di Maria Lucia Tangorra

“Matthias & Maxime” è il film con cui Xavier Dolan è tornato ai suoi temi cari, cerando anche di far evolvere il suo stile senza mai denaturarsi. Il lungometraggio è disponibile su MioCinema.it (dove troverete un vero e proprio omaggio all’enfant prodige, con gli altri titoli che compongono il suo folgorante percorso) e su Sky PrimaFila Premiere.

Matthias & Maxime: trama

Due amici d’infanzia si scambiano un bacio durante le riprese di un cortometraggio amatoriale. Il gesto, apparentemente innocuo, insinuerà in loro un dubbio persistente, minacciando l’unione della loro cerchia sociale e, alla fine, cambiando improvvisamente le loro vite.

Matthias & Maxime

Matthias & Maxime: cast

Oltre a Dolan, troviamo Gabriel D’Almeida Freitas, Pier-Luc FunkHarris Dickinson, Anne Dorval (attrice feticcio, presente in altre sue opere, tra cui il toccante “Mommy”), Marilyn Castonguay, Catherine Brunet, Adib Alkhalidey e Christopher Tyson.

Matthias & Maxime: trailer

Matthias & Maxime Miocinema

Il film è ancora disponibile per qualche giorno su MioCinema, nata il 18 maggio. Si tratta della «prima piattaforma che mette in relazione il pubblico appassionato al cinema di qualità, la sala cinematografica e l’universo digitale. Non una semplice piattaforma on demand, ma uno strumento dinamico per chi ama andare al cinema in grado di offrire oltre alla visione in sala, film in streaming, promozioni, contenuti originali, servizi, informazioni, masterclass, anteprime esclusive e altro.

Matthias & Maxime
“Matthias & Maxime”

Due gli obiettivi primari di MioCinema: creare la prima comunità del cinema d’autore in Italia, diventando un punto di riferimento per il vasto pubblico di appassionati, e contestualmente lavorare insieme alle sale ad un sistema integrato di offerta e comunicazione, che ribadisca il ruolo centrale del cinema come punto di riferimento sociale e culturale sul territorio» (dalla nota ufficiale).

Xavier Dolan si racconta

Per preparare il pubblico all’uscita e anche per soddisfare i super appassionati di quest’artista, è stato organizzato un incontro virtuale sulla piattaforma, moderato dal giornalista Fabio Ferzetti, che vogliamo condividere con voi.

Xavier Dolan parla di “Matthias & Maxime”

Nutrivo una gran voglia di recitare con questi attori, che, oltre a essere bravissimi, sono i miei migliori amici nella vita e sono stati alcuni di loro a suggerirmi di incarnare il ruolo di Maxime. Sono molto contento di aver seguito il loro consiglio perché altrimenti avrei perso un’occasione.

Matthias & Maxime
“Matthias & Maxime”

Xavier Dolan attore

Quando decidi di interpretare lui un personaggio? Lo sai dal primo momento?
Ho cominciato la mia carriera di attore a quattro anni; a un tratto il telefono non ha suonato più. Quando sei un bambino ti abitui a quell’ambiente così frenetico qual è il set cinematografico, quando non è avvenuto più, l’ho vissuto come una pena d’amore. Durante l’adolescenza ho recitato molto poco e quando ho avvertito il desiderio di scrivere un film l’ho fatto per me. In più il mio esordio, “J’ai tué ma mère” (storia di un giovane omosessuale e del difficile rapporto con sua madre), era molto personale per cui ho ritenuto che solo io avrei potuto incarnare quel ruolo.
Con gli anni, sento quando c’è una parte che potrei calzare a pennello, non cerco più di impormi, ma scrivo perché ho l’urgenza di raccontare la storia.

Il valore della libertà per Xavier Dolan

Quanto è importante la libertà che ti dà stare a contatto con le tue radici, intese anche come lingua?
Il quebecchese è una lingua unica, antica, che si è evoluta molto nel tempo e che assorbe tutto ciò che accade essendo molto vicini agli Stati Uniti. Non è un francese perfetto, ma molto contemporaneo, quasi da sopravvissuti.
La libertà è poter realizzare le storie che desidero narrare, lavorare con Marion Cotillard è stato come farlo con un’attrice del Québec nella misura in cui l’attore o l’attrice sono aperti dal punto di vista umano. Il francese di Jean-Luc Lagarce è a sé molto moderno e destabilizzante.

Matthias & Maxime
Foto tratta da “È giusto la fine del mondo”

Mi sento libero quando sono indipendente emotivamente e quando ho degli attori pronti ad aprirsi e a essere generosi sullo schermo per rappresentare le emozioni che voglio comunicare con la storia.

Xavier Dolan si esprime sull’esperienza “americana”

Visto che “La mia vita con John F. Donovan” non è andato benissimo, ritieni che ci saranno altre esperienze americane?
Perché no? Mi fa sorridere che questo film venga considerato americano, è canadese, in cui ci sono anche attori americani e inglesi, è stato girato in parte in Repubblica Ceca e pure in Canada. Sicuramente è un’opera canadese per quanto riguarda diversi aspetti, tra cui la produzione e la distribuzione. Non escludo la possibilità di tornare a lavorare negli Stati Uniti, però se dovessi reimbarcarmi in un progetto così grande e ambizioso, vorrei che fosse un film americano a tutti gli effetti.

Matthias & Maxime
“La mia vita con John F. Donovan” – backstage

Mi identifico molto nel ruolo del bambino, meno con quello di Donovan perché non ho quella parte tossica della celebrità. Avrei voluto esplorare maggiormente questo personaggio, nella sua intimità, nella malattia, in tutte le medicine che assume e del fatto che fosse sordo. Esistono diversi elementi che abbiamo dovuto togliere e che, probabilmente, se ci fossero stati, avrebbero reso questo personaggio molto più interessante e profondo. Se c’è una lezione che ho imparato è che la prossima volta dovrò esaminare in maniera più completa e attenta la sceneggiatura perché, a mio parere, i problemi che sono emersi sono dovuti a delle questioni di scrittura, che andavano affrontate in fase iniziale.

Xavier Dolan tra paura e coraggio

Tutto il tuo cinema dimostra un grande coraggio, c’è qualcosa che ti fa paura?
Non mi considero una persona così coraggiosa; quelle coraggiose sono quelle che, ad esempio, in questo momento stanno scendendo in strada in America per manifestare i diritti altrui. Sicuramente nei miei lavori ho assunto delle posizioni, prendendo le parti di coloro che sono “diversi”, di cercare di aprire la mente e gli occhi alle persone, invitando tutti a essere più tolleranti.

Sono tante le cose che mi fanno paura: il mondo che stiamo viviamo, sono preoccupato per il pianeta, la solitudine, ho paura di morire prima di aver raccontato tutte le storie che ho in mente. Ho paura di essere costretto a vivere in un mondo dove il Cinema, l’Arte, non siano visti più come qualcosa di necessario. Durante la pandemia, ci si è resi conto che si aveva bisogno delle cose basilari e abbiamo dovuto fare a meno per tanto tempo della cultura e del divertimento. Ecco, questo è un mondo che non mi piacerebbe vivere.
Nonostante io abbia tutti questi timori; la mia passione è molto più grande delle paure che posso nutrire anche perché ho scoperto di avere un filo diretto col mio pubblico. Anche se i miei film non sono sempre dei successi commerciali così importanti, ho il privilegio – del quale sono estremamente riconoscente – di comunicare direttamente con chi mi segue, in molti mi scrivono per dirmi della propria esistenza e questo è qualcosa di fondamentale.

Il periodo del lockdown

Come hai vissuto la chiusura di tutto a causa del covid?
Non sono stato completamente da solo durante l’isolamento perché ho scritto tantissimo. Senz’altro sono mutate diverse cose nel mondo; ciò che ci tocca più direttamente è l’incertezza su quando potremo tornare veramente a girare senza distanze e sulla distribuzione nelle sale.