di Giorgia Brandolese

Tell me now, how do I feel? cantavano i New Order proprio in Blue Monday. Ed anche quest’anno ci siamo: è arrivato il Blue Monday, ossia il giorno più triste dell’anno. Di norma, cade sempre il terzo lunedì di gennaio e suona come un ritorno alla vita di sempre, alla monotonia, alle nostre faccende, alla malinconia che ci assale dopo la lunga pausa natalizia fatta di pranzi, cene, parenti, regali, panettoni e festeggiamenti vari.

In quanto a tristezza e malinconia, le serie tv non sono da meno: ci sono scene che ci hanno fatto piangere per giorni, che ci hanno strappato il cuore. Sicuramente sono molte, ma ho scelto le più significative, tra serie nuove e cult. Munitevi di fazzoletti alla mano e scopriamo insieme quali sono le scene più tristi delle serie tv da rivedere in questo Blue Monday.

12. Il finale di Six Feet Under

Uno dei più bei finali nella storia dei finali delle serie tv. Everyone’s Waiting è un episodio che è un susseguirsi di colpi allo stomaco, in cui i protagonisti della serie, che abbiamo amato e seguito per cinque stagioni, muoiono uno dopo l’altro. La sequenza finale è accompagnata dallo stupendo brano Breathe Me di Sia, e ciò contribuisce alla lacrima facilissima e dolorosa. Se non avete mai visto questo capolavoro di serie firmata HBO, premiata con 3 Golden Globe e 9 Emmy, la trovate su Sky Box Set e su Now Tv.

11. Unbelievable: Marie ringrazia la Detective Duvall

In Unbelievable, serie Netflix uscita a settembre 2019 e candidata quest’anno ai Golden Globe, si potrebbe piangere per tutti e otto gli episodi: rabbia, frustrazione, angoscia e tristezza sono i sentimenti che vi accompagneranno durante la visione. Ma, alla fine della serie, c’è una scena che ci fa riprendere fiato (e piangere di nuovo): dopo aver appreso che due detective in Colorado – Karen Duvall (Merritt Wever) e Grace Rasmussen (Toni Colette) – hanno arrestato l’uomo che l’ha violentata (lei e tante altre), dopo aver ottenuto un risarcimento dalla città che le ha fatto un grave torto, dopo aver forzato il detective Parker a scusarsi per quello che le ha fatto passare quando l’ha accusata di aver mentito sul suo stupro, Marie (Kaitlyn Dever) decide di lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita. In Episode 8, Marie chiama la Duvall: non si sono mai incontrate, ma vuole ringraziarla per averle ridato la speranza che possano accadere cose buone nel mondo. Sembra una scena semplice, ma le due donne, in un dialogo straordinario che lascia senza fiato, trasmettono così tanta emozione che è quasi una catarsi, indispensabile e meravigliosa.

10. La morte di Nicholas Brody in Homeland

Questa è sicuramente una delle scene più dolorose, che, ammetto, faccio fatica a rivedere. La fine di un amore impossibile, quello tra Carrie Mathison (Claire Danes), agente operativa della CIA, e Nicholas Brody (Damian Lewis), ex marine, diventato poi (forse) terrorista: fughe per la libertà, intrighi, politica, fede, dubbi sulla lealtà di Brody, La sua morte, però, è una delle scene più strazianti di sempre: in The Star, episodio finale della terza stagione, mentre Nicholas viene impiccato pubblicamente in piazza a Teheran, Carrie (incinta di sua figlia) si arrampica sulla rete circostante, lo guarda negli occhi e urla il suo nome piangendo a dirotto. Se non avete ancora visto Homeland, vincitrice di 5 Golden Globe e 6 Emmy, dovete rimediare al più presto: trovate le prime cinque stagioni su Netflix, mentre è in arrivo l’ottava e ultima stagione a febbraio (data USA).

9. When They See Us: i ragazzi ascoltano il verdetto

La vera storia dei Central Park 5 è a dir poco straziante, inquietante e frustrante. Nella miniserie Netflix che racconta i fatti, la regista Ava DuVernay si è assicurata che noi tutti provassimo queste sensazioni a pieno, lasciandoci con un groppo alla gola che difficilmente se ne andrà con il tempo. Mentre in Part 1 i cinque ragazzi adolescenti – Antron McCray, Kevin Richardson, Raymond Santana, Yusef Salaam e Korey Wise (interpretato da Jharrel Jerome, parte che gli è valsa un Emmy) – vengono brutalmente interrogati dalla polizia per ore, senza genitori e costretti a confessare ingiustamente lo stupro di una donna a Central Park, in Part 2, la sequenza finale è girata in modo così intimo, con un primo piano su ogni ragazzo e sui loro genitori straziati dal dolore, mentre arrivano i verdetti di colpevolezza, che ci distrugge completamente. Con uno splendida ripresa finale di Asante Blackk nei panni di Richardson, seduto su una sedia in mezzo ad una strada di New York, mentre suona la sua tromba, che non possiamo e non dovremmo mai scrollarci di dosso.

8. La morte di Poussey in Orange Is The New Black

Forse il momento più tragico di Orange Is The New Black, che ci ha lasciati tutti sconvolti e e privati di uno dei personaggi più amati della serie, la cui morte fece scaturire l’intera rivolta del carcere e delle detenute di Litchfield. Poussey (Samira Wiley) stava solo cercando di placare la sua amica instabile Suzanne (Uzo Aduba), quando improvvisamente fu presa da una delle guardie, ma una di quelle “buone”, dimostrando così che il sistema giudiziario non risparmia nessuno, né detenuti né carcerieri. Baxter Bayley, questo il suo nome, bloccò Poussey a terra con un ginocchio sulla schiena, senza accorgersi che le stava impedendo di respirare, mentre con l’altro braccio cercava di spingere via Suzanne. Una scena straziante ma inquietante allo stesso tempo, visto che alla messa in onda della puntata stavano facendo scalpore in USA le notizie delle violenze della polizia. Potete vedere la serie che da poco si è conclusa con le sue 7 stagioni su Netflix.

7. Il finale di Breaking Bad

C’è poco da dire per un capolavoro della storia delle serie tv, che ha vinto 2 Golden Globe e 16 Emmy: sulle note di Baby Blue dei Badfinger, mentre in lontananza si sentono le sirene della polizia, Walter White (Bryan Cranston), ferito e morente, vede il suo riflesso in una delle macchine per la creazione dell’anfetamina e cade a terra, con un mezzo sorriso. E’ un finale shakespeariano, la caduta del re, la fine di un’era, l’Ozymandias. Tutto questo mentre Jesse Pinkman (Aaron Paul) scappa piangendo: la separazione definitiva, la fine di un amore che ha spezzato il cuore a tutto il mondo. Felina è uno dei più bei finali mai scritti e, se non l’avete mai visto, molto male: Netflix vi può aiutare, trovate tutte e cinque le stagioni.

6. Dexter: Trinity uccide Rita

La serie gioiello Showtime che racconta la storia del tecnico forense specializzato in macchie di sangue di giorno e serial killer dei cattivi di notte (interpretato da Michael C. Hall) ha avuto i suoi momenti di tristezza assoluta. Dexter nacque “nel sangue”, poiché da bambino assistette alla morte di sua madre rimanendo seduto nella pozza del suo sangue e ciò lo ha ha fatto diventare l’assassino spietato che è ora. Nella serie, è storica la sua rivalità con un altro assassino, il serial killer Trinity (John Lithgow, vincitore di un Emmy proprio per questa parte), che causa la stessa esperienza traumatica a suo figlio Harrison. Infatti, nell’episodio The Getaway, l’ultimo della quarta stagione, Dexter torna a casa e trova sua moglie Rita morta nella vasca da bagno e suo figlio seduto ai piedi della vasca, nell’acqua insanguinata. Un Dexter completamente sconvolto e devastato afferra rapidamente suo figlio ed esce di casa (proprio come fece suo padre con lui), ma, è evidente, che ormai il danno è fatto. Potete vedere le otto stagioni di questa serie straordinaria su Sky Box Set.

5. Game Of Thrones: le Nozze Rosse

Game of Thrones è noto per essere violento e assetato di sangue, pieno di morti impreviste e conturbanti. Ma, forse, l’episodio che più di tutti ci ha lasciato travolti da un miscuglio di emozioni contrastanti, tra cui tristezza, rabbia, voglia di vendetta, è The Rains of Castamere, meglio noto come The Red Wedding o Le Nozze Rosse in patria (dal momento che la sequenza finale si svolge durante il matrimonio di Edmure Tully e Roslin Frey), ossia l’episodio 9 della stagione 3, in cui la morte di un’intera famiglia ha lasciato gli spettatori completamente scioccati. Siamo rimasti inermi di fronte all’uccisione a tradimento della moglie di Rob Stark, Talisa, pugnalata all’addome mentre era incinta, Rob stesso, prima colpito dalle balestre e poi pugnalato al cuore e, infine, sua madre Catelyn, che dopo aver assistito alla scena e preso in ostaggio e ucciso inutilmente la moglie di Frey, viene sgozzata negli ultimi secondi della puntata. Certo è che coloro al passo con i libri sapevano a cosa sarebbero andati incontro, ma è stato comunque brutale e devastante per tutti. Se pensate che Game Of Thrones sia una serie fantasy che parli di draghi vi sbagliate di grosso e dovreste recuperarla al più presto: la trovate su Sky Box Set.

4. The Leftovers – Nora e Kevin si riuniscono

The Leftovers è un capolavoro HBO per pochi, e su questo non ci piove. Quindi, alla fine, chi se ne importa se Nora (Carrie Coon) è davvero andata dall’altra parte e poi è tornata, oppure è solo una storia che racconta a se stessa per affrontare il dolore della perdita che la affligge dalla dipartita della sua famiglia (perchè di questo parla la serie: come affrontiamo il dolore e la perdita). Alla fine Kevin (Justin Theroux) ci crede. Ci crede perché la ama. La sequenza finale dell’episodio The Book of Nora, episodio conclusivo della serie, è pervasa di primi piani di Nora e Kevin, che recitano faccia a faccia, uno degli esempi migliori di recitazione ravvicinata in puro stile Ingmar Bergman. Due persone tristi e sole che trovano di nuovo conforto l’una nell’altra. Il racconto di Nora è fatto su un silenzio che ci lascia senza fiato, ciò che aspettavamo di sapere da anni all’improvviso non ci interessa quasi più, poiché ciò che importa davvero è non rimanere soli quando il dolore ci spiazza e quelle parole sono tutto ciò che Kevin e Nora possono sperare. Piangono, si prendono per mano, la camera inquadra l’esterno della casa, quel dannato tema di Max Richter ci accompagna e ci lascia lì. Semplicemente perfetto, tristemente reale.

3. Le cinque fasi del Lutto di Mr Robot

Nell’episodio 7 della quarta e ultima stagione di Mr Robot (da poco conclusasi), dal titolo Proxy Authentication Required, è andato in onda qualcosa di strabiliante, che mai si era visto in tv. Abbiamo condiviso con Elliot (il premio Oscar Rami Malek, candidato al Golden Globe anche per questa stagione finale di Mr Robot) un dolore insopportabile, lancinante, difficile da dimenticare, e Sam Esmail ha messo in scena una vera e propria opera teatrale, sublimando le cinque fasi del lutto. Abbiamo cercato di negare (primo atto/prima fase), arrabbiarci (secondo atto/seconda fase), scendere a patti (terzo atto/terza fase) con Mr Robot (Christian Slater) ma, infine, abbiamo dovuto rassegnarci (quarto atto/quarta fase) all’orrore della verità e accettare (quinto atto/quinta fase) la terribile condizione del passato di Elliot. Ma questo non è ancora nulla rispetto a ciò che verrà. Mr Robot, vincitrice di 2 Golden Globe e 2 Emmy, è stata definita dai critici una delle serie tv più belle del decennio e va recuperata assolutamente: la trovate su Amazon Prime Video e Infinity.

2. La morte del Dottor Greene in E.R. – Medici in Prima Linea

Questo è uno degli episodi che tutt’ora non riesco ancora a vedere interamente. E.R., oltre ad essere una delle serie meglio scritte e realizzate, è la prima vera e propria serie tv medical. Si basa su Five Patients di Michael Crichton (quello di Jurassic Park per intenderci), racconti ispirati a casi reali realizzati quando Crichton era un tirocinante di medicina, è vincitrice di 22 Emmy ed è stata co-prodotta da Steven Spielberg. Uno dei protagonisti più amati della serie, insieme ad un giovane George Clooney, è il Dott. Mark Greene (Anthony Edwards), a cui viene diagnosticato un tumore al cervello, prima operato ma poi tornato in forma terminale. Greene si trasferisce alle Hawaii per vivere gli ultimi giorni della sua vita, che vengono raccontati nell’episodio On The Beach, il 21esimo dell’ottava stagione, tra il decorso finale della malattia, le liti con la figlia tossica che non riesce ad accettare la morte di suo padre e sua moglie, il chirurgo Elisabeth Corday (Alex Kingston) che gli resta vicino più che può. Tramite una splendida sequenza finale, con in sottofondo le note di una versione di Somewhere Over The Rainbow di Israel Kamakawiwo’ole, vediamo spirare il Dott. Greene, perché la morte è ineluttabile, ci raggiunge, non ha pietà di nessuno, neanche di una persona che ha salvato migliaia di vite. Da notare, nella puntata precedente, la bellissima ma straziante lettera scritta agli amici e colleghi dell’ospedale prima di morire, che viene letta a tutti dal Dott. Carter (Noah Wyle), studente di Greene e suo erede nel pronto soccorso.

1. Il finale di Lost

In Lost ci sono tre momenti in cui, personalmente, ho pianto a dirotto: la morte di Charlie, la telefonata tra Desmond e Penny e il finale. Quest’ultimo, però, è molto più significativo degli altri, poiché ha segnato la fine di un mondo, di un qualcosa che non tornerà più, di un’era che solo J.J. Abrams è stato capace di creare attorno a sé. Le polemiche sono state tante: c’è a chi non è piaciuto, chi non l’ha capito fino in fondo, chi è rimasto impassibile, chi ancora sta cercando un significato recondito, ma è impossibile negarlo: l’ultima sequenza del finale di Lost è da lacrima facilissima. La serie tv più complessa di sempre si conclude con un finale un po’ filosofico, un po’ religioso, un po’ esistenzialista, con i personaggi che finalmente possono trapassare, con l’occhio di Jack che finalmente può chiudersi per sempre. The End part 2 ci insegna, fondamentalmente, che l’importante non è la destinazione, ma il viaggio e coloro che incontriamo sulla nostra strada.

Bonus – Grey’s Anatomy: le donne del Grey Sloan Memorial sostengono una paziente

The alcohol that he drinks is his excuse and the alcohol that I drink, makes it my fault“. Shonda Rhimes è una delle più dotate scrittrici attuali e Grey’s Anatomy è da sempre una fucina di dolore, lacrime e morte. Sicuramente, uno dei momenti più tristi, tra i tanti, è stato quello della morte del Dott. Shepherd, poiché ha, in qualche modo, messo un punto e a capo per Meredith e per la serie in generale. Ma nel corso della 15esima stagione, c’è un episodio intenso e profondo che tutti dovrebbero vedere, a prescindere dal fatto che siate o no fan della serie. Silent All These Years, l’episodio 19, è uno degli episodi più importanti ed emozionanti dell’intera serie, dai tempi di Denny Duquette: in un flashback viene finalmente raccontata la storia della Dott.ssa Jo Karev, che scopre di essere figlia di uno stupro direttamente da sua madre, cosa da cui ne uscirà devastata. Più tardi, si prende cura di Abby, una paziente vittima di aggressione sessuale, talmente terrorizzata da qualsiasi uomo che ha paura di lasciare la sua stanza d’ospedale, nonostante abbia bisogno di un intervento urgente. Così Jo decide di riunire tutte le donne dell’ospedale e allinearle in corridoio, nel tragitto tra la stanza di Abby e la sala operatoria, in modo da essere circondata da donne e sentirsi al sicuro anche solo per un momento (curiosità: le donne del corridoio sono tutte lavoratrici del set della serie che hanno voluto comparire nella scena, dalle scrittrici, alle producers, alle guardie della security). Una scena potentissima, di cui tutti abbiamo bisogno, sottolineata dal brano Lost Without You di Freya Ridings (e nelle soundtrack Grey’s Anatomy è davvero forte). La regia è formidabile e i dialoghi bellissimi. La sequenza in cui vengono effettuati i test per lo stupro è drammaticamente realistica, come un pugno in faccia. Su Sky Box Set o Amazon Prime Video.