Ultima serata per il festival, ricca di emozioni e tensioni. Avremmo voluto riportare una fedele cronaca della finale di questa edizione ma la serata ha preso un’altra piega, sia fuori che dentro il Teatro dell’Ariston.

Ma partiamo dall’inizio. Baglioni apre la serata con una sua canzone del passato che, a volerci fare della facile ironia, contiene la frase “oggi è quasi un secolo di noia”. Sempre per quella convinzione per cui il direttore artistico si diverte ironicamente a lanciare messaggi non casuali. Ma non è così in realtà, sebbene, il tono di 24 canzoni nuove e alcuni momenti di intrattenimento non centrati, invitino alla distrazione.

 

Ma nel complesso si tratta di un festival riuscito e quello maggiormente a suo agio, e sempre in parte, risulta essere Claudio Baglioni.

A differenza dell’anno scorso la parte relativa allo show, quella prettamente televisiva, ha rivelato un po’ di fiacchezza, mentre quella relativa alla gara ha rivelato diversi momenti di vivacità.

Possiamo affermare che il numero di canzoni destinato a fare presa quest’anno è decisamente più elevato e come già accennato, le novità più rilevanti arrivano dagli artisti più nuovi: Mamhood, Achille Lauro, Ultimo, Ghemon, Motta, gli Zen Circus, gli Ex-Otago, i Boomdabash.

Menzione a parte per Daniele Silvestri, insieme a Rancore, che a fine serata ha incassato diversi premi speciali, tutti meritati. Menzione per Loredana Bertè che da vera leonessa si è mangiata il palco per tutte le serate, facendo valere il suo carisma e, infine, menzione per Arisa, che è arrivata alla finale con 39 di febbre. L’esecuzione ne ha risentito ma non sposta di una virgola la quantità di emozioni che la sua voce ha saputo regalarci durante tutto il festival.

Ospite d’onore Eros Ramazzotti che si è esibito in un coppia con Luis Fonzi (l’eroe di Despacito) e in un duetto storico con Claudio Baglioni sulle note di Adesso Tu, la canzone che ha vinto il festival nel 1986. Elisa è arrivata a rimpolpare il parco ospiti deliziandoci con una performance che includeva canzoni sue e un’accoppiata, anche qui, con Claudio Baglioni per ricordare Luigi Tenco con Vedrai Vedrai. Si è riaffacciato Lo Stato Sociale (secondi classificati lo scorso anno) fuori dal teatro, in compagnia di Renato Pozzetto, tutti insieme hanno strimpellato E La Vita E La Vita sul Red Carpet con l’attore milanese con in mano il classico sacchetto della spesa col quale si presentava nella sigla di coda di Canzonissima, varietà abbinato alla Lotteria Italia nel 1974.

Verso la fine è comparso il Mago Forest, a rinverdire il ruolo di un Bisio che ha faticato non poco, per sua stessa ammissione.

Per Virginia Raffaele è scattata la standing ovation quando si è esibita in un medley di Malika Ayane, Patti Pravo, Giusy Ferreri, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni, senza maschere e senza trucco, parodie pure realizzate con la sua faccia. Questo festival è stato un test importante per l’artista romana dal quale ha imparato come dosare e fin dove ampliare il perimetro delle sue risorse.

A fine serata è arrivata la sentenza. Terzi i ragazzi de Il Volo, secondo Ultimo, e Mamhood vincitore.

I risultati sono stati determinati al 50% dalla giuria popolare, al 30% dalla giuria di qualità e al 20 % dal parere della sala stampa, una ripartizione atta a contenere il voto popolare facilmente orientabile con un uso discutibile dei call-center come già accaduto in passato.

L’esito ha generato qualche inevitabile malcontento, specie in Ultimo (arrivato in testa ai favori del televoto) che in conferenza stampa post festival se l’è presa coi giornalisti rei, secondo il cantante, di aver caricato di significato una preferenza espressa da Matteo Salvini nell’ambito di un’intervista.

Il Ministro dell’Interno ha ulteriormente infervorato gli animi quando subito dopo il verdetto si è espresso in un tweet in cui dichiarava la sua insoddisfazione per il risultato. Inevitabilmente nelle ore successive, una semplice vittoria del festival si è trasformata in una polemica politica relativa alle origine in parte egiziane di Mamhood, che ricordiamo essere un ragazzo italiano, cresciuto intorno a Milano, con madre sarda.

Ma, del resto, viviamo in una campagna elettorale perenne.