di Maria Lucia Tangorra

“Imprevisti digitali” (il cui titolo originale è “Effacer l’historique” e cioè: cancella la cronologia – diciamo che offre qualche indizio ulteriore al pubblico) è una commedia di Benoît Delépine e Gustave Kervern che ha conquistato l’Orso d’Argento – Premio Speciale della Giuria alla 70esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Abbiamo dovuto attendere qualche mese, ma per fortuna, grazie a Officine Ubu, finalmente dal 15 ottobre arriva nelle nostre sale.

Imprevisti digitali: sinossi

Tre vicini di casa in un sobborgo francese si ritrovano coinvolti in una serie di imprevisti causati dalla loro inettitudine nel rapportarsi alle nuove tecnologie. Marie (Blanche Gardin) ha paura di perdere il rispetto di suo figlio a causa di un sex tape finito online, Bertrand (Denis Podalydès della Comédie-Française) s’invaghisce della voce di una centralinista e cerca di proteggere la figlia dal cyberbullismo e Christine (Corinne Masiero), che ha perso il marito a causa della sua dipendenza dalle serie tv, è disposta a tutto per far aumentare la sua valutazione come autista privato. I tre si lanceranno così in una battaglia contro i giganti di internet. Una battaglia ben al di fuori della loro portata… forse.

Imprevisti digitali: trailer

La recensione di Imprevisti digitali

“Imprevisti digitali” è ormai il decimo film frutto del sodalizio registico (e anche amichevole) di Delépine e Kervern. «Abbiamo iniziato con il film “Aaltra” girando a Picardy e il nostro sogno finale era di arrivare fino alle Mauritius, dove è nato Gustave», ha raccontato Benoît. «Ci abbiamo provato in molti film ma non ci eravamo mai riusciti… e ora eccoci qua! Dato che questo film parla anche di globalizzazione incontrollata, abbiamo pensato che fosse l’occasione giusta per andare alle Mauritius e realizzare il nostro sogno – è anche la patria dei Dodo (ndr: una scena nel film spiega che il Dodo è un uccello gigante delle Mauritius che si è estinto a causa dell’attività umana). Proprio come i Dodo, anche gli uomini credono di essere i padroni del mondo e non temono nessun predatore – ora si trovano però a fare i conti con l’intelligenza artificiale, che è molto più potente e pericolosa dell’uomo e ora possiamo vedere chiaramente cosa ci sta accadendo. Sappiamo che non andrà a finire bene nemmeno per noi».

Assistendo all’opera si ha la conferma che solo i francesi, cavalcando un registro che gli è proprio come quello della commedia – talvolta surreale -, potevano riuscire a trattare un argomento così delicato e attuale in maniera sofisticata, strappando delle risate di gusto, portando ai limiti ciò che l’uomo compie per la dipendenza dalla tecnologia.
I registi hanno attinto molto non solo dal quotidiano, osservando con occhio analitico ciò che accade attorno, ma anche al proprio vissuto. «La scena del film in cui viene ordinata online una doga in legno per il letto mi è capitata davvero nella realtà. È stata una vera impresa riuscire a cambiare quell’asse: il negozio mi ha fornito i contatti della ditta con sede in Svizzera che l’aveva costruita, la ditta a sua volta mi ha detto di rivolgermi al negozio e così via… Tutti viviamo situazioni del genere anche quando ci rivolgiamo ad assicurazioni, banche e compagnie telefoniche – “prema il tasto 1, prema il tasto 2” – è una gran perdita di tempo! Spesso ci vuole un intero pomeriggio per riuscire a risolvere la faccenda (e il più delle volte non sapevi nemmeno fosse una faccenda da risolvere). Se parli con le persone, la maggior parte ti dirà che ha vissuto un’esperienza simile. Mi ha quasi portato a un esaurimento!», ha spiegato Kervern.

Imprevisti digitali film

I tre protagonisti sono completamente in parte – parliamo di fuoriclasse della commedia francese – riescono a farci immedesimare in ciascuna delle loro vicende (anche quella più apparentemente lontana), strappandoci sorrisi (un esempio è Marie che ha segnato tutte le sue password di accesso col pennarello nel congelatore – e magari il frigo è mezzo vuoto) con cui, al contempo, ci ‘schiaffeggiano’ buttandoci in faccia quanto pure noi possiamo arrivare al limite e oltrepassarlo, sotto la ‘schiavitù’ dei pc, dei cellulari e in generale di quell’intelligenza artificiale che è arrivata a controllarci tutti. Pure in questo Marie, Bertrand e Christine riescono a farci empatizzare col dramma che stanno vivendo. Ricercano un ‘sogno utopico’, inglobati nel vortice delle promesse, dal ricatto di un video o da una voce conosciuta ‘semplicemente’ al telefono a cui ci si affeziona e si arriva persino a prendere un aereo per una battaglia che appare impossibile.

Imprevisti digitali film

Non vogliamo rivelare troppo perché il gusto di “Imprevisti digitali” sta in primis nella scrittura e, in secondo luogo, in quella commedia di situazione che riesce a fare la radiografia di ciò che siamo diventati, portandoci a riflettere su quali dovrebbero essere i provvedimenti da prendere finché siamo in tempo.
Benoît Delépine è molto pessimista sul presente: «viviamo in un manicomio a cielo aperto! In costrizione, senza alternative e senza poter più parlare davvero con le persone reali. E le persone sembrano non rendersi conto che non c’è più lavoro e che la disoccupazione ha raggiunto livelli altissimi e continua a crescere. E se non c’è lavoro, perché le persone dovrebbero andare in pensione a 64 anni? Non ha senso. Alcune persone avvedute, pensando al nostro futuro, si sono accorte che ci sarà sempre meno lavoro e che le macchine e i computer faranno tutto il lavoro e che non sarà più possibile pagare le nostre pensioni». Nonostante questa dura e cruda realtà lascia e lancia uno spiraglio: «volevamo inoltre far emergere l’idea che, in un mondo sempre più individualistico caratterizzato da oggetti elettronici che tendono a isolare le persone, esiste ancora un senso di solidarietà fra gli individui» ed è proprio dalla consapevolezza e dalla speranza che dobbiamo ricominciare.