di Maria Lucia Tangorra

Dopo l’anteprima internazionale al Bif&st – Bari International Film Festival 2020, “Il giorno sbagliato” arriva nelle nostre sale a partire dal 24 settembre con 01 Distribution. Immaginiamo che la presenza di un interprete del calibro di Russell Crowe possa ‘aiutare’ nel superare il timore di molti spettatori nel ritornare al cinema. Vi assicuriamo che tutte le sale vengono correttamente sanificate e in più, un thriller adrenalinico del genere, guadagna ulteriormente con la visione sul grande schermo.

Il giorno sbagliato: cast del film

Oltre a Russell Crowe, troviamo Caren Pistorious, Gabriel Bateman, Jimmi Simpson e Austin P. McKenzie.

Il giorno sbagliato – trailer

Il giorno sbagliato: la recensione del film

Il film diretto da Derrick Borte è un thriller psicologico molto serrato e ci sembra onesto avvertirvi in tal senso perché, per quanto spinga il piede sull’acceleratore, c’è una verità di fondo che, senza dubbio sul piano della sceneggiatura viene spinta agli estremi; ma, al contempo, se ci si riflette a mente fredda, si realizza che purtroppo sono fatti che si sentono anche come notizie al tg.

Il giorno sbagliato film

“Il giorno sbagliato” «esplora il fragile equilibrio di una società sempre al limite, mostrandoci qualcosa che tutti noi conosciamo bene: la rabbia al volante in mezzo al traffico e del conseguente sfogo con esiti imprevedibili e terrificanti. Rachel (Caren Pistorius) è in ritardo al lavoro quando si trova a discutere al semaforo con uno sconosciuto (Crowe) che si trova in una delicata fase della sua esistenza in cui si sente impotente e invisibile. Così Rachel diventerà, insieme a tutti quelli che ama, il bersaglio di un uomo che decide di lasciare un ultimo segno nel mondo impartendole una serie di lezioni… mortali. Ne scaturirà un pericoloso gioco al gatto e al topo che dimostrerà che non si può mai sapere quanto si è vicini a qualcuno che sta sul punto di esplodere» (dalla nota ufficiale).

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Questo è proprio il punto di forza di un lungometraggio che ci sbatte in faccia la realtà, toccando punte che potrebbero apparire ‘surreali’, ma dentro di noi sappiamo che il limite è molto labile da oltrepassare. Sia sul piano dello sviluppo narrativo che nella messa in scena, lo spettatore comincia a trovarsi avvolto nel vortice di questo gioco al gatto e al topo, immedesimandosi (probabilmente) più con la donna, che viene minata nel profondo degli affetti, il tutto con un climax in crescendo che porta l’adrenalina a salire. Parallelamente ci si trova di fronte a un’opera che arriva a farti interrogare su te stesso, sul proprio controllo della rabbia in determinate condizioni, su come il pensiero di farsi giustizia da sé quando si è perso tutto (forse) possa sfiorare tutti e poi sta alla propria coscienza scacciarlo. È come se il regista di “The Joneses” (esordio in cui metteva a tema, attraverso una famiglia, una critica alla ‘schiavitù’ del marketing) ci suggerisca in qualche modo che siamo tutti dei potenziali uomini al volante che improvvisamente potrebbero perdere il controllo (non è un caso che il personaggio di Crowe si chiami l’uomo e non abbia un nome proprio), essendo sottoposti a input quotidiani in cui si stanno perdendo il senso dell’essere umano e in secondo luogo quello civico.

Crowe offre un’interpretazione che non lascia dubbi e che conferisce un forte imprinting alla storia, esprimendo il livore in volto sin dal primo atto che compie, con gli occhi che diventano sempre più sanguigni (proprio da ‘revenge’) man mano che insegue, pone ostacoli fino a giungere alla resa dei conti finale, non solo con la ‘vittima’ di turno, ma con se stesso.