<<Spero che The Post possa ispirare molte donne>>. Il Grande Gigante ha colpito ancora, dando un ulteriore lezione sul come rielaborare il passato sia utile nel nostro presente. Unico nei suoi generi verrebbe da dire, ma Steven Spielberg, incontrato recentemente a Milano, lo è davvero.

Rigoroso, sognatore, creativo nello sperimentare fin dai tempi di Duel e Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, è stato parallelamente capace in oltre 40 anni di bypassare i confini, entrando in luoghi fino a quel momento mai totalmente inesplorati. Uno dei pochi in grado di passare da successi generazionali-commerciali (Lo Squalo, E.T., Indiana Jones, Jurassic Park) a quelli più d’avanguardia (Minority Report, A.I, il prossimo Ready Player One) osando allo stesso modo alternare, con maestria, un cinema d’impegno e riflessione narrativa.

Da Schindler’s List, il suo capolavoro personale, a Munich, passando per Salvate il Soldato Ryan, Lincoln, Il Ponte delle Spie, fino a The Post, l’ultimo lavoro uscito il 1° febbraio e candidato a due premi Oscar, tra cui quello di miglior film dell’anno.

Nel raccontare uno dei suoi temi cari, il diritto alla libertà, in questo caso di stampa, si torna così al 1971, quando l’editore del Washington Post, Katharine Graham, insieme al direttore Ben Bradlee, interpretati da Meryl Streep e Tom Hanks, dovettero portare avanti, a fronte della pubblicazione di documenti scomodi (i Pentagon Papers) riguardo alla Guerra in Vietnam.

L’attuale situazione politica americana sembra averci portato indietro a quel periodo, non crede?

La libertà di stampa è un diritto sacrosanto se pensiamo al valore della democrazia. Me lo hanno insegnato da piccolo, è una verità incontrovertibile. Se torniamo ad allora, a Nixon, negare tutto questo diritto fu un atto inaudito. Dopo l’elezione di Trump e un certo tipo di amministrazione, oggi ci troviamo sotto una minaccia reale e ciò ha una rilevanza storica se osserviamo lo stesso contesto che stiamo vivendo.

Che reazione ha ricevuto dalla stampa americana?

C’è stato molto supporto, ne hanno sposato lo spirito, la pellicola porta con se un messaggio politico e di libertà, ma anche estremamente moderno. La figura della Graham era una donna ai vertici, che in un momento cruciale seppe farsi avanti in un mondo di uomini e prendere la decisione giusta mettendo a posto tutti e instaurando una sinergia professionale che fece epoca.

A fare la differenza è proprio la simbiosi tra i due protagonisti.

Il rapporto uomo/donna è arcaico, risale quasi alla notte dei tempi. Ha generato fiumi di romanzi, saggi, libri, altrettante pellicole, serie e miniserie.

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E la battaglia dei sessi?