Andrea Camilleri è morto questa mattina alle 8.20 all’ospedale Santo Spirito di Roma

Lo scrittore, sceneggiatore e regista lascia un vuoto incolmabile nella cultura italiana.

Lo scrive anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla famiglia Camilleri: “Andrea Camilleri lascia un vuoto nella cultura italiana, e nei tanti che si sono appassionati nella lettura dei suoi racconti e sono stati attratti dai personaggi modellati dalla sua creatività. Le traduzioni teatrali e televisive delle sue opere – prosegue Mattarella – hanno conferito ulteriori dimensioni al suo patrimonio letterario, avvicinando, inoltre, al mondo dei libri un grande numero di persone”.

Le esequie avverranno, per volere della famiglia, in forma strettamente privata.

Sarà possibile salutare il popolare intellettuale domani 18 luglio dalle 15 presso il Cimitero Acattolico in via Caio Cestio 6 a Roma.

Camilleri è stato un artista e intellettuale capace di parlare veramente a tutti. A cominciare dai giovani. L’autore siciliano ha svolto una lunga attività di insegnamento: dalla fine degli anni ’60 ha insegnato, per dieci anni al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, mentre dal 1977 al 1997 all’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio d’Amico”, la scuola in cui si è diplomato come regista.

Lo scrittore ha frequentato la prestigiosa istituzione dal 1949 al 1952, diplomandosi come regista.

Camilleri è arrivato a Roma poco più che ventenne. Era nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Qui ha frequentato il liceo classico, ottenendo la maturità nel 1943 senza sostenere l’esame per via dello sbarco in Sicilia degli alleati.

Nei primi anni Cinquanta conosce la moglie Rosetta colei che diventerà “la spina dorsale della sua vita” e dalla quale avrà tre figlie.

Nel 1958 è stato il primo a portare il “teatro dell’assurdo” di Samuel Beckett in Italia.

In particolare, ha messo in scena Finale di partita, per poi curarne una versione televisiva con Adolfo Celi e Renato Rascel.

Entra in Rai nel 1957 come delegato di produzione e sceneggiatore. Tra i progetti da lui curati alcuni sceneggiati entrati nella storia della televisione italiana come Il tenente Sheridan e Il commissario Maigret.

Il suo primo romanzo è del 1978: Il corso delle cose.  Viene pubblicato da un editore “a pagamento” con l’impegno di citarlo nei titoli dello sceneggiato tv tratto dal libro, La mano sugli occhi.

Nel 1980 esce per Garzanti Un filo di fumo, in cui compare per la prima volta la cittadina immaginaria di Vigàta che poi sarà lo scenario della sua produzione successiva.

All’inizio degli anni Ottanta conosce l’editrice palermitana Elivira Sellerio con cui inizia una proficua collaborazione.

I primi libri pubblicati sono i romanzi storici – come La stagione della caccia e Il birraio di Preston – poi il successo letterario con i romanzi del commissario Montalbano.

Una successo che arriva solo nel 1994 quando pubblica La forma dell’acqua, primo libro giallo che vede come protagonista il commissario di Vigata.

Autore di oltre 100 titoli pubblicati, Camilleri ha venduto in Italia con i titoli editi da Sellerio 25 milioni di copie e con i titoli Mondadori circa 6 milioni di copie.

La sua creatura più celebre, Il commissario Montalbano, in oltre vent’anni di programmazione, è stato visto da oltre un miliardo di spettatori.

Il mondo dello spettacolo e della cultura piange un intellettuale di altissima caratura.

Un uomo che ha saputo raccontare la sua terra con lo stesso amore che i grandi poeti riservano alle proprie muse.

La Sicilia è stata la musa ispiratrice di tutta la sua opera letteraria di grandissimo valore. Il talento di Camilleri è stato quello di rendere universale un linguaggio dialettale e di saper raccontare con originalità una terra dalla tradizione antichissima.

Nell’opera letteraria di Camilleri ci sono echi dei cantastorie ma anche dei grandi autori latini e greci. La sua formazione teatrale gli ha permesso di rendere vive quelle pagine scritte. Non è un caso che esse siano diventate facilmente le sceneggiature di uno dei più grandi successi televisivi degli ultimi decenni.

Camilleri è stato anche un uomo che ha vissuto e raccontato il proprio tempo, non avendo mai paura di esprimere il proprio pensiero su questioni politiche e sociali.

Non bisogna avere mai paura dell’altro, perché tu, rispetto all’altro, sei l’altro.

Innumerevoli i messaggi di cordoglio che hanno invaso i social. I suoi allievi lo ricordano come un docente appassionato e un affascinante cantastorie.

“Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio “cunto”, passare tra il pubblico con la coppola in mano”, diceva.

La notizia della morte di Andrea Camilleri è piombata sul set dei nuovi episodi de Il commissario Montalbano. Luca Zingaretti si è allontanata colmo di dolore per la perdita del suo maestro e amico.

Ha riversato la sua sofferenza su Instagram in un messaggio particolarmente toccante.

Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, “Montalbano sono!” dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l’occhiolino in segno di intesa, come l’ultima volta che ci siamo visti a Siracusa.
Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve! Tuo Luca

C’è un nuovo commissario Montalbano in attesa di essere pubblicato. Andrea Camilleri lo scrisse anni fa e lo consegnò a Sellerio perché lo conservasse in cassaforte con l’obbligo di pubblicarlo solo dopo la sua morte.

È arrivato il momento dell’epilogo, l’uscita di scena del commissario, il suo addio definitivo alla vita letteraria.

Gli artisti però non conoscono la morte. Le loro opere d’arte sanno sopravvivere nei secoli.

Andrea Camilleri lascia un’enorme produzione letteraria di altissimo livello e la testimonianza di un intellettuale impavido e ironico che con le sue parole ha reso meno aride le nostre vite.