è riuscito a rialzarlo, a far diventare un commesso del Bean Tree finalmente qualcuno. Con il suo canto esprimeva tutto il dolore subito. Era la musica dei momenti difficili, era quella che si ascolta quando tutto va male, l’unica che ti fa venir voglia di correre sempre, quasi per rivincita. Per far vedere al mondo che tu sei lì, pronto a lottare ancora, senza arrenderti mai a nulla e nessuno.

lutto Linkin Park

Con le sue canzoni metteva in luce tutto il disagio della sua generazione, di quella degli outsider, quelli che nessuno prende nemmeno in considerazione. Non a caso quando i membri dell’Hybrid Theory, poi divenuti Linkin Park, lo vedono, se ne innamorano perdutamente, la sua voce è quello che mancava al gruppo. Quello che mancava al mondo.

I grandi pezzi

Con “In The End” spaccano il mondo, la canzone parla di un amore giunto alla fine, dove colui che canta è colui che ha perso di più. La potenza è imbarazzante, è qualcosa che ti entra nelle viscere. Che non può che farti immedesimare nella situazione. Gli urli di Chester condiscono la base rap di Shinoda e il risultato mette i brividi.

Subito i maggiori musicisti statunitensi si accorgono di loro. Non è però che la prima dei mille successi. L’album dopo, Meteora, porta con sé Numb, la loro canzone più famosa. È la canzone che forse più di tutte esprime la voglia di rivalsa. “Numb” in inglese significa “intorpidito”, “paralizzato”, la sensazione d’impotenza che si ha di fronte al mondo, la voglia di fargliela vedere, di mostrare ancora i propri artigli, fino alla fine. È una canzone che per me ha significato e continua a significare tantissimo. Quasi avessi posto in essa le basi per risalire dagli abissi, comunque e ovunque.

Dopo Meteora il loro successo è fuori controllo, artisti del calibro di Jay-z decidono di esibirsi con loro, di dare il loro tocco personale ad un pezzo già perfetto. Ne verrà fuori poi Numb/Encore in cui la band californiana dimostrerà ancora una volta la loro personalità ad adattarsi a nuovi esperimenti musicali. Un mashup fra il loro pezzo ed Encore che poi diventerà parte integrante della storia della musica moderna.

Castle of Glass e un Olimpo che non basta

L’altro brano che personalmente mi ha dato più da pensare è “Castle of glass”, parla dell’impatto della guerra su una famiglia americana. È decisamente più dolce rispetto agli altri e il suo modo di mettere in luce quella problematica, con tanta delicatezza e al contempo crudezza è qualcosa di unico. Veramente da far venire le lacrime agli occhi, il video poi è qualcosa di davvero dolce.

Raggiungere l’Olimpo della musica però non bastava a Chester, erano troppo forti i traumi che si portava dietro. Gli impedivano di essere felice nel profondo, di godersi i frutti della risalita. Dopo il nuovo album, One More Light, non ha retto. In un momento di relax ha rivisto i suoi fantasmi e questi lo hanno preso. Una lunga fuga conclusa nel peggiore dei modi.

Ci mancherai Chester, il tuo canto di libertà non verrà dimenticato. Al pari di William Wallace rimarrai, per sempre, nei cuori di coloro che sognano una rivalsa, di ribaltare il proprio destino.