di Luca Forlani

La comicità e la satira sono da sempre strumenti importanti per raccontare il presente, dissacrandolo.

Paolo Ruffini, attraverso la leggerezza, ha saputo costruirsi una cifra personale intrisa di intelligenza e – mi perdonerete il paradosso – profondità. Una carriera tra cinema, televisione e teatro che gli ha permesso di mettere in luce un talento istrionico. Ruffini negli anni ha dimostrato di essere un attore purosangue capace di ironizzare anche su temi delicati. Il suo documentario Up & Down – Un film normale – che racconta il dietro le quinte dello spettacolo teatrale che lo vede sul palco con attori disabili – ha ottenuto il “Premio Kineo – diamanti al cinema” come miglior documentario per il sociale all’interno della settantacinquesima edizione della Mostra del cinema di Venezia e una menzione speciale ai Nastri d’Argento 2019. Inoltre, da tre anni è anche direttore artistico del Follonica Summer Festival, una manifestazione giovane e dinamica che anima l’estate della sua Toscana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Com’è andata questa terza edizione del Follonica Summer Festival?

Benissimo. Vedere così tanta gente felice mi ha riempito il cuore di gioia. Abbiamo avuto una partecipazione pazzesca da parte del pubblico. Rispetto alle scorse edizioni abbiamo aumentato la media del numero di spettatori per sera. Mi piace definirla una manifestazione schizofrenica: una sera c’è stato il concerto di Fiorella Mannoia, quella dopo si è esibita Myss Keta e quella dopo ancora abbiamo avuto Antonello Venditti. Detesto, da sempre, qualsiasi tipo di classificazione o etichetta.

Un festival per tutti i gusti…

Volevo scardinare noiose convenzioni e organizzare una manifestazione poliedrica, sfaccettata e popolare. Quest’anno lo slogan è stato “Sempre meglio”. E alla fine posso dire che gli obiettivi che c’eravamo prefissati sono stati raggiunti. Inoltre, credo che Follonica abbia tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per la costa toscana e non solo.

Nella programmazione di questa edizione ha trovato spazio persino il
prestigioso Premio Persefone…
Sono gli Oscar del teatro. Gli organizzatori mi hanno manifestato l’interesse di essere ospitati al Follonica Summer Festival e io ho accettato con piacere. È stato bello vedere sul palco i grandi protagonisti del teatro italiano. Ho voluto che questa serata fosse a ingresso gratuito proprio per permettere a chiunque di assistervi. Sono orgoglioso che l’evento sia stato trasmesso da Rete 4.

A proposito di teatro, Up & Down è uno dei più grandi successi teatrali degli ultimi anni…
Nella prossima stagione teatrale ci aspettano altre 40 date. Ho voluto portare questo spettacolo in grandi teatri popolari particolarmente frequentati dalle famiglie. Inoltre, lo scorso Natale è stato trasmesso in prima serata su Italia 1 e il Moige ci ha premiato come trasmissione dell’anno. Sono felice di essere andato a Montecitorio a ritirare il premio.

Com’è nato questo progetto?

Qualche anno fa ho visto uno spettacolo con ragazzi disabili diretto da un mio amico, Lamberto Giannini, e ne sono rimasto folgorato. Per me il teatro è un posto dove succede qualcosa che resta impresso nella memoria. Questi ragazzi mi hanno insegnato a trasformare i limiti in occasione. Viviamo in una società che vuole vederci tutti uguali, in realtà siamo meravigliosamente diversi ed è questo che ci accomuna davvero. In teatro la diversità è una risorsa. Lavorare con persone down ti fa capire la bellezza di dire “Sì, io non sono normale”.

Quanto è complicato ironizzare su temi così delicati?

Credo che con intelligenza e sensibilità si possa scherzare su tutto. Mi emoziono quando vengono a teatro dei genitori con bambini down ringraziandomi di aver dato loro una speranza. In un momento così social dovremmo accorgerci che esiste una cosa che si chiama sociale e che ci riguarda molto di più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hai altri progetti in cantiere di carattere sociale?

Sto raccogliendo del materiale per realizzare un documentario sull’Alzheimer. Credo sia interessante raccontare e indagare questa malattia ancora troppo sconosciuta.

Oltre a questo documentario, cosa ti aspetta nel futuro?

Una stagione molto televisiva. Curerò come autore e conduttore La pupa e il secchione che tornerà su Italia 1 con alcune novità. Sarà un’occasione divertente per indagare il livello culturale di questo Paese. Inoltre, sto preparando un film da sceneggiatore e regista che credo vedrà la luce l’anno prossimo.

In Italia, c’è ancora spazio per la comicità?

Di questi tempi è molto difficile ridere e far ridere. Stiamo assistendo a un perbenismo dilagante ma non mi sembra che la morale si sia alzata, anzi. Riguardo spesso i film dei Fratelli Vanzina, lì si rideva davvero.