Dal 22 febbraio sulla piattaforma Netflix tornano, con la nuova stagione di Suburra, Aureliano, Spadino e Lele e… i loro nuovi nemici, assetati di potere.

Roma, febbraio 2008. Il sindaco si dimette dalla carica pubblica, lasciando la città allo sbaraglio. Questo lo sfondo su cui si stagliano gli intrighi e la corruzione al centro di questa serie che presenta in modo crudo e diretto la realtà che si nasconde dietro alla politica, una realtà che forse dà fastidio, che non ci piace guardare ma pur sempre una realtà. È spaventosa Roma qui, sempre sul punto di inabissarsi.

Una serie che ha come protagoniste indiscusse la Capitale e Ostia, e che racconta, a chi osserva bene, la vicenda romanzata di Mafia Capitale.

La città diventa un personaggio, agisce ingovernabile, abbandonata a se stessa, sprofondata nelle sue viscere. Roma senza Papa e senza sindaco, senza punti di riferimento o gerarchie, travolge tutti, dalle camere del Vaticano alle periferie.

La seconda stagione riporta gli avvenimenti dei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma, a soli tre mesi di distanza dalla fine della prima.

Scritta da Barbara Petronio, Ezio Abbate e Fabrizio Bettelli e diretta da Andrea Molaioli e Piero Messina, la serie mostrerà la lotta tra Chiesa, Mafia e Comune che diventa ancora più serrata e intensa, con l’ingresso di nuovi personaggi con più fame di potere dei precedenti.

“Rispetto alla prima stagione”, dice il regista Andrea Molaioli, “la posta in gioco è sempre più alta, le posizioni da scalare sono sempre più alte. Le varie alleanze che si andranno a stipulare, anche grazie ai legami con la politica, muteranno per l’opportunismo e l’opportunità”.

Ci sarà però un’altra sostanziale differenza: questa, infatti, sarà la serie delle donne. Se, eccetto Sara e Livia, i personaggi femminili nella prima serie erano rimasti un po’ in disparte, seguendo le decisioni dei mariti, dei padri o dei fratelli, stavolta li vedremo puntare i piedi per imporsi e far sentire la propria voce.

I tre moschettieri invece sono cresciuti professionalmente. Ora sanno ciò che vogliono e faranno di tutto per averlo. Dopo essersi divisi alla fine della prima stagione, riusciranno ad appianare le divergenze o si troveranno l’uno contro l’altro nella guerra per il potere? Non ci resta che aspettare per scoprirlo.

Ma una  cosa è certa, dalla prima stagione si vede che Suburra è una serie che presenta la realtà così com’è. Nessun politically correct che tenga, tanto che i protagonisti spesso si rapportano agli altri con frasi razziste, omofobe o fortemente offensive, nessun buonismo. Semplice realtà. E la cosa più interessante è che fa capire che non esiste distinzione tra il bene e il male, che non c’è solo nero o bianco.

E Suburra è bella proprio per questo. La spensieratezza che i protagonisti riescono a far emergere in momenti difficili, spesso tragici, sottolinea proprio il fatto che luce e ombra possono incontrarsi in qualunque attimo e dar vita a personalità forti e fragili allo stesso tempo, proprio come quelle dello “zingaro frocio“, del “numero 8 di Ostia” e del “figlio della guardia“.

Ognuno ha una sua storia e a ognuno viene data la propria importanza, creando un’intensa introspezione psicologica che non può lasciar indifferente lo spettatore.

E ora non ci resta che aspettare il 22 febbraio per vedere gli sviluppi e i nuovi intrecci che verranno a crearsi, soprattutto grazie all’ingresso in scena di nuove pericolose figure.