di Giorgia Brandolese

Carrie Mathison è affascinante e disturbante al tempo stesso. È una donna folle, penetrante, testarda e arrogante la protagonista di Homeland – Caccia alla Spia, la serie televisiva targata Showtime che da sette stagioni racconta la doppia faccia della politica americana e mondiale attraverso gli occhi (e, soprattutto, la mente) di un’agente della CIA, che si concluderà a breve, con l’imminente uscita dell’ottava stagione fissata per il 9 Febbraio negli USA.

Carrie, però, è anche affetta da un disturbo bipolare, tema che è stato affrontato in diversi show tv: da E.R., in cui Sally Field, che interpreta la madre bipolare dell’infermiera (poi medico) Abby, propone un’interpretazione straordinaria che le è valsa un Emmy Award, a Cameron Monaghan che interpreta Ian Gallagher in Shameless, a Billy Chenowith, fratello di Brenda, in Six Feet Under, interpretato da Jeremy Sisto, alla più recente Modern Love, serie antologica Amazon con Anne Hathaway che interpreta una donna bipolare.

Ma il modo in cui la malattia mentale di Carrie viene raccontata e descritta in Homeland è fenomenale ed è proprio questo il punto di forza determinante che rende questo show uno dei migliori ritratti televisivi del disturbo bipolare.

Accuratamente descritta e molto vicina a quello che il bipolarismo è nella vita reale, è proprio la malattia di Carrie (interpretata da Claire Danes, vincitrice di ben due Golden Globe e due Emmy Awards come protagonista della serie) a renderla la migliore nel suo campo; la sua lucidità e la sua estrema razionalità caratterizzano il suo personaggio, è intuitiva, conosce l’essere umano nel suo io più profondo. Lungi dall’essere interpretata come una disadattata sociale incapace a vivere, al contrario Carrie è un’agente della CIA di alto grado, incaricata per le attività di reclutamento e gestione di spie. Grazie all’aiuto del suo mentore di sempre Saul Berenson (Mandy Patinkin), è pronta a rischiare tutto, compreso il suo benessere personale e la sua sanità mentale. Ogni aspetto del suo comportamento è coerente con i sintomi della vera malattia, dalle caratteristiche psicologiche alle reali sfumature emotive, compresi i farmaci che prende (clozapina, litio, clonazepam), prescritti dalla sorella psichiatra, realistici anch’essi.

Ma che cos’è davvero il disturbo bipolare? E’ un disturbo dell’umore, che provoca momenti di eccitazione e euforia, alternati a sentimenti di tristezza e disperazione. La causa si pensa sia genetica, anche se spesso può derivare da una vita stressante, colpita da eventi devastanti, come ad esempio la morte di una persona cara, la perdita del lavoro o l’uso di droghe pesanti.

Ed è proprio questo ciò che rende il personaggio di Carrie emozionante e drammatico al tempo stesso, anche se in alcuni momenti è difficile dire se il suo comportamento sia dovuto alla sua malattia o alla sua personalità ambigua. La vediamo essere civettuola e azzardata, la vediamo andare in un bar rimorchiare uomini, flirtare con Saul ed innamorarsi di un terrorista, Nicholas Brody (un magistrale Damian Lewis).

Gli sceneggiatori di Homeland sono grandiosi nel tessere in modo efficace le smodate manifestazioni della malattia di Carrie: nel season finale della prima stagione, infatti, il suo comportamento diventa paranoico ed estremo, cosa che la porterà al ricovero in ospedale, dove deciderà di sottoporsi volontariamente all’elettroshock, tanto da provocare una devastante stretta al cuore ai telespettatori più sensibili. Nella terza stagione scopre di essere incinta di Brody, ma la somiglianza impressionante con il padre si rivelerà quasi una condanna continua per non aver salvato il suo amante, che, unita alla sua inadeguatezza come madre, la porterà a lasciare la figlia al nonno, per poi tornare da lei nella quinta stagione e trasferirsi a Berlino. Nella quarta stagione, invece, i suoi nemici useranno la sua malattia per distruggerla, sabotando le sue medicine e costringendola ad una ricaduta.

Un’altra qualità di Carrie è il suo forte intuito e la fede incrollabile delle sue opinioni. Ma questa sua ostinazione è davvero dovuta al suo disturbo bipolare o è semplicemente la sua potente perspicacia intellettuale? E poi c’è la sua natura egocentrica, che la porta a considerare come un nemico implacabile chiunque sia in disaccordo con lei. È capace di creare conflitti ovunque vada, ma nonostante questo comportamento apparentemente asociale e autolesionista, riesce alla grande in tutto ciò che fa, ha un talento smisurato, qualità comune nelle persone con disturbo bipolare.

Ciò che rende Homeland un capolavoro in termini di realismo psichiatrico, è che la malattia di Carrie è un aspetto fondamentale del suo carattere e una parte precisa e reale della storia. E tutto ciò funziona poiché le persone che soffrono di malattie mentali nella vita reale, se trattate nel modo corretto, possono condurre tranquillamente una vita normale, senza distorsioni di nessun tipo.

Si dice che l’idea del disturbo bipolare nella serie sia stata ispirata dal fratello del produttore dello show, affetto da questa malattia. Se fosse vero e ciò gli ha permesso di creare un personaggio così formidabile e fedele alla realtà come Carrie, una donna coraggiosa e problematica che ci accompagna in questo viaggio all’inferno che è il terrorismo internazionale, possiamo solo fare una cosa: essergli immensamente grati.