Provocatoria, senza filtri e sfrontata. Su Netflix la serie Sex Education fa capire quanto sia importante parlare della propria sessualità, coinvolgendo lo spettatore in scene di vita quotidiana che riguardano tutti gli adolescenti e non solo.

Nonostante la grande sperimentazione nel mondo del cinema, spesso nelle serie teen il sesso è ancora un tabù e con Sex Education viene a crollare il muro del silenzio, con storie intrecciate che riguardano la sessualità degli adolescenti ma non solo, che fanno vedere le loro fragilità e la voglia di scoprirsi, tra imbarazzo, euforia e passione.

La serie ha la capacità di dimostrare come la libera espressione possa dar vita a un prodotto fresco, leggero ma allo stesso tempo profondo e di impatto, che fa riflettere su temi importanti senza rinunciare ad una buone dose di ironia.

Nonostante all’inizio si presenti come la classica serie americana, già a metà della prima puntata veniamo immersi in un’atmosfera che nulla ha a che fare con il teen drama comune. I personaggi, inizialmente stereotipati, crescono e si evolvono nel corso degli episodi, mostrando la propria complessità, tanto che diventa impossibile non identificarsi in qualcosa di ognuno di loro.

Ed ecco quindi che il protagonista, Otis, figlio di una sessuologa e problematico a causa del divorzio dei genitori, da emarginato timido e impacciato si improvvisa nella sua scuola psicologo e, grazie all’aiuto di Maeve, inizia ad aiutare i compagni con vere e proprie sessioni di psicoanalisi.
L’argomento è sempre lo stesso: il sesso.

E’ la stessa Maeve, dietro le quinte della psicoterapia dell’amico, che gestisce gli incontri e gli incassi, mentre cerca di far fronte alla sua vita che sta andando in pezzi. Abbandonata dai genitori e dal fratello, la sedicenne vive in una roulotte, pagandosi affitto e bollette e trovandosi di fronte a uno dei più grandi dilemmi che una giovane ragazza può avere: abortire o meno.

Ma, a differenza di qualsiasi altra serie, l’argomento non è trattato con la drammaticità che forse gli spetterebbe. Viene raccontata l’angoscia della protagonista, la difficoltà della sua scelta ed il sentimento contrastante verso il suo corpo, ma con un’aria leggera, spensierata, quasi fiabesca, tipica di tutti gli episodi.

E in una serie così non potevano mancare i riferimenti a due degli argomenti più trattati nella società di oggi: il femminismo e il mondo LGBT.

Nella quinta puntata si assiste ad una delle scene di solidarietà femminile raccontate nel modo più semplice, ma anche efficace, possibile. Una delle poche volte in cui un tema così importante non diventa al contempo pesante, ma viene presentato e rafforzato dall’azione di semplici ragazze che si uniscono contro il cyberbullismo, al grido di “It’s my vagina.

E poi Eric, che lotta contro la famiglia e i compagni di scuola per affermare la propria identità. Gay dichiarato, ama vestirsi nei modi più improbabili e originali. Eclettico, a tratti eccessivo, Eric è uno dei personaggi più riusciti della serie. Semplice e complesso al tempo stesso, mostra le sue debolezze e i suoi dubbi, esternandoli sempre con una forte ironia.

Dopo un’aggressione dovuta al suo modo di vestire e diverse pressioni da parte dei genitori per omologarsi al resto dei compagni, sceglie comunque se stesso, la sua vera identità, dando una prova del suo coraggio al telespettatore, schiaffeggiandolo per la sua paura di esporsi ma dandogli anche una carezza, per incoraggiarlo ad essere chi realmente è.

Con queste premesse, Netflix non poteva che annunciare una seconda stagione, che arriverà presto sulla piattaforma per la gioia di tutti coloro che si sono appassionati alla storia dei protagonisti.