Ogni anno il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale: vi consigliamo 10 opere tra film e serie tv da vedere assolutamente, sia famose che meno conosciute, per cercare di riflettere sul tema della malattia mentale

La Giornata Mondiale della Salute Mentale (World Mental Health Day) fu istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH) insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Rappresenta un’occasione per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie mentali ed esprimere solidarietà alle persone affette da queste malattie, oltre che ai loro familiari.

Il tema scelto per quest’anno è quello dell’accesso ai servizi (investimenti economici, servizi territoriali alla persona, welfare, il rispetto dei diritti umani, posti letto, spese per antidepressivi ecc.) e ha l’obiettivo di accendere i riflettori sull’importanza di questa politica sanitaria a livello mondiale.

Mental Health for All Greater Investment – Greater Access. Everyone, everywhere” è il claim 2020, che invita tutti all’azione ed evidenzia la necessità di maggiori investimenti nella salute mentale al livello globale, sia durante questa emergenza sanitaria che in seguito.

Da sempre Cinema e Psichiatria vanno a braccetto: il primo cerca di raccontare la seconda nel modo migliore possibile, probabilmente poiché entrambi condividono lo stesso concetto, e cioé quello delle emozioni, delle storie e dei comportamenti umani.

In questo articolo vogliamo consigliarvi 10 film e serie tv che parlano di malattie mentali: depressione, disturbo bipolare, schizofrenia, opere famose e meno conosciute, ma da vedere necessariamente per comprendere al meglio questo mondo e cercare di capire i meccanismi del nostro cervello.

Mr. Robot” – USA Network, 2015

Una delle migliori serie tv degli ultimi 10 anni, interpretata magistralmente da Rami Malek, nei panni di Elliot Alderson, un genio hacker che soffre di fobia sociale e schizofrenia, reclutato dal misterioso Mr. Robot (Christian Slater) per entrare a far parte di un gruppo di hacker che sta per tentare il più grande attacco della storia. Elliot fa visita regolarmente alla sua psichiatra, e durante le sedute e con l’evolversi dello show si scopre che il giovane hacker soffre anche di un Disturbo Dissociativo dell’identità (DID), che ha sviluppato per far fronte a gravi traumi infantili.

Rami Malek ci regala un’interpretazione incredibile, che gli è valsa un Emmy Awards e diverse candidature ai Golden Globe: la sua rappresentazione di Elliot è perfetta e ci mostra la prospettiva dall’interno di una persona che vive con il DID, facendoci ascoltare e provare ciò che Elliot, personaggio sensibile ed estramente fragile, vive in prima persona, soprattutto nell’ultima stagione, in cui ci regala un’interpretazione di una profondità strepitosa. Elliot si rivolge allo spettatore come “amico”, ma noi stessi non siamo del tutto consapevoli dell’esistenza delle sue molteplici identità, che interagiscono tra loro con il passare del tempo, riuscendo persino a sperimentare una negazione totale della realtà. Un ottimo esempio di narratore inaffidabile.

Qualcuno volò sul nido del cuculo” – Miloš Forman, 1975

Sicuramente uno dei capisaldi della storia del cinema, inserito dall’American Film Institute al 33° posto della classifica dei Migliori 100 film di tutti i tempi, tratto dal romanzo del 1962 di Ken Kesey, vincitore di cinque Premi Oscar come Miglior Film, Miglior regia, Miglior Attore (Jack Nicholson), Miglior attrice (Louise Fletcher) e Migliore sceneggiatura.

Prodotto da Michael Douglas e con protagonista uno straordinario Jack Nicholson nei panni di Randle Patrick McMurphy, un carcerato che si fa internare per sfuggire alla prigione facendo finta di essere pazzo. Il suo comportamento risulta fin da subito disturbante, irrispettoso e instaura una guerra con la perfida infermiera caposala Mildred Ratched (Louise Fletcher), diventata uno dei personaggi più iconici del cinema. Il film denuncia il trattamento disumano a cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali e il comportamento discriminatorio da parte dei sanitari nei confronti dei malati.

Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2020

Da questo film è stata tratta la serie tv originale NetflixRatched“, creata da Ryan Murphy e uscita in streaming da qualche settimana: una sorta di prequel del film che svela le origini della malvagità dell’infermiera Ratched, interpretata nella serie dalla bravissima Sarah Paulson.

Horse Girl” – Jeff Baena, 2020

Il titolo potrebbe ingannare, ma non si tratta solo di un film su una ragazza che ama i cavalli. Racconta la storia di Sarah (Alison Brie), una giovane e introversa donna con una passione per una serie tv paranormale, che lavora in un piccolo negozio di tessuti. Ma le capitano cose strane: si risveglia nel cuore della notte in luoghi che non ricorda di aver raggiunto, sogna persone che non ha ancora incontrato e, dopo un po’, comincia a credere di essere stata adottata dagli alieni.

Il film, presentato al Sundance Film Festival 2020, è stato scritto dalla stessa Alison Brie insieme al regista Jeff Baena ed è basato sulla reale storia familiare dell’attrice, fatta di schizofrenia paranoide e depressione. La pellicola è astratta e surreale e racconta le vicende di una ragazza che lotta con tutte le sue forze contro la sua malattia mentale. P.s. Se soffrite d’ansia, guardatelo con qualcuno di cui vi fidate e con cui potete parlare liberamente.

Olive Kitteridge” – HBO, 2014

Jack: “Dammi una ragione per alzarmi la mattina.
Olive: “Non ce l’ho. Aspetto che muoia il cane così posso spararmi un colpo in testa.

Miniserie HBO vincitrice di ben 8 Emmy Awards tra cui Miglior Miniserie e Miglior Attrice al premio Oscar Frances McDormand, basata sulla raccolta di racconti di Elizabeth Strout, vincitrice del premio Pulitzer nel 2008. Protagonista è Olive, una severissima madre e insegnante di matematica ormai in pensione che lotta contro la depressione. La serie affronta 25 anni di vita di Olive, una donna cinica e realista che scherza spesso sulla sua malattia e sul suicidio, che non va d’accordo con nessuno per via del suo difficile carattere ma che salva sempre tutti, una sopravvissuta che riesce sempre a rialzarsi nonostante la vita le si metta sempre contro.

Il cast è composto da attori di altissimo livello: oltre al già citato Murray, vi sono Richard Jenkins, (nei panni di Henry, marito di Olive, uomo premuroso e gentile), John Gallagher Jr. (che interpreta Christopher, figlio di Olive, il quale sente fortemente il peso della figura materna), Zoe Kazan, Rosemarie DeWitt (che interpreta una madre con disturbo bipolare) e Peter Mullan.

Please Like Me” – ABC2, 2013

Serie tv australiana creata da Josh Thomas, che ne è anche l’interprete principale. Segue un arco narrativo di 20 anni di vita, quella di Josh, che cambia radicalmente quando la sua fidanzata lo lascia poiché lo crede gay. Nel frattempo, la madre di Josh, divorziata dal marito, cerca di suicidarsi ma fallisce, così il giovane è costretto a trasferirsi da lei per prendersene cura e sua zia è un’irritante bigotta.

Nello show, composto da quattro stagioni (le trovate su Netflix), vengono affrontati diversi argomenti, come la scoperta di se stessi, la depressione e il suicidio. La serie è un’emozionante rollercoaster che vi farà ridere ma anche piangere a dirotto: “Please Like Me” esplora, infatti, i problemi reali della vita, con un tono umoristico dal sapore dark ed è sicuramente da non perdere.

Il genio della truffa” – Ridley Scott, 2003

Nicolas Cage interpreta Roy, un “artista” della truffa che lavora con il suo protégé Frank (Sam Rockwell) per raggirare e rubare un sacco di soldi alle persone. Ma, nonostante sia abile nelle truffe ai ricchi, lotta in altri aspetti della sua vita: soffre, infatti, di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), agorafobia e di attacchi di panico, che gli rendono difficile lasciare il suo appartamento o addirittura aprire la porta.

Quando scopre di avere una figlia di 14 anni, il suo mondo viene sconvolto ed è costretto a valutare le sue scelte di carriera e il suo stile di vita isolato, anche se il suo comportamento e le sue nevrosi sembrano affievolirsi. Ma tutto non è rose e fiori come sembra. Matchstick Men” (titolo originale) è una rappresentazione schietta e pulita dei rituali e dei comportamenti di qualcuno che convive con il disturbo ossessivo compulsivo.

Homeland” – Showtime, 2011

Il disturbo bipolare è stato rappresentato in numerosi film e divinamente in diverse serie tv (da “E.R.” a “Shameless“), ma sicuramente Claire Danes ha fatto la sua parte con l’interpretazione dell’agente della CIA Carrie Mathison. Ha sconfitto i terroristi più malvagi al mondo, salvato il Paese dalle minacce peggiori e, allo stesso tempo, combattuto contro il disturbo bipolare.

Nel corso delle 8 stagioni che compongono “Homeland“, abbiamo visto una Carrie che ha affrontato ogni aspetto della sua condizione: dalle liti in famiglia, con la sorella psichiatra e il padre che soffriva della sua stessa malattia, poiché aveva smesso di prendere i farmaci per lavorare meglio e avere le sue “intuizioni” geniali, agli episodi psicotici, agli alti emotivi e gli episodi depressivi, agli avvelenamenti da parte del nemico, fino all’elettroshock per curarsi ma anche alla sua brillante carriera quando la sua salute era sotto controllo. Lo show ha sempre mostrato la cruda realtà del disordine bipolare, che influenza ogni aspetto della vita di chi ne soffre, inclusa la maternità, la vita sentimentale e il lavoro. Claire Danes ha vinto diversi Emmy Awards e Golden Globes per la sua interpretazione di un personaggio così complesso, dalle mille sfumature.

BoJack Horseman” – Netflix, 2014

Potrebbe sembrare solo un cartone animato, ma lo show di Netflix è stato elogiato per la sua attenta gestione di temi importanti riguardanti le dipendenze e la salute mentale. La serie animata segue le vicende della star televisiva degli anni ’90 BoJack (Will Arnett) e delle sue lotte con la dipendenza, le relazioni e il mantenimento del suo status di celebrità. Ma la serie è notoriamente conosciuta per la sua rappresentazione accurata della depressione.

Molte persone infatti, lo ritengono una delle rappresentazioni più realistiche della convivenza con ansia e depressione. Esso, infatti, descrive i lati peggiori della depressione, in particolare nel personaggio di Diane (Alison Brie), la cui lotta con questa malattia rappresenta una parte potente dello show. Contrariamente al classico cliché della tipica “vita bella e tragicamente triste”. “BoJack Horseman” mostra cosa significa sentirsi insensibili, vuoti, senza preoccuparsi di nessuno o di niente per lunghi periodi di tempo, pur avendo alcuni momenti di stabilità, in cui sembra così difficile far funzionare le cose.

Atypical” – Netflix, 2017

Una commedia emozionale che segue le vicende di Sam (Keir Gilchrist), un adolescente che soffre della Sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo imparentato con l’autismo, mentre è alla ricerca dell’amore e affronta i grandi cambiamenti nella sua vita verso l’età adulta. Oltre a imparare a soddisfare le esigenze di Sam, la sua famiglia è alle prese con l’adattamento agli imprevisti quando sorgono problemi come l’infedeltà e la sessualità all’interno della famiglia.

La serie vuole aumentare la consapevolezza su ciò che le persone con autismo attraversano, oltre a mettere in risalto le vite dei caregiver e anche le loro lotte: sua madre (Jennifer Jason Leigh) lotta per permettere a Sam di essere indipendente, mentre suo padre ha difficoltà ad accettare le condizioni di suo figlio.

Still Alice” – Richard Glatzer e Wash Westmoreland, 2015

Tratto dal romanzo “Perdersi” della neuroscienziata Lisa Genova, il film vede come protagonista Julianne Moore (vincitrice del premio Oscar e del Golden Globe come Miglior Attrice), nei panni di Alice Howland, una professoressa di linguistica di successo della Columbia University a cui viene diagnosticata la malattia di Alzheimer dopo il suo 50° compleanno. Tutte le sue certezze crollano, facendola diventare una donna fragile e indifesa, anche agli occhi della famiglia che l’ha sempre vista come un pilastro.

La rappresentazione della demenza è tristemente realistica; la pellicola segue la professoressa mentre la malattia si insinua dentro di lei e prende il sopravvento sulla sua vita, così Alice decide di fare affidamento al suo telefono cellulare per mantenerla connessa e organizzata. Le persone che soffrono di demenza o Alzheimer hanno dichiarato che “Still Alice” è “come guardarsi allo specchio“. Un film straordinario per chiunque voglia capire come ci si sente a convivere con la malattia di Alzheimer.

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