Dietro alla fiction si nasconde una triste realtà. Abbiamo intervistato Benedetta Porcaroli, una delle protagoniste della serie Baby, ispirata a una storia vera. 

Come ti sei sentita a impersonare quel mondo e quelle ragazze?

È stato complicato perché sono nata in zone vicine. Era un contesto per me familiare e le ragazze di cui si parla le conoscevo di vista perché giravano nelle stesse zone. Mi sono sentita forse anche più coinvolta, rispetto agli altri colleghi e con un una responsabilità maggiore nei confronti di queste ragazze. Magari anche con la paura di non riuscire a dare il giusto peso, a non raccontare bene l’anima di questo complicatissimo personaggio. È stata un’esperienza più significativa rispetto ad altre.

Hai avuto modo, essendoci nata e cresciuta, di conoscere il mondo della Roma bene. Quanto del tuo reale hai portato nella finzione?

Beh, diciamo che la fortuna è stata raccontare di un contesto che conosco molto da vicino ma con un personaggio che è totalmente diverso da me, anche se in molte cose mi sono identificata. È stato un contesto che io, come Chiara, ho cercato di respingere il più velocemente possibile.

Quando ti hanno scelto per impersonare il tuo personaggio, Chiara, ti sei sentita all’altezza o hai pensato che non saresti riuscita a prestarle il volto?

Mi sono sentita molto più affine a lei che a nessun altro personaggio interpretato finora. Abbiamo questa malinconia un po’ di fondo, forse entrambe non siamo mai state veramente figlie e quindi questo fatto di aver perso la spensieratezza, se vogliamo, quasi subito è stato la cosa che mi ha fatto empatizzare di più. Anche io sono figlia di genitori separati, non ho vissuto la sua stessa situazione ma comunque in questi contesti ci sono dinamiche molto simili. Anche il fatto che lei è alla ricerca di una sua identità in un mondo che vuole che si comporti in un certo modo ha un po’ una facciata.

“Baby” porta alla luce il lato oscuro di un mondo di giovani a cui sembrerebbe non mancare nulla e a cui invece manca qualcosa. Cosa secondo te?

Secondo me il punto è che sono tutti ragazzi in qualche modo abbandonati. Proprio perché crescono avendo tutto quanto intorno per loro in realtà è come non avere nulla. Ed è tutto sbagliato, dal contesto familiare a quello scolastico fino alle amicizie. Si creano dei vortici in cui si cade ed è sempre più facile fare la scelta sbagliata. Probabilmente ciò che rende così inquietante questa serie è proprio il fatto che non si sta raccontando un contesto già malfamato, ma si tratta di un mondo underground.

In linea di massima “Baby” è piaciuto molto, ma ha ricevuto anche diverse critiche. Cosa risponderesti a chi non l’ha gradito?

Io penso che sia uno specchio molto interessante, quando ho saputo che si raccontava questa storia ho pensato “che bello”, perché finalmente avevamo la possibilità di raccontare una storia vera, assurda e pazzesca. Molte delle critiche sostengono che sia stata troppo edulcorata, altri il contrario. Non sono ancora riuscita a capire come è diviso questo pubblico. Incontro adolescenti a cui non è piaciuto e adulti a cui è piaciuto molto o viceversa. Questa prima stagione è stata, se vogliamo, introduttiva e secondo me è stato giusto che non abbiano buttato lì scene a caso, perché prima bisogna conoscere i personaggi. Questa non è una serie moralistica, non c’è un giudizio su questi personaggi, vuole solo portare alla luce un mondo sotterraneo che però esiste. Secondo me questo al livello mediatico può essere solo una cosa positiva, si deve sapere.

Benedetta Porcaroli con Isabella Ferrari e Massimo Poggio in una scena di Baby

Millennials. Qual è il modo migliore per entrare in contatto con voi?

Molti genitori dopo aver visto la serie si sono sentiti terrorizzati all’idea che potesse capitare la stessa cosa ai figli e quindi sono passati al controllo ossessivo, pensando così di evitare tante cose. Si tende a passare da un estremo all’altro, o c’è l’abbandono totale o il controllo morboso che in entrambi i casi sono totalmente nocivi. Purtroppo, c’è proprio un problema di valori che mancano. Io sono nata nelle stesse zone e ho fatto un percorso completamente diverso, ma non perché non avessi la libertà di fare quello che facevano i miei amici, anzi sono stata una adolescente abbastanza irrequieta. Però sapevo già cosa era giusto e cosa era sbagliato fare, non ho mai dovuto dire bugie ai miei genitori anche nelle cose più sbagliate. Ho preferito sempre fare quello che volevo facendolo sapere. La bravura deve essere dei genitori nel creare un rapporto di fiducia. Mia madre e mio padre per me sono stati anche degli amici, è questo doppio ruolo a funzionare, io non mi sono mai sentita minacciata da loro.

Parliamo di te, in futuro quale altro ruolo vorresti interpretare?

Non lo so. Sto aspettando un film che mi proponga di impersonare un personaggio che non ho mai fatto perché purtroppo bene o male i personaggi tendono a ripetersi e quindi, a parte la seconda stagione di “Baby” che è stata confermata, per il momento sono stata un po’ ferma in attesa di qualcosa che mi faccia fare anche un passo avanti. Sento di dover ancora migliorare e crescere tanto, quindi ho bisogno di un personaggio che sia una sfida per me stessa.

Benedetta Porcaroli con Alice Pagani in una scena di Baby