“Non c’è bisogno di essere un matematico per avere una sensibilità per i numeri”, diceva John Nash. E aveva ragione: non era difficile prevedere il successo di un progetto che vede coinvolte ben tre fra le più luminose star di Hollywood.

Dopo lungo lavoro, ecco finalmente Suburbicon

Presentato in concorso alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. George Clooney, in veste di regista e sceneggiatore (assieme ai fratelli Cohen e a Grant Heslov), arriva al Lido in gran forma. Al suo fianco, radiosa, c’è Julianne Moore: “è stato un lavoro splendido, è incredibile quanti talenti sia riuscito a coinvolgere George in questo progetto”. Insieme a loro, il protagonista Matt Damon. …Si intendono alla grande, i tre, la complicità che esprimono rende subito palpabile quanto la loro collaborazione vada decisamente oltre l’esser semplici colleghi.

suburbicon

“Mi sono divertito molto a girare certe scene”, confida Matt. Nella storia veste i panni di Gardner Lodge – marito e padre di famiglia della tranquilla (ed ipocrita) città-modello di Suburbicon, dove rimane coinvolto in una spirale di violenza e inganno che giace al di sotto dell’innocua superficie cittadina. Si è confrontato con un ruolo ambiguo, grottesco, oscuro. “E il personaggio più vicino al vero Matt Damon che abbiate mai visto”, ironizza Clooney. Scoppiano a ridere tutti e tre, poi riprende: “Sono character che davanti alle scelte della vita sbagliano strada, compiono errori stupidi, e questo, nell’arco del film, li trasforma”.

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Spiega Matt Damon: “Prima d’ora non sarei stato pronto per un ruolo così, ho dovuto fare un salto in avanti; ma prima di guardare a quale parte mi offrono, guardo al regista: George è uno dei migliori in circolazione, sapeva benissimo dove voleva andare, cosa voleva esprimere, ed io gli sono stato utile.” La storia passa attraverso gli occhi del piccolo Nick Lodge, interpretato da Noah Jupe: “Volevo restituire lo sguardo del bambino sulle cose, la capacità di giocare, di andare avanti nella vita anche quando accadono cose terribili” racconta George, che a Nick affida un messaggio ottimista, nonostante tutto.

Un film senza paura

“Suburbicon – spiega – è un film sul fatto che non abbiamo mai affrontato problematiche che da sempre esistono nella società americana, segnata dal peccato originale della schiavitù. Oggi il mio Paese è ai livelli massimi di rabbia, per come il mondo egli Usa stanno andando. Il film parla di questo, guarda al passato per cercare di vedere dove eravamo – fisicamente ed emozionalmente.” Esercizio indispensabile per guardare al futuro con speranza.

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Aggiunge Moore: “Se vogliamo che le nuove generazioni possano essere più egualitarie e tolleranti, dobbiamo fare la nostra parte. Come cittadina ho il dovere di essere attiva nel costruire una nuova educazione e fare ciò che è in mio potere per cambiare le cose”. Anche attraverso un film, attraverso l’intelligenza ironica di Suburbicon. Non c’è bisogno di essere americani per percepire l’urgenza di questa opera.

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