di Maria Lucia Tangorra

“Sympathy for the devil” diretto da Guillaume de Fontenay è una di quelle opere in cui non puoi e non devi rimanere indifferente perché ti trascina con sé, creando una fortissima empatia. Il film (tit. originale “Sympathie pour le diable“) è stato presentato nella sezione Panorama Internazionale (che spesso, negli anni, ha offerto delle vere e proprie scoperte) del Bif&st 2020.

Sympathy for the devil film: sinossi

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro “Sympathie pour le diable” di Paul Marchand, il film racconta la storia di un uomo vulnerabile pur dietro la sua corazza di sarcasmo, fragile nonostante la sua spavalderia, forte malgrado le sue ferite. Paul Marchand si fa conoscere durante l’assedio di Sarajevo. Uomo sprezzante del pericolo, provocatore, attento e rigoroso nel raccontare gli orrori cui ha assistito, scrive queste celebri parole sulla sua auto, destinandole ai cecchini: «Non sprecate i vostri proiettili. Sono immortale»

Sympathy for the devil film

e «Morituri te Salutant”. Questo film racconta la storia della sua ribellione, di come questa sia progressivamente cresciuta guardando la gente normale intrappolata in una città sempre sotto assedio e assistendo all’apatia della comunità internazionale e all’indifferenza di alcuni dei suoi colleghi, per i quali la guerra non è altro che una ‘bella storia’. In questo film, ci immergeremo nella realtà di un corrispondente di guerra che ogni giorno si trova a fronteggiare brutalità, atrocità e ingiustizie. Attraverso momenti di euforia ed esperienze adrenaliniche, dilaniato nel proprio conflitto tra il senso del dovere e la sensazione di inutilità, questa è la storia di un uomo che finisce per rinunciare alla sua obiettività giornalistica e schierarsi. Per tutto questo pagherà il prezzo: prima di essere evacuato, perderà infatti un braccio sotto i colpi di un cecchino.

Sympathy for the devil: il trailer del film

Sympathy for the devil: recensione

Non era semplice trattare un argomento così delicato e duro per ciò che ha causato alla popolazione – e non solo; il tutto mentre sono in corso altri conflitti. Guillaume de Fontenay ci è riuscito benissimo (facendosi notare – prima si era occupato soprattutto di teatro e pubblicità), in primis grazie all’interpretazione del suo protagonista Niels Schneider, il quale si è aggiudicato il Premio Bif&st International per il Miglior Attore Protagonista, «per aver restituito a Paul Marchand, giornalista di guerra, tutta la sua adrenalina, la sua dolcezza, le sue scelte etiche, in un film che lascia senza fiato e trascina lo spettatore nelle strade brucianti della Sarajevo del ’92, all’inizio del lunghissimo e sanguinoso assedio» (dalla motivazione).

Sympathy for the devil
Il giornalista Paul Marchand

Niels Schneider si era distinto già in passato per alcuni ruoli, in particolare è tra gli attori feticci di Xavier Dolan. In “Sympathy for the devil” si può affermare che regga il film, non solo perché sono già la Storia con la lettera maiuscola e quella privata del giornalista a cui dà corpo a creare le basi di una sceneggiatura ben scritta e pensata per il pubblico, con l’intento di non mentire; ma è come se l’interprete francese naturalizzato canadese gli fornisse quel quid in più prendendoci per mano fino alla fine. Inizialmente, però, si riceve dalla sua durezza e intransigenza quasi uno schiaffo, è come se Paul Marchand voglia farsi conoscere piano piano perché, in realtà, lui stesso sta compiendo quel percorso. Di suo cerca la notizia, non attende in albergo che arrivi, tanto che si arriva a interrogarsi quale sia il limite nel fotografare i civili barbaramente uccisi.

Sympathy for the Devil
Vincent Rottiers nel ruolo del fotografo che lo accompagnava nei servizi sul campo

Man mano che il plot si dipana, si entra sempre più nel mondo di quella Sarajevo attraverso il suo sguardo giornalistico, ma cogliamo anche le tante dinamiche presenti tra i vari colleghi (provenienti da diverse nazioni e con sede nello stesso albergo) e a un tratto si arriva ad ammirarlo perché, nonostante il rischio, lui scelga di essere in prima linea, sfidando anche l’idea di scoperchiare un vaso di Pandora.

Sympathy for the Devil film

Questo lungometraggio non solo omaggia il giornalista e questo modo di fare giornalismo, ma ci fa avvertire quasi la mancanza di un approccio che arriva a preoccuparsi profondamente dei civili. La macchina da presa sta sui nostri protagonisti e muta l’avvicinamento ai corpi man mano che ci si addentra nel plot, rilanciando domande a cui si sente di poter rispondere innanzi tutto con la propria coscienza.

«In un paese in guerra, le persone perdono la camicia di forza imposta dalla loro educazione e dalle solite regole di condotta, le loro tendenze naturali vengono fuori e agiscono per istinto. Questo è ciò di cui parla il mio titolo, riferendosi al meglio e al peggio dell’umanità», ha dichiarato Paul Marchand. In “Sympathy for the devil” non si rincorre l’effettistica per far colpo – per quanto tutto sia ricostruito a regola d’arte; ci si trova di fronte alle luci e ombre dell’essere umano e senza mezzi termini.