A quasi quattro anni dall’ultimo album, i Bring Me The Horizon tornano con Amo, sesto disco della band britannica. Era il 2004 quando…

Sheffield, Yorkshire. 2004. Oliver Sykes, voce. Lee Malia, chitarra. Curtis Ward (fino al 2009), chitarra. Matt Kean, basso. Matt Nicholls, batteria. Jordan Fish (2012), tastiere e sinth.

Ne è passato di tempo da quel lontano 2004, ma, soprattutto, ne hanno fatta di strada. E non solo intesa come strada verso il successo.

Il gruppo ha ormai fama mondiale, sia come band che come singoli componenti, basti pensare al successo che ha avuto la linea di vestiti del frontman, Oliver.

Ma quello che più stupisce è la strada percorsa in senso musicale. Quasi non si riconoscono più.

Proviamo ad ascoltare uno dei loro primi pezzi Pray For Plagues, dal primo album, Count Your Blessing, del 2006. Sicuramente la classificazione di band Metalcore era più che meritata. In Suicide Season, 2008, rimangono ancora fedeli a loro stessi. Ad esempio con Chelsea Smile, Diamonds Aren’t ForeverSuicide Season.

Cover dell’album There Is a Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven, Let’s Keep It a Secret

Nel 2010 esce There Is a Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven, Let’s Keep It a Secret. Qui qualcosa è già iniziato a cambiare, ma si riescono ancora a riconoscere. Nuove sonorità, meno aggrovigliate, meno impastate. I suoni si distinguono alla perfezione, la bravura dei musicisti risalta ancora di più. It Never Ends e Blessed With a Curse sono alcune delle loro canzoni che più ho ascoltato.

Ma più il tempo passa e più ci rendiamo conto che di metalcore sta rimanendo ben poco.

La cover dell’album Sempiternal

In Sempiternal, del 2013, ormai la parte elettronica è sempre più predominante.
E non è solo il beat di sottofondo, con Jordan agli effetti che ce lo fa capire, ma è anche la voce di Oli che sancisce questo passaggio graduale.

Un po’ per scelta, un po’ per obbligo, pare che lo scream poco tecnico utilizzato all’inizio gli abbia rovinato la voce. Il cantante passa da una linea vocale cattivissima ad un canto sempre più pulito e melodico, prendiamo, ad esempio pezzi bellissimi come Shadow Moses, Sleepwalking e Can You Feel My Heart.

Il cambio di stile è ormai evidente. Non dispiace, anzi. L’impronta di base è sempre la loro, l’identità di fondo è riconfermata.

È nel 2015, con That’s The Spirit, non ci sono sicuramente più dubbi. Vengono completamente abbandonate quelle che erano le sonorità iniziali, quella che era l’anima del gruppo, per puntare dritto verso territori inesplorati. Si vaga ora nei mondi dell’alternative rock con influenze di pop ed elettronica.

Il cambio di rotta è evidente anche dalla nuova immagine adottata dal gruppo e dal nuovo stile del cantante e a darci ulteriore conferma sono i singoli tratti dal nuovo album, Mantra, Wonderful Life e Medicine, nel 2018.

Non amo la divisione netta in generi ma apprezzo molto le contaminazioni, in ogni ambito. In questo caso però non posso considerarmi a favore di questo ultimo e radicale cambiamento.

Ora attendiamo di poter ascoltare per intero Amo, disponibile a partire dal 25 gennaio 2019, poi potremo giudicare per intero il lavoro fatto dai BMTH.