di Maria Lucia Tangorra

Donatella Finocchiaro è un’attrice che esprime, già a primo impatto, un approccio viscerale verso la propria professione. Una sensazione confermata anche mentre si dialoga con lei e, ancora prima, vedendola sul palcoscenico del Piccolo Teatro Grassi di Milano, dove ha portato in scena “Taddrarite”, scritto e diretto da Luana Rondinelli, nella penultima serata di “Tramedautore” (giunto alla sua XX edizione).

Donatella Finocchiaro
Ph Manuela Giusto

Proprio da questo lavoro siamo partite in un confronto che tocca diversi punti, non solo del suo percorso professionale, ma che ci riguardano in quanto esseri umani e inerenti anche a questo periodo.

Donatella Finocchiaro ci parla di “Taddrarite”

“Taddrarite” è uno spettacolo di parola, ma anche di silenzi e sottostesti che scoppiano. Lei ricopre il ruolo di Franca e tra le varie caratterizzazioni che le ha conferito, mi ha colpita la risata, un mix di emozioni tra la rabbia e il voler coprire la vergogna e l’orgoglio di essersi riscattata. Lei quale connotazione le ha dato?
Volevamo evitare che si stesse troppo in superficie, quindi siamo andate un po’ più a scavare sul dramma insito in questa vicenda.
Credo che questa donna sia stata salvata dalla risata perché, nonostante appunto il dramma, proprio come avviene nella vita, secondo me una bella risata, dentro tutto il dolore e la sofferenza, ci salva tutti così come l’ironia e la leggerezza. Abbiamo toccato la violenza sulle donne, un argomento molto attuale e impegnativo. Il dramma di queste donne viene smorzato da questa risata che sarebbe come dire: io comunque alla vita rido lo stesso e quindi supero tutto questo.

Donatella Finocchiaro Taddrarite
Ph Pino Montisci

A mio parere “Taddrarite”, in tal senso, è anche un messaggio di grande incoraggiamento «per le donne che urlano in silenzio». Mi commuovo ogni volta in cui c’è il momento del monologo meraviglioso di Maria (interpretata da Claudia Potenza; mentre la terza sorella è incarnata da Antonia Truppo, nda), in cui appunto dice: «per quelle donne che urlano in silenzio e per quelle donne che non riescono a parlare».
A teatro esiste lo scambio immediato col pubblico e a Milano, va detto, abbiamo avvertito una platea meravigliosa, si sentiva il respiro e, grazie anche a questi spettatori, ci siamo rilassate e date completamente allo spettacolo. Metterlo in scena al Grassi, dove ho visto anche la Melato, immaginavo tutta la tradizione che ha quella sala, chi aveva calcato le tavole di quel palcoscenico. È stato davvero emozionante calcare quel palco per un’attrice come me, cresciuta vedendo le pièce lì – ero arrivata a pensare: «sarebbe stupendo venire a recitare un giorno qui». È stata la prima volta al Grassi. Nel 2002 con Ronconi ho lavorato alla “Trilogia Prometeo Baccanti e Rane”, un’esperienza  bellissima, abbiamo fatto un mese di prova allo Strehler, però il debutto si è svolto al Teatro Greco di Siracusa.

Donatella Finocchiaro
Ph Hans Visser

La violenza sulle donne

C’è chi potrebbe pensare che si tratta di storie che appartengono a un certo tipo di società, lei che idea si è fatta?
Sicuramente il disagio sociale ed economico aumenta la sofferenza, però non è la causa principale. Non si tratta di Sud e Nord o di classe sociale, ma una questione psicologica di dipendenza della donna dall’uomo, di un amore malato che ti fa pensare che sei innamorata e perdoni uno schiaffo o un pugno fino a rimanerci vittima.

Donatella Finocchiaro Taddrarite
Ph Pino Montisci

Donatella Finocchiaro parla delle difficoltà dovute al periodo del covid-19

Esiste una reazione da parte del pubblico che l’ha particolarmente colpita?
Purtroppo il coronavirus ci ha bloccato rispetto alla possibilità di una regolare tournée. Fino ad ora abbiamo fatto solo tre repliche. Forse l’anno prossimo riusciremo a mettere a punto una tournée. È tutto in fieri vista la situazione delicata che stiamo vivendo. È assurdo che posso salire sull’aereo e ci ritroviamo tre persone tutte insieme con la mascherina e, invece, a teatro ci debba essere il distanziamento. ‘Sbatterei la testa contro il muro’ [afferma con la passione di chi ama il proprio mestiere e vuole difenderlo] perché vorrei capire… Sui mezzi è stato annullato il distanziamento fisico però per cinema e teatro deve esserci la differenza. Sono le contraddizioni italiane che mi fanno molto arrabbiare, lo stiamo sottolineando tutti anche sui social, ma nessuno risponde su questo aspetto. Com’è possibile? Certo senti che è qualcosa più grande di te, non è semplice sapere dove mettere le mani. Da poco è nata l’associazione U.N.I.T.A., di cui faccio parte, e magari potrebbe fare qualcosa rispetto a questo tasto.

A proposito di una battuta della sua Franca: «l’amore ci ha prese per fesse ancora», come si fa a non cadere nella trappola dell’amore e nel trovare quello sano?
Ritengo che in primis c’entri l’elemento dell’autostima. Quando hai accanto un uomo che afferma in continuazione che non sei capace alla fine finisci per crederci; a meno che la donna non riesce a individuare questo meccanismo e così avvengono le separazioni e gli amori che finiscono… troppo spesso male poiché c’è l’attaccamento.
Il problema dei rapporti consiste, quindi, in questo frequente atteggiamento nello svilire l’altro per ottenere un po’ di supremazia. Le relazioni umane sono sempre un equilibrio molto fragile e spesso nei rapporti di coppia c’è chi deve/vuole prevalere sull’altro e questo comporta che spesso la donna si senta dire che non è capace – una dinamica psicologica ahimè molto diffusa. Poi, per carità, esistono anche quelli belli – se penso alle mie cugine sposate da vent’anni. Sono veramente circondata da tante persone che hanno dei rapporti sentimentali felici. L’esempio che ricevo da chi ho attorno è positivo e, in virtù di questo, non posso sopportare un rapporto squilibrato.

Un’altra battuta della sua Franca (detta con orgoglio) mi è rimasta molto impressa: «il mio passato non mi appartiene più». Secondo lei si può davvero voltare pagina in situazioni del genere?
Assolutamente sì, si deve farlo. Quando una persona prende coscienza di ciò che vale arriva a dirsi: posso vivere anche da sola. Certo gli amori ci completano, ma una donna e un uomo possono vivere anche da soli.

Donatella Finocchiaro e il tema della ‘sorellanza’

Nel corso di “Taddrarite” un punto, che emergeva tra i tanti, riguardava la questione di non essere riuscite a fare gruppo, proteggersi a vicenda [non vogliamo spoilerare poi come si evolve]; invece ne “Le sorelle Macaluso” si verifica un momento in cui avviene questa protezione. Secondo lei quali sono i punti di contatto e le differenze in questa ‘sorellanza’?
È proprio il tema dell’anno scorso avendo debuttato con “Taddrarite” e poi sono arrivate “Le sorelle Macaluso”.

Donatella Finocchiaro Le sorelle Macaluso
“Le sorelle Macaluso”

Ho ‘adottato’ tantissime sorelle, con cui ci scambiamo molti messaggi di affetto. Io non ho sorelle, ma due fratelli maschi – uno più grande e uno più piccolo di me – con cui ho un rapporto bellissimo, però ovviamente sono maschi. Il rapporto della sorellanza ho avuto modo di instaurarlo con le mie cugine palermitane con cui, da piccole, stavamo sempre insieme, soprattutto con due di loro che sono mie coetanee. Ancora oggi, all’età di quarant’anni, quando ci ritroviamo e stiamo insieme è come se avessi diciott’anni, ci raccontiamo tutto anche se ci vediamo due o una volta l’anno.
Il sentimento della ‘sorellanza’ c’è comunque a prescindere da quello che succede: l’aspetto bello del film consiste nel fatto che, alla fine, queste sorelle (le quali stavano sempre insieme), nel bene e nel male e dopo quello che hanno passato, restano unite nonostante tutto.

Durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia ha affermato di essersi presentata dalla Dante in abiti da palestra poiché si aspettava un determinato approccio…
Mi aspettavo il lavoro fisico e, invece, siamo andati in profondità.

Donatella Finocchiaro red carpet venezia77
Red Carpet Venezia77 – Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC – ph Jacopo Salvi

Questo tipo di lavoro con lei le ha fatto scoprire qualcosa di se stessa?
Tra me ed Emma si sono creati un grande scambio e un’enorme sintonia e intesa. Senza dubbio questo provare continuo e il modus operandi nell’approfondire mi ha insegnato tanto. Ho imparato molto anche nella direzione degli attori. Emma aveva una potenza emozionale incredibile, è una forza della natura, stava sempre lì a chiedere sempre di più e alla fine aveva ragione lei, le cose venivano fuori. Mi piacerebbe tanto lavorare con lei anche a teatro.

Donatella Finocchiaro con Emma Dante
Sul set con la regista Emma Dante

L’esordio cinematografico con Roberta Torre

Donatella lei ha esordito sul grande schermo con “Angela” di Roberta Torre, con cui ha lavorato poi anche per il palcoscenico (“La Ciociara”). Stiamo parlando di un’artista visionaria, con uno sguardo specifico…
È stato l’inizio per cui è stato qualcosa di molto particolare. Rimane la mia ‘mamma artistica’, colei che mi ha scoperto facendomi esordire sul grande schermo. Quel momento rievoca un mix di emozioni, dall’entusiasmo alla paura del primo lavoro, però sicuramente mi ha segnato molto quell’inizio perché si lavorava molto sull’improvvisazione, un altro modo di lavorare rispetto a quello che ho visto dopo.

Come l’ha scoperta?
Fabiola Banzi mi contattò per il provino.

Donatella Finocchiaro e il senso di libertà

Nella pagina della sua agenzia – Volver Consulenze Artistiche – ha scelto una frase di Alda Merini: «nessuno mi pettina bene come il vento». Come mai?
È una poetessa che amo molto e poi il vento mi trasmette un senso di libertà.

Donatella, nel 2011, ha presentato un documentario da lei diretto, “Andata e ritorno”, pensa di ricimentarsi con la regia?
Sì, mi auguro di realizzarne un’altra, magari di un lungometraggio.

I prossimi progetti della Finocchiaro

Attualmente Donatella Finocchiaro è sul set di “Bentornato papà” per la regia di Domenico Fortunato e prossimamente la vedremo su Rai1 “Io, una giudice popolare al Maxiprocesso” diretto da Francesco Miccichè.