Il Giappone torna a trionfare a Cannes e si aggiudica la Palma d’Oro, 21 anni dopo L’anguilla di Shōhei Imamura, vincitore nel 1983 con La ballata di Narayama, grazie al nuovo gioiello di Kore’eda Hirokazu, Shoplifters (Manbiki kazoku)

Conquista così la giuria presieduta da Cate Blanchett uno dei ritratti più struggenti del Festival, capace di raccontare ancora uno dei temi cari al regista, quello famigliare, innervato di bellezza e umanità nella Tokyo moderna, a cavallo però tra povertà e sopravvivenza.

Le Livre d’Image_Palma speciale

Scelta di sostanza e qualità, capace subito di mettere d’accordo molti fra gli addetti ai lavori, rivelandosi il candidato favorito, più completo, emozionante e vero. Un riconoscimento però dovuto ad uno dei Maestri odierni del cinema nipponico, già in passato in grado di stupire andando vicino alla vittoria massima, da Nessuno lo sa, a Father and Son che nel 2013 (fu Premio della Giuria) o Little Sisters.

AYKA_Miglior attrice

La giuria presieduta da Cate Blanchett ha però fatto un lavoro generale davvero importante, distribuendo con intelligenza i restanti premi, portando l’Italia a festeggiare lo straordinario Marcello Fonte, miglior attore nell’ultimo lavoro di Matteo Garrone, Dogman (in sala già da 17 maggio, da vedere assolutamente), titolo che si candida fin da oggi ad essere una delle nostre possibili stelle in vista Oscar, confermando dall’altra parte il talento di Alice Rohrwacher, vincitrice ex aequo con Jafar Panahi (in 3 Faces) della miglior sceneggiatura per Lazzaro Felice (in uscita il 31 maggio prossimo).

Lucia Bulgheroni_ Cinefondation

Due assolute soddisfazioni, che ci fanno uscire a testa altissima, riportando il nostro cinema tra i migliori, considerando quanto anche nelle altre sezioni abbiamo raccolto, miglior documentario della Quinzaine,

La strada dei Samouni di Stefano Savona e Simone Massi, là dove anche Gianni Zanasi con Troppa Grazia ha vinto il Label di Europa Cinémas, finendo ad applaudire il terzo posto, nella Cinefondation, di Lucia Bulgheroni e il suo cortometraggio animato, Inanimate.

CAPHARNAÜM_Jury Prize

Tornando al concorso principale.

Il Gran Premio della Giuria è andato invece a Black Klansman diretto da Spike Lee, osannato fin dal suo primo passaggio, uno degli autori maggiormente rappresentavi del cinema americano, tornato qui a scolpire una storia fra le più interessanti, quella ispirata dal libro del detective Ron Stallworth, che nel 1979 si infiltrò nel Ku Klux Klan, a Colorado Springs.

BlackKlansman_ Grand Prix

Nulla da eccepire rispettivamente anche sul miglior regista, a Pawel Pawlikowski, già regista dell’acclamato Ida, vincitore grazie a Cold War, suggestiva storia d’amore in bianco-nero ambientata durante 20 anni di Cortina di Ferro, e per il Premio della Giuria, il libanese Capharnaüm di Nadine Labaki.

Cold War_miglior regista

Completano il quadro il premio alla miglior attrice, Samal Yeslyamova, in Akya di Sergey Dvortsevoy, e l’omaggio ad un grande Jean-Luc Godard, Palma d’Oro speciale, a testimoniare quanto anche la sua ultima sperimentazione, Le Livre d’Image sia a tutti gli effetti l’ennesima prova moderna e rivoluzionaria.

Dogman_Miglior attore

Da segnalare infine due pellicole, Gräns di Ali Abbasi, vincitore della sezione Un Certain Regard, e soprattutto la rivelazione Girl di Lukas Dhont, doppiamente premiato, miglior attore, Victor Polster, e come Opera Prima – Caméra d’Or.

Girl_Un Certain Regard

La Croisette chiude i battenti, riavvolgendo così i tanti red carpet, volti, cambiamenti, dandosi appuntamento al 2019, chissà, con quali altre novità.

Lazzaro Felice_miglior sceneggiatura

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