di Maria Lucia Tangorra

Lina Sastri ha ricevuto sul palco dell’Arena di Piazza della Prefettura a Bari il Federico Fellini Platinum Award dell’XI edizione del Bif&st – Bari International Film Festival.

La motivazione del premio

Un’interprete straordinaria, vincitrice di due David di Donatello, che con il suo fascino e il suo carisma ha saputo portare sullo schermo donne forti e dalla profonda umanità, talora lacerate, in grado di guardare al mondo e alla vita con forza d’animo e filosofia.

Il suo sguardo e la sua fisicità elegante e seduttiva sono stati valorizzati, durante la sua carriera, da registi come Nanni Loy, Pasquale Squitieri, Giuseppe Bertolucci, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Woody Allen, Ferzan Ozpetek per dare vita a personaggi femminili indimenticabili, così come indimenticabile è la sua voce.

Cantante che ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo – da New York al Giappone e che ha regalato proprio al Bif&st dello scorso anno una delle sue performance più straordinarie omaggiando il Maestro Ennio Morricone – Lina Sastri è un’artista poliedrica che ha fatto dell’arte uno stile di vita, della recitazione un’originale modalità espressiva e della canzone un’arte per esprimere sentimenti che appartengono a tutti noi.

E adesso che un altro passo avanti della sua carriera la porterà dietro la macchina da presa in veste di regista, il Premio Federico Fellini per l’eccellenza artistica potrà rivelarsi una luce per illuminare quella strada lunga, difficile, ma anche ricca di sorprese che è il cinema. Perché come lei stessa canta spesso dal vivo nelle indimenticabili parole di Pino Daniele e la canzone ‘Assaje’:

Nun ce stancamme maje
Cammenanne se perdone e ccose
E cammenanne se ponne truvà

Non ci stanchiamo mai, camminando si perdono le cose
e camminando si possono ritrovare
.

Lina Sastri Bif&st

Il commento di Lina Sastri

Con grande emozione, la Sastri ha dichiarato: «Un premio inaspettato, sono sorpresa e sinceramente non so perché il direttore Felice Laudadio abbia deciso di conferirmelo, se non per l’affetto e la stima che ci lega. Fellini l’ho conosciuto quando, dopo avere visto alcune mie fotografie, mi fece chiamare per un film che non ricordo. Peccato che nelle fotografie sembravo più vecchia di quella che ero all’epoca. e così non se ne fece nulla. In seguito l’ho incontrato diverse volte e in un’occasione gli ho chiesto un consiglio su un film che avrei dovuto interpretate. Lui mi chiese solo cosa avessi sognato la notte precedente perché lì avrei trovato la risposta. Peccato che non avessi sognato assolutamente nulla!».

Lina Sastri

Lina Sastri oggi

Con una punta di rammarico (o forse l’abbiamo avvertita noi) e al contempo un senso di realtà, si è espressa così in merito al mondo della Settima Arte:
«Anche se mi sono sempre sentita un’ospite, trovandomi più a mio agio con il teatro, in questo momento il cinema mi manca, quest’anno non ho preso parte ad alcun film e voglio accogliere questo premio come un augurio. Nel frattempo, viste le restrizioni imposte ai teatri, farò una nuova esperienza in televisione, ho già iniziato le prove per la prossima edizione di “Ballando con le stelle” e sono terrorizzata!».

Il ricordo di Morricone

L’attrice ha ricordato con emozione la sua partecipazione al Bif&st dello scorso anno, quando al Teatro Petruzzelli accompagnò, con la sua voce, la proiezione del film muto “Napoli che canta” per concluderla con l’esecuzione della canzone “Voce ‘e notte” nell’arrangiamento di Ennio Morricone, presente dietro le quinte. La ripresa dell’intero concerto verrà riproposta al Teatro Piccinni venerdi 28, come tributo del Festival barese al grande compositore recentemente scomparso e vi consigliamo di cogliere questa opportunità, soprattutto per chi non avesse avuto modo di essere presente nel 2019.

Lina Sastri: intervista al Bif&st 2020

Lina Sastri è un’artista a tutto tondo, con un background da scoprire passo dopo passo. Schietta e al contempo passionale e appassionata, un piacere rapportarsi con lei per poter conoscere anche i dietro le quinte di un mestiere, a volte, troppo bistrattato.

Ho avuto la possibilità di vederla in “Appunti di viaggio” e in “Linapolina”. Quali «stanze del cuore» aggiungerebbe oggi se dovesse rappresentare nuovamente quest’ultimo spettacolo?
Tante, aggiungerei qualcosa di doloroso avvenuto in questi anni e che sicuramente mi ha accompagnata e segnata. Inserirei pure una Maria Maddalena molto fedele, dolorosa e intensa, con una grandissima profondità, realizzata quest’anno per “Napoli Teatro Festival“

o ancora la fortuna di aver potuto realizzare “Eduardo mio”, in musica e parole (presentato in prima assoluta giovedì 13 agosto all’interno della rassegna “Un’estate da Re – La grande musica alla Reggia di Caserta”) con l’orchestra sinfonica e non mi era mai capitato di lavorare con la sinfonica. Aggiungerei appunto “Napoli che canta” e “Ballando con le stelle”.

Una frase di Eduardo, suo maestro, è divenuta molto nota: «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita»…
Abbiamo imparato tutti a conoscerla perché Marzullo l’ha inserita in un suo programma. Sicuramente lui intendeva dire che individui un tema, in lui, ad esempio, c’era la famiglia; ma ogni autore, colui che crea – un po’ come chi scrive un romanzo – e in generale ogni artista ha un nodo fondamentale della sua vita che, in qualche modo, attraverso l’arte dipana. Gli dà come un corso, una razionalità, un senso… anche perché l’esistenza è molto più complicata dell’arte.

Per lei è più difficile allontanarsi dalla tradizione o mettersi in gioco con la via della sperimentazione?
Quando ho cominciato da ragazza, tantissimi anni fa, sono partita dalla sperimentazione, ma quando era veramente sperimentazione. All’epoca, io come altri colleghi, facevamo il teatro di strada – come dimenticare il ruolo della mendicante del “Masaniello” di Porta e Pugliese.

Eravamo senza una lira in tasca e cantavamo senza microfono nelle piazze. Era la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando si pensava che l’Arte sarebbe diventata la fantasia al Potere. Naturalmente il Potere ha compreso immediatamente che tutto questo avrebbe potuto rappresentare un pericolo e lo ha annullato. Oggi i giovani non hanno quasi più l’opportunità di concedersi il rischio, poiché non è previsto, il che è un vero peccato perché rischiare appartiene alla giovinezza.

Lina Sastri – “Masaniello”
(dal sito ufficiale dell’artista)

Per quanto mi riguarda, agli inizi, non ho mai pensato alla tradizione, addiruttura nemmeno recitavo in napoletano. Ho conquistato la mia terra, la mia identità. Piano piano, col tempo, mi sono riappropriata di quella che è la mia patria e la mia lingua, mio padre e mia madre e poi sono diventati nutrimento della mia creatività. Io mescolo continuamente i generi. Nei miei spettacoli unisco elementi inediti rompendoli con altri della tradizione. Niente finisce e niente inizia, ma è tutto studiato e realizzato con metodo.

Si può dire che questa riappropriazione sia cominciata dal ‘97 in poi con le prime scritture di soggetti e regie consapevolezza?
Può darsi, sono pronta a cambiare e la mia partecipazione a “Ballando con le stelle” ne è la dimostrazione.

Quale ricordo conserva di “Filumena Marturano” per la regia di Francesco Rosi?
Onestamente di una grande difficoltà, in quanto pensavo di sapere chi fosse Filumena – e lo dico in “Appunti di viaggio” – e, invece, non sapevo nulla ancora. Lei ha una virilità – come diceva lo stesso Eduardo – e una impossibilità di emozionarsi dovuta al dolore che non riuscivo a percepire come donna. In più mi si chiedeva l’immobilità, un po’ come Eduardo la richiedeva a Titina, che stava ‘costretta’, fino a quando poi lui le disse: «fallo come vuoi tu» e così nacque Filumena. A me questa indicazione non è stata data. La Filumena più vicina a come la potrei interpretare io, la faccio vivere nei miei recital tramite delle citazioni.
Sono stata grata e ho osservato la regia di Rosi per quell’allestimento, ma ammetto che mi ha condizionata tanto.

Filumena Marturano Lina Sastri
Lina Sastri in “Filumena Marturano” diretta da Francesco Rosi

Nel suo percorso, crede che alcuni lavori non siano stati valorizzati quanto avrebbero meritato?
Sì, intanto i miei spettacoli, da Roma in sù (a parte qualche data secca magari a Milano), non li hanno neanche visti. Paradossalmente sono arrivati in Giappone.
Non bisogna avere la vanità che ha l’attore di voler arrivare o piacere a tutti. Se un progetto non è stato compreso del tutto è sempre colpa dell’artista.

Avevo letto che desiderava debuttare alla regia con un film tratto dal romanzo che ha scritto “La casa di Ninetta”…
È il mio progetto cinematografico tratto dal libro che ho scritto su mia madre Anna, detta appunto Ninetta, che era affetta da Alzheimer e da cui trassi un monologo, diventato di recente una sceneggiatura. Siamo ancora in attesa di qualche risposta e scaramanticamente non ne parlo, ma spero di poterlo realizzare al più presto il tutto. Sarebbe un sogno che si avvera.