di Alessandra Zevola

7 anni fa, Petit Bateau avviava una partnership con il Festival Internazionale di Moda e Fotografia di Hyères.

Fondato da Jean-Pierre Blanc, il Festival ha messo in luce nuovi talenti nella moda e nella fotografia per 34 anni. Ogni anno, una giuria prestigiosa, presieduta da designer come Yohji Yamamoto, Dries Van Noten e Pierre Hardy, riconosce talenti emergenti come Viktor e Rolf, Sébastien Meunier e Anthony Vaccarello. L’edizione 2019, presieduta da Natacha Ramsay-Levi, direttore artistico di Chloé, ha nominato Christoph Rumpf vincitore del Grand Prix du Jury Première Vision.

Al vincitore è stato offerto da Petit Bateau di creare una capsule collection volta a rivisitare i pezzi iconici del brand. Un’opportunità imperdibile per il giovane designer, un’occasione per la maison francese di aprire le porte a una ventata di freschezza.

Christoph Rumpf, 26enne austriaco che studia presso l’Università di Arti Applicate di Vienna,  ha trasferito il suo approccio spensierato alla moda nell’iconologia della storica azienda.

Secondo il giovane designer, gli abiti hanno il potere di trasformare chi li indossa in un personaggio unico.

Seguendo questa filosofia, Rumpf ha creato l’ultima collezione di Petit Bateau, confortevole al punto di mettere chiunque la indossi in condizione di intraprendere un viaggio interiore. I nastri che adornano maniche o spalle e polsini sulle camicie oversize, i perfetta linea con lo stile del brand, mostrano il forte potere dell’immaginazione del designer. Gli elementi grafici ricorrenti, come il motivo del ramo sui capi, sono un mezzo per consentirci di viaggiare senza necessariamente spostarci.

Associo il comfort alla vacanza e la vacanza … al vento! Il ricordo del vento tra i rami di un salice piangente mi ha fatto desiderare questo motivo vegetale sui nastri che ondeggiano intorno al capo” dice Christoph Rumpf.

Sull’iconica marinière, vero tocco di classe è la tasca stampata con una scena ispirata ai francobolli giapponesi. Rumpf gioca con le forme e i colori, giustapponendo in blocchi di colore i classici come l’écru o il blu navy, proprio a sottolinearne i possibili contrasti.

Al Festival di Hyères, Christoph Rumpf ha saputo incantare la giuria con il suo approccio narrativo, architettonico e sostenibile (il 99,9% dei tessuti usati per la sua collezione era di seconda mano), raccontando la sua personale e visionaria storia.

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