di Maria Lucia Tangorra

Capita raramente che un live action possa conquistarti con tre brevissimi estratti, tanto più se sei cresciuto col ricordo molto positivo del film d’animazione. Con “Mulan” di Niki Caro è stato amore a prima vista. Le tre sequenze mostrateci in anteprima sono state in grado di creare delle alte aspettative e di trasmetterci il polso dell’operazione, dimostrandoci anche come il percorso della regista neozelandese ben si inserisca nella realizzazione di questo lungometraggio. Distintasi in particolare con la sua seconda opera, “La ragazza delle balene” (insignita di ben 27 premi internazionali, tra cui il premio del pubblico in prestigiosi festival cinematografici come quelli di Toronto, Sundance, Rotterdam), la Caro con determinazione e trasporto ha affrontato l’impresa di trasporre per il grande schermo l’epica storia della leggendaria guerriera nell’omonimo film Disney del 1998, che già aveva affascinato gli spettatori di allora per il modello di donna e i valori che veicolava.

La nostra giovane protagonista «senza paura rischia ogni cosa per proteggere la propria famiglia e il proprio Paese, diventando uno dei più grandi guerrieri che la Cina abbia mai conosciuto. Quando l’Imperatore della Cina decreta che un uomo per ogni famiglia dovrà arruolarsi nell’Armata Imperiale per difendere il Paese dall’attacco di invasori provenienti dal Nord, Hua Mulan, la figlia maggiore di un rispettato guerriero, prende il posto del padre malato. Dopo essersi travestita da uomo ed essersi arruolata con il nome di Hua Jun, Mulan verrà messa alla prova in ogni momento del suo cammino e dovrà trovare la propria forza interiore e dimostrare tutto il suo autentico potenziale. Nel corso di questo epico viaggio si trasformerà in una stimata guerriera guadagnandosi il rispetto di una nazione riconoscente e l’orgoglio di un padre» (dalla sinossi ufficiale).

Vi raccontiamo l’incontro svoltosi a Milano in cui la regista ha spiegato il proprio approccio verso questo grande classico, sfatando anche dei luoghi comuni tra donne e scene d’azione.

Abbiamo conosciuto questa storia grazie al classico Disney…

La prima cosa che mi ha sorpreso è stato capire che l’amatissimo film animato non è l’originale perché il personaggio di Mulan si ritrova in un’antichissima ballata cinese che risale al Settecento. Si tratta di una storia che conosce ogni singolo bambino in Cina e per me è stato stimolante cercare di capire come rendere questa figura leggendaria in un live action nel 2020. Volevo onorare sia il film di animazione Disney, ma anche la ballata originale e capire come meglio rendere questa ragazza che si traveste da uomo per sostituirsi al padre in combattimento. È stato un privilegio poterlo fare, il mio compito era rendere reale questo viaggio.

Nelle tre sequenze abbiamo potuto cogliere la forza della recitazione senza parole e dei primi piani stupendi. Come sei arrivata a trovare Yifei Liu per il ruolo della protagonista?

Abbiamo cercato in lungo e in largo, in ogni piccolo villaggio cinese, oltre che in tutto il mondo. Dopo un anno ci mancava ancora la persona giusta ed era fondamentale non sbagliare questa scelta per cui abbiamo ricominciato contattando anche le attrici che al primo giro, per un motivo o per un altro, non erano disponibili. Sia io che l’interprete su cui è ricaduta la scelta crediamo che lei sia nata per essere Mulan.

“La tigre e il dragone” (film wuxia diretto da Ang Lee) è fondamentale per noi occidentali perché è stato un ponte con la cultura orientale. Che cosa ha comportato il coinvolgimento di Bill Kong (produttore esecutivo di entrambi) nel progetto di “Mulan”?

Bill è la prima persona a cui ho parlato di questo film e per me è stato come un mentore durante la lavorazione. Anche se ho amato il suo prodotto precedente, vent’anni dopo mi è sembrato necessario affrontare una tematica del genere in un modo completamente diverso. Questa Mulan doveva essere un po’ più radicata nel terreno e adottare un atteggiamento più fisico nel modo di muoversi, anche rispetto a ciò che può fare una giovane donna. Nella maggior parte delle scene Yifei non ha avuto bisogno di controfigura. Sa usare di spada, andare a cavallo, ma sa anche cantare.

Un cambiamento rispetto al film d’animazione c’è stato: manca il personaggio memorabile del goffo drago Mushu (doppiato in originale da Eddie Murphy)…

Nel classico disneyano è leggendario, per cui per me era impossibile ricreare un personaggio come lui. Proprio per un senso di rispetto e puntando nel live action su una storia che fosse vera, intima e al contempo epica, abbiamo preferito non inserirlo. Va detto, però, che anche nel nostro lungometraggio ci sarà la cifra umoristica.

Cosa è riuscita a portare dell’originale con sua sorpresa?

La sequenza in cui si combinano i matrimoni. In più, inizialmente, in sceneggiatura non era prevista la scena della valanga e ho voluto aggiungerla.

Una signora regista si traveste da uomo quando deve dirigere scene d’azione?

Sta cercando di chiedere a una donna regista come possa riuscire a fare un film d’animazione? Messaggio per l’Italia: non c’è stato nulla di più naturale per me!  Non avevo mai fatto prima film di questo genere e vorrei continuare a farlo. Non si è cavalcata l’idea “cool” che si possiede su questo filone; tutte le scene d’azione sono incentrate sulla figura di Mulan, sulla sua anima e sulla sua storia.

Cosa vorrebbe dire al pubblico con questo film?

Sulla spada del padre di Mulan sono incisi tre caratteri cinesi: «leale, impavido e sincero». Lei dà prova di essere leale e impavida e solo quando mostra la sua vera identità riesce a essere sincera e quindi magnifica fino in fondo. Vi è una battuta detta dal personaggio Xianniang interpretato da Gong Li: «è impossibile che una donna guidi un esercito di uomini». È ciò che ho cercato di fare non fingendo di essere un maschio, ma esprimendo tutta la mia essenza femminile.

Disney’s MULAN..Photo: Film Frame..© 2019 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved.

Come ci si sente dopo mesi di lavoro a pensare: tutto questo l’ho fatto io?

Vorrei potervi mostrare una scena: a un tratto durante l’addestramento militare viene assegnato un compito a Mulan che gli altri giovani non sono riusciti a svolgere; lei ce la fa. La steadycam segue Mulan mentre arriva in vetta coi secchi di acqua. Io mi sono sentita così.

Come mai lei ha deciso di intraprendere questo lavoro e di portarlo a termine con tutta questa determinazione?

Non prendo mai in considerazione nessun progetto a meno che non mi ritenga la persona giusta. Anche ne “La ragazza delle balene” si parlava di leadership e mi ha portato a interrogarmi sul senso di essere leader perché in fondo quando fai un film con 900 persone è una bella prova, che ho cercato di affrontare da guerriera con grazia.

Vi siete documentati sul contesto cinese?

Ci tengo sempre a fare un lavoro che vada in questa direzione. Mi impegno sempre in ricerche molto approfondite perché avverto una responsabilità. Ho imparato anche che più si va sullo specifico culturale più si arriva all’universale basti pensare all’assoluta devozione verso la famiglia (dimostrata da Mulan).

Non resta che attendere il 26 marzo e godersi al cinema la visione di un kolossal con tutte le carte in regola.

https://www.youtube.com/watch?v=Ms_O-tj4GeE