Da OGGI disponibile su tutte le piattaforme di streaming, digital store e in tutti i negozi di dischi, l’album TRISTE del rapper Samuel Heron, che definisce la fine, e l’inizio, di un percorso da artista completamente consapevole, contiene 9 tracce e verrà distribuito da Believe Digital.

Lo abbiamo incontrato durante la presentazione dello stesso disco e siamo rimasti soddisfatti di un ruolo, quello chiaramente di un artista di musica rap, che decide di cambiare la concezione dello stesso, elevando ad un livello nettamente superiore al fine di sensibilizzare, anche alla tristezza, e di educare.

«TRISTE è un grido sentito e fortemente voluto nei confronti di una società che ci impone di essere sempre felici e al top. Attraverso questo disco mi sono messo per la prima volta veramente a nudo, liberandomi dai pensieri inutili e dalle maschere, mostrando anche il lato più fragile e malinconico della mia personalità. Non sono una persona (unicamente) Triste, eppure, l’esigenza di essere anche questo, si è fatta in me così forte da spingermi a metterlo in bella mostra con il mezzo comunicativo più potente a mia disposizione: la mia musica, il titolo del mio primo album. I canoni imposti dai nuovi mezzi di comunicazione, dai social in primis, ci costringono più o meno inconsciamente a mostrarci sempre e solo circondati da good vibes. Non è “cool” mettere in mostra il lato più debole e delicato delle nostre anime, quando in realtà è proprio dai momenti più intensi delle nostre vite che traiamo i migliori insegnamenti, riceviamo l’opportunità di riconoscere e far emergere tutta la nostra forza, tutto il nostro talento. Il lato più vero di ognuno di noi si cela dietro ciò che di solito siamo più reticenti a mostrare, la tristezza non va temuta o evitata ma ascoltata, vissuta».

Samuel quando e in che modo hai acquisito la tua consapevolezza artistica fino ad esplodere con questo album?

Il tutto succede un anno e mezzo fa. Ho passato un periodo negativo dovuto alla mancanza di persone che riuscissero a costruire con me qualcosa di musicale. Non avevo dei produttori e mi sono trovato dall’oggi al domani senza figure che mi potessero supportare. Il tenermi tutto dentro mi ha portato alla frustrazione totale fino a quando non sono arrivate le collaborazioni che mi hanno aiutato a sbloccarmi e a resettare quanto successo per farlo esplodere!

Il disco viene dopo quindi.

Esatto, durante quell’anno e mezzo c’era l’idea di un disco ma il disco vero e proprio è arrivato quando, una volta rinato, avevo bisogno di un nuovo mezzo per arrivare alle persone.

Il jazz?

E’ presente tramite una parte suonata con il sax, nella traccia Facebook. E’ un pezzo che rappresenta veramente un mio sfogo e alla fine volevo gridare e chiuderlo così. Il sassofono è questo, il mio grido, realizzato dal sassofonista Stefano Baraldi.

Mentre la cover? Me la racconti?

Sono un bandito ma diverso. La tromba è la mia arma, o meglio la musica lo è. Il fazzoletto sul viso invece rimanda immediatamente all’idea del bandito smorzandolo e facendo capire che ugualmente si tratta di un qualcosa di serio. Insomma sono un bandito della musica.

Un nome sempre presente nel tuo percorso e nella tua musica?

Chet Baker. Sono cresciuto con la sua musica.