di Laura Frigerio

Paola Iezzi: «Cosa non passa mai di moda? La cultura!»
A tu per tu con Paola Iezzi, cantautrice pop raffinata nonché dj dalla vocazione fashion. Con lei abbiamo parlato di musica, social, moda e tutto ciò che fa intrattenimento

Incontriamo Paola Iezzi a Milano. Ci diamo appuntamento al Living, uno dei suoi locali preferiti all’Arco della Pace e la nostra intervista si trasforma subito in una piacevole chiacchierata. Paola è una donna elegante, affascinante e talentuosa, che ha tanto da dire e non solo con la sua musica. Infatti iniziamo parlando del suo ultimo Ep, ma poi il discorso si amplia toccando tanti altri temi. Una bella occasione per scoprire qualcosa in più di un’artista che, nonostante la popolarità, non ha alcuna intenzione di scendere a compromessi.
Intanto l’artista ci ha regalato una nuova chicca: il singolo “LTM”, che vanta il featuring dell’iconica rapper M¥SS KETA.
“LTM” (che è l’acronimo de “La Tua Mamma”) è un pezzo dal sapore esotico, che
si struttura su un serrato beat reggaeton, sopra il quale risuonano armonie magiche e strumenti tipici delle foreste sudamericane. A conferma della voglia di Paola di continuare a sperimentare.

Iniziamo parlando de “Gli occhi del perdono” (contenuto dell’omonimo Ep). Un pezzo pop raffinato, con un tema che tocca tutti noi da vicino… «È frutto della collaborazione con Andrea Mariano (in arte Andro, componente dei Negramaro) ed Emiliano Pepe. Nonostante l’arrangiamento leggero (tipico della musica pop) si punta l’attenzione su qualcosa di molto importante, soprattutto in questo periodo dominato dai social. Nelle mie canzoni ho parlato spesso della fiducia nei confronti del mondo, ma stavolta ho voluto provocare invitando a non fidarsi di nessuno. Ormai c’è questa smania di condividere sui social ogni momento della propria vita, mettendoli alla mercé di gente che poi chiacchiericcia. Però ci si dovrebbe limitare nell’esporsi, soprattutto quando si è più fragili. Meglio avere intorno degli amici veri, piuttosto che persone che ti riempiono di like e poi magari, quando ti vedono, nemmeno ti salutano. Io stessa, per lavoro, faccio largo uso dei social ma tenendo lontana la mia quotidianità. Bisogna porre dei limiti che non permettano agli altri di sconfinare, ma anche viceversa. C’è poi il tema del perdono, per me importante: credo che sia giusto perdonarsi gli errori del passato, ma essere meno indulgenti sul presente e il futuro».

A proposito di tempi moderni, tu hai sempre amato la sperimentazione. Come ti poni nei confronti del passato, così tanto osannato da alcuni tuoi colleghi?
«È normale che, un mezzo forte come il web, possa avere una dark zone che però è da evitare. Usare bene la tecnologia è importante e non capisco come proprio un artista, di solito precursore delle nuove tendenze, possa dichiarare guerra alla contemporaneità rimanendo imprigionato nel passato. Noi dobbiamo intercettare il futuro e renderlo fruibile a tutti. Bisogna capire che il mondo è cambiato e va accolto, naturalmente senza diventarne schiavi. Poi, certo, ci sono dei momenti in cui è bello viaggiare nel tempo (cosa che ci fa fare, per esempio, una serie tv come “Stranger Things” ambientata negli anni’80) però l’effetto nostalgia dura un attimo. Una cosa che però oggi mi fa paura è la velocità estrema: noi non siamo degli iphone in grado di fare upgrade continui, rimaniamo degli uomini che necessitano dei propri tempi per dare libero sfogo alla creatività».

Tempi che infatti tu hai saputo prenderti tra un lavoro e l’altro…
«Si, perché non voglio stare in una lavatrice che spara robe a caso. Non ho avuto figli, ma considero come tali coloro che seguono la musica e non ho alcuna intenzione di passare dei messaggi sbagliati. Non possiamo riempire il mondo di banalità, sentendoci poi vuoti. Bisogna investire in qualità e prendersi il tempo per fare della cultura da tramandare agli altri, anche se si tratta di semplice pop. Ricordiamo che la cultura è l’unica cosa che ci può salvare e non passerà mai di moda».

Quali sono le icone con cui sei cresciuta?
«Sono tante: da Billie Holiday a Freddie Mercury, da David Bowie a Prince, da Madonna a Michael Jackson, dagli U2 (la mia band preferita in assoluto) a George Michael. Tra gli anni’70 e ’90 ci sono stati dei grandi personaggi, basti pensare anche agli Oasis o ad Alanis Morisette».

Ci parli della tua attività come dj?
«È molto divertente, anche perché mi sono specializzata in eventi legati al mondo della moda, altra mia grande passione (non mi vedo, alla mia età, andare in discoteca fino alle 5 del mattino mettendo musica a me non congeniale). Il mio compito non è quello di far ballare a tutti i costi, ma di creare il giusto mood di accompagnamento. Questa attività mi consente di imparare molto: ogni volta che preparo una playlist, infatti, faccio una ricerca ad hoc e mi butto dentro il flusso della musica scoprendo anche nuovi producer. Agli eventi fashion partecipano molti stranieri, che hanno un approccio diverso dagli italiani: quest’ultimi infatti non badano più di tanto alla musica, perché concentrati a fare pr, mentre ci sono americani, orientali ecc che si fanno trascinare dal sound e spesso vengono anche a ringraziarmi per la selezione. Sarà che gli stranieri sono più abituati all’elettronica, però credo che di base ci sia un approccio diverso: lo noto anche da ascoltatrice quando mi trovo in città come Berlino».

Qual è la tua idea di intrattenimento?
«Amo l’intrattenimento che passa dalla bellezza della cultura, quello che ti fa entrare in una dimensione speciale facendoti dimenticare per un momento i tuoi problemi. Mi aspetto che un performer riesca a rappresentare realmente quello che sta facendo e che mantenga le promesse. Voglio uscire ispirata e non delusa da uno spettacolo. I performer non salvano vite, ma possono migliorare quelle di tante persone spargendo bellezza nel mondo (non in senso superficiale)».

Qual è la tua pop-star preferita del momento?
«Diciamo che c’è l’imbarazzo della scelta, dato che le artiste della nuova generazione (da Lady Gaga a Katy Perry, passando per Beyoncé) sono tutte molto brave, però la mia preferita è Miley Cyrus. È quella che preferisco vocalmente, la sento vicina a livello di comunicazione visiva e l’apprezzo sul fronte della contaminazione: la sua musica, infatti, non si nutre solo di pop ma anche di altri generi come il country (anche grazie al padre Billy Ray Cyrus) e infatti ha realizzato la cover di un pezzo come “Jolene”, duettando con la mitica Dolly Parton, facendola così conoscere anche ai più giovani».

Le tue serie tv del cuore?
«Per me la madre di tutte le serie è “Breaking Bad”, la trovo perfetta da ogni punto di vista. Non ne ho trovate altre scritte così bene. Poi ho amato tantissimo “Ray Donovan”».

Il film che hai amato di più nell’ultimo periodo?
«Purtroppo sono stata rapita dal mondo delle serie tv e quindi dedico meno tempo al cinema. Però trovo meraviglioso “Un sapore di ruggine e ossa” di Jacques Audiard».

Tu sei una fashion addicted. Cosa non manca mai nel tuo armadio e nella tua valigia?
«Nell’armadio la camicia di seta: è per me un passpartù per l’abbigliamento di tutti i giorni. In valigia invece non manca mai lo specchio macro, utilissimo soprattutto quando mi devo truccare da sola».

A proposito di make-up, quali sono le basi per te?
«Io non esco mai struccata. Il make-up mi scherma dalla realtà, in particolare in quei giorni in cui ho dormito poco o sono triste e non voglio che si veda. Senza mi sentirei nuda. Inizio con un filo di fondo tinta e di correttore nei punti critici, poi vado di rimmel e rossetto, color naturale o rosso quando voglio un tono acceso. A volte uso il rossetto come blush per darmi un po’ di vita».

Usi sempre gli stessi prodotti o preferisci cambiare?

«Di solito rimango fedele per qualche tempo. Per esempio da tre anni uso sempre il rossetto Benefit di Sephora, nella nuance Nude Scandal. Invece come correttore uso quello di Fenty, la linea beauty firmata da Rihanna».

Quali sono i tuoi luoghi del cuore a Milano?
«Io la sera, quando non lavoro, esco pochissimo: preferisco starmene a casa a guardare delle serie tv, soprattutto in estate. Non sopporto poi gli aperitivi, perché c’è caos e si mangia male. Però adoro il rito della colazione la mattina e vengo spesso al Living, all’Arco della Pace, zona in cui sono cresciuta. Ora vivo vicino al Castello Sforzesco e mi piace attraversare Parco Sempione la mattina. Trovo poi magico il Cenacolo a Santa Maria delle Grazie, vado spesso per mostre a Palazzo Reale come al Museo Poldi Pezzoli. Per i momenti più frivoli l’ideale è il quadrilatero della moda. Invece per quelli più golosi Marchesi, dove ogni tanto mi fermo per mangiare una fettina di torta».

A questo punto della tua vita hai realizzato i tuoi sogni o ne hai altri da realizzare?
«Più che di sogni mi piace parlare di obiettivi. La musica lo era e l’ho raggiunto, anche perché sapevo benissimo cosa non volevo, ovvero rimanere ingabbiata in una quotidianità sempre uguale. Sono un po’ indisciplinata e soffro la routine e ancor meno le imposizioni, preferisco la libertà anche se non sempre è facile da gestire dato che ci si può perdere, ma l’importante è riprendere il bandolo della matassa. Crescendo impari ad essere più diplomatica con le tue sconfitte, ma al tempo stesso inizi a preoccuparti per il futuro dato che fare l’artista significa navigare a vista. Però cerco di non pensarci troppo e vado avanti, continuo a concentrarmi sulle cose che amo fare, a pormi sempre nuovi obiettivi e a seguire il mio istinto».

crediti
FOTO: PAOLO SANTAMBROGIO
HAIR AND MAKEUP : LETIZIA MAESTRI
ABITO: FAUSTO PUGLISI

GIOIELLI: VERSACE