di Maria Lucia Tangorra

Luigi Fedele è un attore che ha esordito a soli tredici anni ne “La pecora nera” di Ascanio Celestini, presentato nel 2010 in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Da lì il suo percorso è stato in ascesa (in molti lo ricordiamo in “Piuma” di Roan Johnson, scelto nel Concorso Ufficiale di Venezia73) fino al ruolo di Ettore Frediani nella serie tv in quattro puntate per Rai1 “Io ti cercherò” per la regia di Gianluca Maria Tavarelli (una coproduzione Rai Fiction e Publispei).

Io ti cercherò: sinossi

L’improvvisa morte del suo unico figlio Ettore (L. Fedele) costringe Valerio (Alessandro Gassmann), ex poliziotto, a ritornare a Roma per affrontare, con il dolore, i fantasmi della vecchia vita che credeva di essersi lasciato alle spalle, insieme al suo carico di errori e di rimorsi.
Il caso di Ettore viene velocemente archiviato come suicidio. È quasi sul punto di accettare il suo dolore nascondendosi per sempre in un silenzio vuoto e pieno di sofferenza, quando Sara (Maya Sansa), amore del passato ed ex-collega, lo chiama per dirgli che lei non crede che Ettore abbia scelto di morire e che le cose non tornano.
Perché sul verbale non risultano i nomi di chi era di turno di quella notte? Per quale motivo gli orari non coincidono? Perchè sembra che i testimoni abbiano paura di parlare, di dire cosa hanno visto?

Questi presupposti fanno solo intuire a che tipo di storia ci troveremo di fronte e il merito va a chi l’ha ideata (Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Massimo Bavastro e Monica Rametta) e a chi gli ha dato corpo.

Luigi Fedele: intervista

Con Luigi Fedele abbiamo avuto modo di approfondire quest’esperienza in un ruolo molto delicato e di rilievo, ma anche di parlare di alcune tappe importanti del suo percorso formativo, oltre che di aspirazioni. Sì, perché, nonostante tutte le difficoltà che stiamo vivendo e, in particolare, le giovani generazioni, al contempo c’è ancora tanta voglia di fare, maturare e magari provare a cambiare certi corsi degli eventi con il proprio contributo.

Luigi Fedele: Io ti cercherò

Luigi, come sei stato coinvolto in questo progetto?
La dinamica è stata abbastanza classica tramite il provino con il regista con Gianluca Tavarelli; ciò che mi ha sorpreso è stata la mangia che si è creata: gli è bastato un provino per scegliermi. Solitamente ti richiamano per rivederti, invece lui è stato abbastanza diretto e deciso. Ci siamo trovati subito.

Cosa ti ha affascinato di questa serie?
Quando ho letto la sceneggiatura mi ha colpito immediatamente come toccasse diversi punti, comprese le tematiche sociali e credo che sia essenziale anche per il pubblico di Rai1 vedere un prodotto del genere.

Luigi Fedele Io ti cercherò

Come intendi il servizio pubblico?
Ritengo che il termine da tener in conto, anche come giovane interprete, sia responsabilità, immaginando le persone che guardano la televisione così come dovrebbe essere un chiodo fisso per la maggior parte della Cultura dell’audiovisivo. In virtù di questo penso che sia giusto – per quanto non mi piaccia la parola educare – regalare pure dei prodotti di qualità e che possano farti crescere come persona.

Al di là di ciò che era scritto, cosa hai aggiunto al tuo Ettore anche sul piano umano e in base alle indicazioni registiche?
Tavarelli ha lasciato abbastanza libertà nell’interpretazione di Ettore, probabilmente perché aveva notato che ci sono diversi aspetti in comune con questo personaggio e altri che non condividiamo – alcune parti le vorrei avere anch’io per migliorarmi come ragazzo. Ho cercato di ripescare un po’ nelle esperienze che ho fatto sia durante la mia adolescenza che dopo. Ettore frequentava un determinato contesto urbano; io ho sempre amato il mondo di graffiti, da quando sono piccolo ho anche frequentato uno specifico tipo di posti come i centri sociali. Poi ho cercato di capire in modo profondo e intimo il rapporto con il padre: sono le scene emotivamente più forti e sia io che Alessandro ci abbiamo messo un investimento personale. A questo si è aggiunta la mia voglia di comprendere il suo concetto di felicità: Ettore può essere felice solamente se tutti gli altri intorno a lui lo sono allo stesso modo, inclusi i più deboli.

Il che sembra un po’ utopico oggi purtroppo…
È un ragazzo che coltiva un grande ideale: prova a combattere le ingiustizie anche con la sua fidanzata Giada (Zoe Tavarelli).

Luigi Fedele Io ti cercherò

Pensando al combattimento e al rapporto padre-figlio, il nome Ettore vuole richiamare la mitologia?
Vi ho riflettuto durante la lavorazione e credo proprio di sì. La sceneggiatura parla di una gioventù moderna autentica e, nel caso del mio personaggio, noto questi riferimenti a un giovane che lotta, che si impegna sia col proprio corpo che con testa e sentimenti.

Nel primo episodio c’è un tuo voice-over molto toccante. Tutta la serie mette molto in discussione, anche nel rapporto col padre, la questione dell’elaborazione del lutto. Tu sei giovanissimo, ma molto riflessivo: ti sei posto delle domande in questa direzione?
Era inevitabile. Ettore e suo padre hanno deciso di non accettarsi, di non aprirsi e chiudersi appunto in due divise diverse e probabilmente la cosa forte che mi colpisce rispetto alla tematica del lutto è che loro due continueranno a cercarsi anche dopo la morte di Ettore. La perdita di un figlio è un dolore contro natura, che spingerà Valerio a mettersi in discussione. I due si ricercano in direzioni diverse, tra la vita e la morte appunto, mettendo in discussione gli errori del passato.
Devo confessare che anche quando quando non giravo mi piaceva guardare da fuori, mi piaceva essere sempre dall’esterno e osservare mio padre/Gassmann. Trovarsi in un’altra dimensione è stata un’esperienza nuova.

Accennavi a un artista come Alessandro Gassmann, che tipo di ‘segno’ ti ha lasciato vista la sua grande esperienza?
Mi sono trovato benissimo. Lui è stato veramente il protagonista perfetto e, almeno per me, ricoprire quella parte, non significa solamente avere il ruolo più importante all’interno del racconto,  ma anche tenere insieme tutte le componenti della squadra. Ha un ruolo anche dal punto di vista umano molto importante, Alessandro ha girato per quattro mesi, quasi tutti di notte, quindi è stata pure una serie abbastanza faticosa in quest’ottica. Osservavo come lui, con il passare dei giorni, arrivasse proprio a una trasformazione fisica nel volto e questo mi ha affascinato. È un attore molto generoso, che ha la capacità di mettere a proprio agio; in più è anche padre di un ventenne e immagino abbia messo in campo anche delle componenti personali, quando recitavo con lui avvertivo queste vibrazioni.

Luigi Fedele

Il primo episodio mi ha fatto pensare a “Padrenostro” di Claudio Noce e a quella generazione di padri che quasi si imbarazzava nell’esprimere fisicamente l’affetto… Questo aspetto viene affrontato nella serie?
È una tematica fondamentale all’interno di “Io ti cercherò” e lo mostra molto bene il personaggio. È una serie che mette in discussione pure il fattore della mascolinità e probabilmente anche Valerio inizia a porsi domande in tal senso quando prova questo dolore immenso. L’attraversamento della morte e la ricerca di sé ti fa comprendere che magari, a volte, una carezza è molto più importante dell’orgoglio.

Emerge tantissimo la questione della famiglia, il suo valore…
C’è una frase molto significativa, in un altro mio voice-over, che mi ha fatto riflettere: «la famiglia è come le dita di una mano, non importa che una sappia cosa fa l’altra, l’importante è che restino unite». Credo che questo sia un concetto bellissimo, come se la famiglia fosse una sinfonia: è bello che ci siano note e strumenti diversi all’interno di un nucleo familiare. Pur appunto non sapendo cosa stia facendo un violoncello, un contrabbasso piuttosto che una chitarra, il fattore essenziale è accordarsi e suonare in armonia.

Io ti cercherò Alessandro Gassmann

Il tuo Ettore, sempre in voiceover afferma: «nella vita bisogna avere coraggio, che non vuol dire non avere paura, ma combatterla». Quanto senti tuo questo approccio?
La paura è un sentimento che è dietro l’angolo, anche per noi giovani è comune rispetto alla visione del proprio futuro e alla possibilità di riuscire a fare quello che uno desidera. Affrontarla significa avere coraggio ed è ciò che fanno tanti protagonisti di questa serie: Ettore nel lottare fino in fondo in quello in cui crede, prendendo posizione di fronte alle ingiustizie e nell’essere convinto di poter appunto combattere per trovare il proprio posto nel mondo e per rendere questo mondo un luogo un pochino migliore.

Luigi Fedele Io ti cercherò

Valerio, allo stesso tempo, non si ferma, ricerca la verità mettendo a rischio qualsiasi cosa, il che non è affatto semplice a cinquant’anni.

Luigi Fedele e la decisione di fare l’ attore

Per ciò che ti va di raccontare, quando hai deciso di fare l’attore (soprattutto all’inizio dal punto di vista genitoriale può essere vista come una strada che comporta una certa preoccupazione), i tuoi come si sono rapportati?
I miei non sono collegati al mondo della recitazione e dell’arte in generale, però mi hanno sempre supportato e incoraggiato. Credo abbia contribuito anche il fatto di aver preso parte a delle esperienze dal punto di vista professionale di alta qualità.

La formazione

Luigi, allargando la prospettiva al tuo percorso, cosa ti hanno lasciato gli studi all’Accademia Silvio d’Amico?
Mi sono diplomato da poco.

Luigi Fedele Accademia Silvio d’Amico
La locandina del saggio di diploma in Accademia

È stata un’esperienza che rifarei assolutamente. Tra l’altro sono entrato in accademia dopo aver lavorato già per il grande schermo per cui l’ho scelta volutamente perché era il percorso che potesse completarmi. Ritengo che mi abbia dato diverse possibilità pure sul piano della creatività. In più ti fa lavorare tanto sulla voce, fornisce maggiore consapevolezza nell’uso del corpo e quindi di te stesso.

Hai fatto teatro in passato, c’è qualcosa che ti sta stimolando per pensare a un ritorno sulle tavole del palcoscenico?
Mi piacerebbe tenere aperte tutte le strade, compresa quella teatrale, che ti fa crescere moltissimo pure per il tipo di lavoro che si effettua sul testo, oltre all’aspetto del rapporto diretto col pubblico.
Vorrei lavorare coi grandi registi che ci sono oggi, come Latella; ma, parallelamente, avere anche l’opportunità di creare delle drammaturgie originali, magari con una squadra composta da coetanei per vedere cosa succede, che sguardo riusciamo ad offrire e se riusciamo ad apportare anche qualche ventata di freschezza.

Luigi Fedele Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico
La classe d’Accademia

Gli insegnanti

Quali sono stati gli insegnanti che più ti hanno formato?
Il più grande maestro per me è stata un’attrice, Barbara Valmorin. Ho cominciato con lei ad abbracciare questo mestiere. Ricordo che dopo “La pecora nera” iniziai ad andare da lei, che mi ha fatto appassionare ancora di più a questa professione e a godere di tutto ciò che fosse diverso da me. Abitava vicino via dei Coronari e una volta mi disse di salire su questo questo autobus che faceva un tragitto molto lungo per Roma, partendo dal centro, passando per i Parioli e poi fino alla periferia. L’esercizio consisteva nell’osservare chi entrava e chi usciva, quindi dal signore del centro che finisce di lavorare in giacca e cravatta fino a chi stava ai margini.
In Accademia, tra i tanti bravi con cui mi sono rapportato, sono particolarmente affezionato al lavoro di Massimiliano Civica anche per come concepisce l’attore.

Luigi Fedele Massimiliano Civica

A proposito della paura di molti nel recarsi a cinema e teatro, cosa pensi di poter dire per stimolarli a superare questo timore?
Io sto continuando ad andare e inviterei tutti i giovani, non solo della mia età ad andarci perché ne vale la pena. In più bisogna sostenere il settore, che è in difficoltà più di altri (molti teatri non riapriranno per ora).

Luigi Fedele e l’esperienza da regista

Luigi tu hai girato anche due corti come regista, hai intenzione di farne altri?
Sono profondamente innamorato di tutto il mezzo cinematografico, mi piace scrivere così come dirigere. Sinceramente penso di rimettermi dietro la macchina da presa e un’idea c’è già. Ripensando ai corti già realizzati, il primo l’ho fatto quando ero proprio un ragazzino, avevo 15-16 anni.

Luigi Fedele A volte Dio
“A volte Dio”

Puoi anticiparci qualcosa sui prossimi progetti?
Ci sono delle cose che sto portando avanti dopo il lockdown, però, per ora, mi godo l’uscita della serie.