Mauro Ferrucci: l’intervista.

Alla fine degli anni ‘80 nel Veneto c’erano più club che in tutto il resto d’Italia, l’house music
cominciava a incantare il pubblico della penisola e Mauro Ferrucci con gli amici della scuola
veneta cavalcavano l’onda di questa nuova cultura notturna. Dalla New Wave all’House,
Mauro attraversa un pezzo di storia della musica, la fa sua e diventa un Dj richiesto ed
apprezzato in tutto il mondo. È fondatore della Airplane! Records, con la quale scopre e
lancia, tra gli altri, Tommy Vee col quale oggi fa coppia fissa. Nel 2004 vince a Sanremo il premio come migliore produttore in un tempo nel quale questo riconoscimento veniva dato a
pochissimi.
Gentile, appassionato e innamorato della musica, della vita e della sua famiglia, Mauro
Ferrucci si racconta in un viaggio di trent’anni dietro la consolle.

 

Dalla New Wave all’House. Facciamo un po’ di chiarezza: cosa intendi quando parli di
new wave, quali sono i gruppi di riferimento? Come è avvenuto il passaggio all’House
music? C’è stato un album, una traccia, un artista che ti ha trasportato su questo
nuovo pianeta, forse neanche così lontano?

Erano i primi anni 80, e si respirava un’aria di novità incredibile. Nuovi sintetizzatori, i primi
campionatori, e sicuramente ciò che più sconvolse il “sistema” furono i multitraccia. Ovvero i
registratori che ti permettevano di ricreare uno studio discografico in casa. I primi a iniziare il
cambiamento furono da Peter Gabriel a Thomas Dolby, dai Bauhaus ai Joy Division. Si
iniziarono ad usare drum machine al posto dei batteristi, campionatori invece di orchestre…
e tutto ebbe inizio…

 

Fin da piccolo la musica è sempre stata al centro della tua vita, ma qual è stato il
momento in cui hai capito che sarebbe stata lei a pagare le bollette? Il punto di non
ritorno.

Quando per la prima volta, mi pagarono per far ballare la gente… a me… che ero disposto
ad pagare per lavorare, che avrei speso per poter fare il DJ.

 

Pensi sia cambiato il modo di fare festa dagli anni ‘90? Pensi che il pubblico abbia
esigenze diverse?

Sicuramente il divertimento e l’approccio al ballo: è percepito in maniera totalmente
diversa. Un tempo si entrava in un club per farsi trasportare in un’altra dimensione…
Oggi è l’utente che ti chiede la musica. Ovvero chiede di guidare lui… il che è un
paradosso.

 

Hai girato i club di tutto il mondo, quale ti ha impressionato di più? In quale ti senti a
casa? Qual’è stata la folla più grande di fronte alla quale hai suonato? E la più
esagitata?

Quella che considero casa, è certamente la Villa delle Rose a Riccione. Quello che mi ha
impressionato di più è il Blue Marlin Ibiza, che da una spiaggia, ha saputo crescere, fino a
diventare la consolle frequentata dai più grandi Djs del mondo. La folla più grande,
sicuramente il carnevale di Venezia, con un’affluenza irripetibile; la più esagitata in assoluto
il Movida di Jesolo.

 

La tua carriera è cominciata in un tempo in cui ad avere il cellulare erano ancora in
pochi. Come hai vissuto questa rapida evoluzione tecnologica?

La tecnologia è la mia confort zone. Per cui non è mai stato un problema. È certo che i
social però hanno tolto la genuinità alle folle e spostato l’attenzione dall’ascolto ed il
trasporto tramite la musica, alla concentrazione sulle storie di Instagram.

 

Qual è l’elemento che trovi sia più cambiato nella produzione musicale?

Ai tempi noleggiare uno studio costava decine di milioni, e solo i professionisti potevano
produrre un disco. Oggi lo fa mio Figlio di 6 anni in 5 minuti. Come ogni medaglia ha due
facce: una bella e purtroppo una bruttissima.

 

Sei un nostalgico del vinile?

Assolutamente no. Anche se vorrei renderlo obbligatorio nei club, per lasciare a casa il
90% dei nuovi diggeis.

 

Quali pensi siano gli artisti più promettenti del panorama musicale contemporaneo?

Peggy Gou sicuramente, ma di interessanti ce ne sono a centinaia nel Mondo.

 

Rivoluzione Spotify: ormai la musica sembra alla portata di qualsiasi orecchio. Come
funziona per te oggi la ricerca musicale, quali sono i tuoi canali preferenziali?

La mia ricerca è quella di sempre: chiudo gli occhi , e vince la pelle d’oca.
Per quanto riguarda la facilità nel reperire la musica la ritengo una malattia… Grave.

 

Dal punto di vista dell’artista invece, come ha influito sulle tue uscite questo nuovo
potentissimo canale di comunicazione?

Con meno interesse. Oggi un disco dura meno di un gatto in autostrada. Tra 20 anni, ci si
renderà conto che non ci ricorderemo di nessun brano del 2019. Ma quelli dei decenni prima
resteranno per sempre. La musica eterna finisce con lo streaming, anche se lo stesso rende
quella già eterna, ancora più grande.

 

Oltre la strumentazione la rivoluzione digitale ha investito anche la sfera sociale.
Come ti rapporti con i social? È stato facile proiettarsi in un mondo in cui la sfera
personale, intima, è così esposta, a volte più della propria musica?

Io sposato con una che riceve migliaia di messaggi all’ora (Alice Basso)? Mi apostrofano Dj, ma meno dell’uno percento conosce ciò che ho fatto o rappresento. Questo è il mondo di oggi…

 

Relax in famiglia, come ti piace passare il tempo quando sei con la tua compagna e il
piccolo Brando? E quando invece vuoi dedicare del tempo solo a te stesso? Dove ti piace passare le vacanze?
Io con mio Figlio, gioco con tutto: da “ indovina chi?” a mixare con la consolle. Il mio tempo
è per la mia Famiglia, non c’è nulla di più sublime; le vacanze? Con mia Moglie e i miei Figli!

 

Se potessi mangiare soltanto una pietanza per il resto della tua vita, quale
sceglieresti?

Sushi.

 

È in arrivo un altro bambino nella tua famiglia, pensi sarà difficile conciliare la vita
notturna con questo nuovo arrivo?

Il Fratellino di Brando, Morgan, arriverà tra poche ore. Il rapporto col lavoro? Ciò che faccio
ormai da 6 anni: tornare a casa ASAP!

 

Le tappe nel tuo prossimo futuro? Una cosa che vorresti fare assolutamente prima di
morire?

Le tappe un po’ troppe da menzionare. Cosa vorrei prima di andarmene? Passare qualche
anno con la mia Famiglia, in giro per il Mondo a cercare di aiutare, in qualche modo, chi non
ha avuto fortuna come noi.

E che la musica non si fermi mai.

 

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