di Maria Lucia Tangorra

Lucianna De Falco si è fatta conoscere al grande pubblico per il personaggio esuberante di Dolly nella soap “Un posto al sole”, ma l’attrice ischitana ha una carriera alle spalle da scoprire anche negli aspetti più inediti ed è stato proprio questo il nostro intento. Il tutto partendo dal suo ultimo lavoro, “Fu Lumena”, per la regia di Salvatore Ronga, che ha debuttato in prima assoluta alla XIII edizione del Napoli Teatro Festival Italia.

Lucianna De Falco
“Fu Lumena”
ph Sabrina Cirillo – ag Cubo

Lucianna De Falco in “Fu Lumena”

Si può dire che si sia creato un vero e proprio connubio con Ronga…
Sì il primo progetto è stato “Lucì, la guardiana del Faro”, scritto insieme a Laura Jacobbi. È ispirata alla storia di mia nonna paterna, prima donna guardiana del faro. Siamo riusciti a metterlo in piedi grazie anche a delle interviste di chi era vissuto all’epoca.

Lucianna De Falco
“Lucì, la guardiana del Faro”

Lo abbiamo rappresentato al Faro di Punta Imperatore, dove mio nonno è venuto a mancare in seguito a una morte bianca. Questa storia, che mi raccontava sempre papà, abbiamo voluto renderla universale tracciando un affresco degli ultimi cento anni della nostra Storia. Salvatore ha anche scritto uno “Stabat Mater” appositamente per me (messo in scena nella Cattedrale di Ischia).

Lucianna De Falco
“Stabat Mater”

Sono tutti lavori po’ speciali e l’opportunità è data dal fatto che entrambi siamo di Ischia e possiamo avere questi privilegi rispetto ad altri luoghi. Probabilmente anche per questo sono riuscita a portare a termine una serie di imprese, covando in me delle idee.
Quella di “Fu Lumena” è stata un’idea di Salvatore immaginata su di me ed è stata una bellissima occasione per riprendere.

Lucianna De Falco
“Fu Lumena”
ph Sabrina Cirillo – ag Cubo

L’effetto del lockdown

Io ero in tournée con “Non è vero ma ci credo” con Enzo Decaro e la regia di Leo Muscato e abbiamo dovuto interrompere. Il 22 febbraio eravamo a Torino e ci hanno rimandato indietro.

Nel corso dei tre mesi di interruzione forzata ho cercato di cogliere anche gli aspetti positivi come il valore del tempo, sono stata con mio fratello a Ischia e abbiamo fatto cose importanti, anche molto profonde. Rispettando chi purtroppo è stato colpito dalla pandemia, “Fu Lumena” è stata la possibilità di ricominciare all’improvviso, con grande voglia e gratitudine, però è stato anche faticoso. Con Salvatore abbiamo discusso tanto su aspetti che, a mio parere, non funzionavano e abbiamo aggiustato il tiro più volte. Lui ha scritto da un lato omaggiando Eduardo, ma anche opponendosi anche a un certo tipo di teatro, che ovviamente ha reso grande Eduardo e Napoli in tutto il mondo, ma che oggi deve essere visto e letto in maniera più profonda. Desideravamo allontanarci da quella che era stata l’immagine di Filumena – molto addomesticata -; si racconta, infatti, che Titina si sentisse costretta e imprigionata a un certo tipo di interpretazione.

Lucianna De Falco
“Fu Lumena”
ph Sabrina Cirillo – ag Cubo

Vivere l’esordio nella cornice del Napoli Teatro Festival Italia è stato emozionante, ero desiderosa di comunicare di nuovo direttamente con gli spettatori [si avvertiva, infatti, una grande adrenalina da parte sua]. Eravamo tutti lì, per me lo spettacolo eravate voi, sentivo uno scambio e poi quando c’è un monologo è ancora più forte.

Pensi che lo porterete in tournée?
Dovrebbero esserci delle date, abbiamo ricevuto l’attenzione di alcuni addetti ai lavori, anche se il periodo è un po’ complicato.
Siamo lavoratori dello spettacolo e va recuperata la dignità umana e professionale che non esiste ancora pienamente. Questa crisi la si potrebbe volgere come un’opportunità per crescere e migliorarsi, speriamo che la pensino tutti così.

Lucianna De Falco
“Fu Lumena”
Lastra su ferro di Salvatore Basile

Lanciandoti una ‘provocazione’, durante lo spettacolo si sente questa battuta: «So’ pazza pur’io ca me metto a parlà cu’ ‘e muorte». E prosegue «Chesto succede quanno ‘e vive te fanno schifo». Anche per te è così?
Amo molto l’essere umano, al contrario non molto gli animali semplicemente perché probabilmente non sono stata abituata. Non sono cresciuta con animali in casa quindi nutro un po’ di fobia. Al contrario mi incuriosisce l’essere umano, nonostante tutto, nonostante il fatto che molto spesso ti tradisca nella vita reale o con dei comportamenti che magari non ti sostengono, ma che, al contrario, ci mettono in difficoltà. Resto una persona molto positiva.

Eduardo è riuscito a trattare i fantasmi che ci portiamo dentro. Rispetto a questo come ti poni?
Ho un rapporto molto naturale con l’aldilà e con le presenze dovuto all’energia innata.
Mi chiamo Lucianna: un nome composto da Lucia. Lucia era mia nonna e Lucia è la luce. A vent’anni sono stata operata di trapianto di cornea, il mio problema più grande è stato proprio quello del vedere ed è stato qualcosa di forte aver recuperato la vista grazie alla cornea di qualcun altro che non c’è più.
Come secondo nome c’è Anna perché, in realtà, prima di me, mia madre aveva dato alla luce una bambina che è venuta a mancare dopo poche ore a causa di un incidente durante il parto [e la ringraziamo per averci confidato questo aspetto personale, che ci auguriamo di aver restituito con tatto]. A questo si è aggiunta la somiglianza con la Magnani. Questo per me è abbastanza naturale, non lo temo ma lo rispetto, non lo vado a cercare durante la vita di tutti i giorni, ma leggo dei segni in ciò che mi accade.

Lucianna De Falco
La De Falco nei panni della Magnani

Lucianna De Falco e il desiderio di fare l’attrice

Com’è nato tutto?
C’entra molto l’isola, ho sentito raccontare molto gli anni ’50 e ’60, mio padre lavorava nell’azienda di turismo, mia madre aveva un negozio di parrucchiere. Ho fatto questo mestiere perché quando ero ragazzina sentivo gli americani, ma anche russi e francesi che venivano sull’isola e così ho dato vita a una sorta di grammelot. Mamma mi ha donato ‘l’onnipotenza comunicativa’. Sono cresciuta con “Canzonissima” e l’insieme di questi ‘incontri’ sono state la mia famiglia artistica.

Lucianna De Falco: formazione

Mi ha colpito come tu abbia iniziato a formarti con una stage di danza classica e abbia proseguito negli anni, non ultimo il workshop con Ivana Chubbuck (2015-19)…
Mi sono impegnata tantissimo nel formarmi, cercando di incontrare vari insegnanti, anche differenti tra loro. Fari di riferimento, non ultima la mia docente Ivana Chubbuck. Lei utilizza uno strumento molto personale, crea una sorta di richiamo entro i quali mettere un ordine e così impari a mettere a frutto tutte le tue possibilità espressive. In virtù di questo, ultimamente, ho dato vita maggiormente a personaggi drammatici. Essenziale è stato anche lo stage di teatro-danza con J. Stanzak, la quale mi ha trasmesso la coscienza del corpo, che è fondamentale sia sul palco che sul set, mi ha insegnato a scrivere attraverso la fisicità del corpo perché non è solo la voce a raccontare.
Non si finisce mai di studiare e non lo dico in maniera presuntuosa.
Mi sento come se fossi un’artigiana, come il falegname che costruisce una sedia per far accomodare le persone.
La vita è importante ma penso che lo spettacolo e l’arte la migliorino.

Tra i tuoi spettacoli mi fa piacere ricordare “I dieci comandamenti” di Viviani, per la regia di Mario Martone…
È stata un’occasione straordinaria perché non era mai stato rappresentato e Mario scelse di utilizzare una serie di attori trasversali come, tra l’altro, potevo essere anche io perché provenivo dal piccolo schermo – ero già in “Un posto al sole”. In compagnia c’erano altri come Nello Mascia, Mario Scarpetta, Teresa Saponangelo, Salvatore Cantalupo, Emi Salvador, Ciro Capuano. Vi erano interpreti provenienti dalla sceneggiata e il tocco autoriale di Mario ci ha permesso di trovare grandi possibilità espressive. Ha lasciato il segno con quella rappresentazione e poi, anche se adesso sembra che non ce ne sia bisogno, in qualche modo c’è un passaggio che quasi lega questo testo all’oggi. Ogni episodio era connesso appunto a un comandamento.

Lucianna De Falco
“I Dieci Comandamenti”

Tra gli autori napoletani più noti, oltre a Eduardo, annoveriamo appunto Viviani, Annibale Ruccello… A tuo parere la messa in scena da parte di un regista napoletano fa la differenza?
Credo che tanto facciano la mano, l’occhio e l’autorevolezza di chi rappresenta. Non lo so se essere napoletani cambi l’approccio, direi che ci vuole prima di tutto una grande idea insieme a un grande testo. Leo Muscato, ad esempio, ha realizzato una regia super moderna di “Non è vero ma ci credo”, andando a togliere certi elementi. Trattando la superstizione sembrava uno spettacolo passato di moda, Enzo Decaro e Luigi (De Filippo, nda) prima che venisse a mancare lo hanno accorciato.

Lucianna De Falco
“Non è vero ma ci credo”

Tornando indietro, quale ricordo hai di “Un momento insieme” con i ragazzi del carcere di Nisida?
La regia è stata curata da Massimo Andrei, un carissimo collega e amico fraterno e all’epoca era stato chiamato a lavorare con loro; avevo solo diciannove anni e facevo insieme ai ragazzi proprio una sciantosa. Ricordo anche del lavoro nel carcere delle Vallette di Torino per un programma ti che si chiamava “Da storia nasce storia”. Poi ho attraversato pure il teatro di ricerca passando anche per i lavori super popolari. Mi considero molto pop.

Lucianna De Falco: gli incontri cinematografici

Com’è andata con Marco Ferreri?
Appartiene a quel tipo di regista che ha bisogno di provocarti per capire di che materia sei fatto perché questo mestiere ha a che vedere con la comunicazione e l’empatia. Ho visto piangere attori famosi nel mondo di fronte a lui, ma io so che lo faceva – e lo ha fatto anche con me – perché aveva bisogno di non essere messo sul trono, voleva essere alla pari.

Un’altra persona che ha fama di essere ‘scorbutica’, ma non so se sia effettivamente così, è Lina Wertmüller…
Sono persone semplici, intelligenti, capiscono che hanno bisogno di lavorare con te e cercano di essere in contatto anche con l’ultima figura del set come può essere l’attrezzista. L’attore è l’ingranaggio finale che si aggiunge. Su un set è essenziale il lavoro di squadra.

Ciò che avrebbe potuto fare….

Secondo te, al di là della grande esperienza che hai fatto tra cinema, teatro e tv, esiste un aspetto che non ti hanno dato ancora la possibilità di far emergere?
A trent’anni ho cominciato a girare “Un posto al sole”, una vera e propria macchina. Ecco, dopo quell’esperienza che ho portato avanti per diversi anni, credo che avrei potuto avere un programma tutto per me, ma non è capitato, non importa.

Il ritorno a “Un posto al sole”

A proposito di “Un posto al sole”, la domanda è d’obbligo: com’è stato questo rientro?
È una famiglia in cui sono tornata dopo 12 anni molto volentieri e poi il personaggio è super energico, l’ho reso anche un po’ tenero – non era da scrittura – per rendere maggiormente credibile quel suo essere sopra le righe. Mi ha fatto sempre piacere constatare come Dolly sia rimasta impressa, nel bene e nel male, nella memoria degli spettatori.

La prossima sfida di Lucianna De Falco

Qual è la sfida che senti più imminente?
Mi piace interpretare ruoli che hanno uno svolgimento narrativo complesso. Ivana Chubbuck dice sempre: «il coraggio è sexy». Ecco, vorrei fare sempre più scelte coraggiose e quindi diventare sempre più sexy.