Dopo il successo dell’intervista ad Ibrahimovic, Sky ha provato a fare il colpaccio, riproponendo sia su Sky Cinema che su Sky Sport il film a lui dedicato. Questa è la nostra recensione

Un documentario sulle origini di una stella

Pochi sono gli sportivi con un film a loro dedicato,giocatori come Pelè, Maradona, Best, ora è il turno di Zlatan Ibrahimovic con un documentario che si concentra sopratutto sulle sue origini. Il film infatti comincia con un giovane Ibra alla sua presentazione all’Ajax, il suo primo grande club europeo. Sono tutte immagini di repertorio, Zlatan ha appena 20 anni e durante la presentazione si vede. Lo sguardo è di chi tenta di fare l’uomo ma è ancora un ragazzino.

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Ibrahimovic durante la presentazione all’Ajax assieme a Leo Beenhakker

L’intero documentario si sposta poi fra Malmö e Amsterdam e copre tutta la carriera fino all’arrivo in Italia nel 2004. È un documentario che cerca quasi di scovare l’Xfactor, quella marcia in più che gli ha permesso di diventare il fuoriclasse che il mondo conosce.

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Ibra con la maglia del Malmo

Le difficoltà degli esordi

Il film infatti si concentra sulla parte più difficile della sua carriera, ovvero l’inizio. All’Ajax vediamo infatti un Ibra atipico, solitario, orso e pronto ad arrendersi da un momento all’altro. Arrivato in Olanda per la cifra record di 9 milioni è infatti costretto a stupire fin dall’inizio per non perdere il posto. Inoltre ci sono le difficoltà della lingua, la distanza da casa e un rapporto non idilliaco con gli avversari. ibraSotto però c’è Zlatan, con la sua sicurezza, la sua determinazione a raggiungere l’obbiettivo e la voglia di combattere contro il mondo. Molto interessante è anche la scelta narrativa, l’intero film infatti è raccontato da coloro che vissero i fatti in prima persona. L’intervista che mi ha colpito di più è forse stata quella a Mido. Non che avesse dei tratti unici e speciali ma perchè si vede la forza dell’ostinazione e del saper crescere. All’epoca infatti Mido risultava essere il vero talento dell’Ajax, tanto da lasciar spesso in panchina lo stesso Ibrahimovic. Incredibile poi il recupero dello svedese sull’egiziano, altro elemento che fa riflettere.

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Ibra assieme a Mido e al padre, Šefik

Una scuola di vita

“Zlatan: Becoming Legend” è qualcosa di più di un semplice documentario, è una scuola di vita. Guardare storie come questa, vere e con vero sacrificio, non può che spingerci a far meglio. Non può lasciarci indifferenti questo film, sarebbe il più grande spreco mai visto sul grande schermo. Dev’essere preso quasi come un esercizio: “vedere per imparare e metter poi in pratica”.Ibra

Nella recente intervista a Sky, Ibrahimovic continuava a ripetere: “Non c’è nulla d’impossibile, basta lavorare con costanza e creder in sè stessi”. Credo che sia il senso dell’intero film, è quasi come se fosse il messaggio sempre presente di sottofondo, ogni tanto più nascosto, ogni tanto meno. È però anche il senso della vita: “piedi per terra ma testa rivolta al cielo”, con la sicurezza che siamo noi a scegliere dove andare. Bellissimo.