Il suo nome significa colei che con volontà e dinamismo riesce a raggiungere i propri obiettivi. In questo Noomi Rapace sembra ricalcare tutte queste caratteristiche, con l’aggiunta però di essere diventata una delle attrici maggiormente richieste dal cinema.

Sembrava ieri

Sembrava ieri quando dalla sua Svezia dove iniziò a muovere i primi passi, arrivò, fu la prima, ad incarnare la Lisbeth Salander di Uomini che odiano le donne, tutto carisma e talento, un trampolino che da quel momento l’ha lanciata, da Sherlock Holmes di Guy Richie, a Prometheus, imponendola in personaggi forti e sensuali. Ora però si cala in una delle avventure maggiormente affascinanti, Seven Sisters, in sala dal 30 novembre, diretta dal norvegese Tommy Wirkola, un film “costruito su misura”, dove si divide interpretando ben sette sorelle appunto, nascoste da un mondo distopico, dove le troppe nascite diventano la minaccia da estirpare, causa il sovrappopolamento.

7 sorelle

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7 sorelle

Una pellicola “travolgente e davvero sorprendente”, lo racconta quando la incontriamo al Torino Film Festival, elegantissima, e con quel ciuffo un po’punk, testimonianza di una donna libera, poliedrica e versatile, già pronta a calarsi nei panni di Maria Callas, e forse in quelli di Amy Winehouse.
Ma soprattutto dall’anima pura.

Qui la vediamo interpretare sette sorelle che condividono tutto, fino a quando una di loro decide però di “rompere le regole”, Le è mai successo?

Quando ti innamori puoi diventare egoista, è ciò che accade ad ognuno di noi, talvolta può travalicare il senso di lealtà, parlo del desiderio di vivere la propria vita. Se da una parte ho cercato di essere una buona madre con mio figlio Lev, dall’altra non mi sono mai negata come donna che lavora, è un gioco di equilibri. Nella realtà di tutti i giorni, a differenza del cinema, è la sfida che ognuna si deve imporre.

Come ha reagito ad un copione del genere?

La storia mi ha letteralmente travolta per la sua complessità, era importante che per ogni personaggio lavorassi in maniera credibile, raggiungendo non solo dei caratteri forti, al tempo stesso uscendo però dai quei cliché, stile Spice Girls, dove esisteva la ‘sporty’, o quella più glamour. La fonte di ispirazione qui è stato scavare in me stessa, è lì che ho trovato la chiave giusta e alla fine credo che questo film rappresenti al meglio ciò che sono.

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In che senso?

Per il fatto di aver attraversato età diverse. Dall’adolescenza in cui mi comportavo un po’ da maschiaccio, alla ribellione punk, o il periodo in cui ero una party girl e amavo essere mondana, fino a quando ho scoperto la mia parte più materna, diventando appunto madre. A 19 anni calcavo il palcoscenico a teatro, sognando di emergere, ma in quel frangente convivevo con una personalità variabile piena di sfumature. Sono cresciuta guardando film come Scarface o Carlito’s Way di Brian De Palma, diventando fan di attori come Sean Penn, Robert De Niro, Christian Bale e Meryl Streep, non li ho emulati, ma certo hanno avuto un impatto importante.

 

È vero che per differenziare la preparazione di ogni personaggio si spruzzava fragranze diverse, ascoltando altrettante musiche?

Mia sorella, quella vera (ride, ndr) è stata di supporto, realizzando delle playlist che volta per volta sono servite ad immergermi pienamente, dalla musica classica, al reggae, hip pop, rock, Dolly Parton, Beyonce, Cher, Rihanna, Celine Dion, alcuni rispecchiano i miei gusti, e ovviamente Amy Winehouse.

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Il film parla di un futuro dalla prospettiva drammatica, forse è meglio osservare il presente?
Io sono scandinava, ora vivo a Londra, ma viaggiare ha permesso di osservare i cambiamenti intorno a me e le persone. Credo sia scioccante che ciascun paese possa ragionare in termini semplicemente individualisti, siamo un unico pianeta e dobbiamo prendere le decisioni per sopravvivere al meglio, all’unisono, in accordo con tutti i governi. Negare la realtà di fatto mi lascia senza parole.

Sembra che interpretare donne forti le piaccia molto

Sono una che sa difendersi e nello stesso tempo andare all’attacco (ride, ndr). Quando sai di metterti in gioco puoi trovare gli stimoli giusti, io sono molto precisa, lavoro sodo, anche 12-13 ore al giorno se il set lo richiede, alleno il corpo, programmo tantissimo, eppure so essere imprevedibile, perché non amo ripetermi, voglio sempre sperimentare. La cosa buffa è che parlando con mio figlio, è stato lui a pronosticare che il prossimo step sarà quello di dirigere, di solito lui ci prende, sento che quel giorno potrebbe arrivare.

Nel frattempo è diventata anche produttrice.
Non esisto solo io, amo guardare gli attori, consigliare i giovani, metterli in guardia dalle trappole che questo mondo certe volte può mettere davanti. In questo ultimo lavoro c’è stato un lavoro di grande introspezione, forse essere così autocritica, mi ha dato anche la consapevolezza di vivere questo mestiere senza avere rimpianti.

Secondo Lei è cambiato qualcosa nei confronti delle donne nello show business?
Hollywood non è perfetta, lo si è visto. Se parliamo di uguaglianza in termini di diritti, gradualmente stanno cambiando alcuni aspetti, parlo dei compensi, ora però non aspettiamo più che qualcuno ci inviti a dire o fare qualcosa, lo facciamo e basta, e il coro sta facendo rumoroso.
C’è una cosa che accomuna però tutti, uomini e donne, il non dover essere vittime e complici, bisogna reagire con forza, non serve commiserarsi, dobbiamo urlare ciò in cui crediamo, con più coraggio e passione.

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