di Maria Lucia Tangorra

“We Are Who We Are” è la prima serie con cui ha scelto di cimentarsi Luca Guadagnino, «uno degli autori più eclettici del cinema internazionale» (con queste parole lo ha introdotto il moderatore dell’incontro stampa).

We Are Who We Are: cast

Il numeroso e interessante cast è costituito da Jack Dylan Grazer (Fraser), Chloë Sevigny (la madre Sarah), Alice Braga (la compagna Maggie), Tom Mercier (Jonathan, l’assistente di Sarah), Jordan Kristine Seamón (Caitlin), Spence Moore II (Danny, il fratello di Caitlin), Scott Mescudi (il padre), Faith Alabi (Jenny, la madre). Il gruppo di amici di Caitlin è interpretato da Francesca Scorsese (Britney), Corey Knight (Craig), Ben Taylor (Sam), Sebastiano Pigazzi (Enrico) e Beatrice Barichella (Valentina).

We Are Who We Are: produzione Sky

Il regista di “Chiamami col tuo nome” porta per la prima volta il suo inconfondibile stile cinematografico in tv con questa serie, targata Sky-HBO composta da otto episodi.
Si tratta di «una storia di formazione con protagonisti due adolescenti americani che, insieme alle loro famiglie composte da militari e civili, vivono in una base militare americana in Italia. La serie parla di amicizia, di primi amori e di tutti i misteri dell’essere un adolescente. Una storia che ogni giorno si ripete in ogni parte del mondo, ma che in questo caso avviene in un piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia» (dalla nota ufficiale).

Approfondiamo il tutto con le dichiarazioni di chi l’ha ideata, scritta, diretta e interpretata.

We Are Who We Are: Luca Guadagnino

Com’è andata questa tua prima volta con la serialità televisiva e quanto ti ha mutato come regista?
Ogni impresa che affronti ti cambia, è sempre un nuovo inizio. In questo caso specifico si trattava di una prima volta per molti motivi: in primis perché la mia prima serie tv, ma è anche la mia prima volta con questi meravigliosi sceneggiatori, con questo cast stupendo, con Sky e con Lorenzo Mieli. È stata la prima volta un po’ come quella che magari hanno vissuto i protagonisti personaggi della serie.
Abbiamo vissuto il tutto con spensieratezza. Abbiamo girato per 94 giorni con una forma collettiva di gioia veramente notevole. Era entusiasmante vedere che le nostre idee prendessero forma… Almeno per me è la ragione per cui sono qua perché loro hanno fatto un lavoro pazzesco sulla pagina (si riferisce agli sceneggiatori Paolo Giordano e Francesca Manieri, mentre Guadagnino aveva il ruolo di showrunner, nda) e gli interpreti hanno portato in vita il tutto, che meraviglia!

We Are Who We Are Sul set

We Are Who We Are: la parola a Nicola Maccanico (Executive Vice President Programming di Sky Italia e ceo di Vision Distribution)

Quanto è importante per Sky avere una serie d’autore così originale sul palinsesto?
È fondamentale perché credo che il senso di una tv premium come Sky, nel mondo di oggi, sia quello di guardare alla qualità narrativa, alla grammatica della narrazione e alla capacità di costruire emozioni nel rapporto con i propri abbonati. Spesso manca il coraggio di trattare temi diversi, che magari in contesti differenti non possono essere considerati con quella libertà definitiva con cui devono essere trattati e la peculiarità di “We Are Who We Are” consiste in tutte queste caratteristiche.

We Are Who We Are: gli sceneggiatori

Com’è andata quest’avventura e quanto Luca è stato un ‘Big Bang’ per voi?
Paolo Giordano: lo è stato moltissimo! Direi che è stato un grande atto di tracotanza anche da parte nostra osare scrivere una serie pensata in Italia e in questo ci siamo completamente affidati a Luca. Lui ci ha aiutato in questa tracotanza e secondo me questo atto poi è stato avvertito da tutti, nel senso che tutta questa libertà e l’adolescenza, a mio parere, si respira nella scrittura, nella regia e negli attori, in tutto!

Francesca Manieri: Strehler diceva sempre: «se non ci si innamora mentre si fa uno spettacolo, quello spettacolo va buttato via» e questa è stata una serie di innamoramento per noi che lavoriamo da tanti anni nel settore. Sicuramente ho avuto un innamoramento per Paolo nella scrittura, per Lorenzo che ha creduto in questo progetto per anni ciecamente e poi ce per la visione di Luca. Ricordo sempre quando cercavamo dei modi per costruire un linguaggio comune e lui ci disse: «ma veramente non avete visto “À nos amours”? Allora ne riparliamo perché quelle sono le mie note di regia» – Luca è la precisione per cui le sue indicazioni possono durare anche 40 secondi e tu hai la sensazione di aver passato 5 giorni a capire il mondo. E così l’abbiamo visto e, non so come spiegarlo concretamente, eppure ci si è accordati. Per me è stata una grande tappa.

La parola all’ideatore Lorenzo Mieli

Mieli (produttore per The Apartment e del gruppo Fremantle) come hai avuto questa scintilla?
Me lo sono chiesto anche prima che cominciasse questa conferenza. L’idea è nata tanti anni fa, quando ho visto un film incentrato sulla trasformazione di un’adolescente da female to male. In quella trasformazione c’era qualcosa di esplosivo e di complesso; ma il lavoro di produttore è quello di portare l’idea a chi la possa accogliere e così sono stati coinvolti gli altri a partire da Francesca e Paolo fino ad arrivare a Luca. Si parla tanto di pubblico teen, quello che interessa è il cuore dell’adolescenza, l’esplosione di un mondo che non conoscevi, quello del corpo e del desiderio, che pervade non solo i protagonisti, ma anche gli adulti. Questo è stato il germe da cui è nato l’intero progetto.

We Are Who We Are: le dichiarazioni degli attori

Per Jack Dylan Grazer: quanto c’è, secondo te, di Luca Guadagnino in questo tuo personaggio?
Ciò che ci ha detto sin da subito Luca è stato: «nessuno può conoscere e vestire i panni dei nostri personaggi meglio di noi». Ogni giorno ha fatto in modo che emergessimo completamente. Ci ha dato molto margine d’azione in questo senso.

Il moderatore si indirizza al regista richiamando una sua affermazione: «Luca tu mi hai detto che Jack, a tuo parere, è uno dei più grandi attori viventi». E Guadagnino ha spiegato il perché di queste parole: «ha la consapevolezza di un uomo di 85 anni, sembra un fool shakespeariano che svela le verità. Ecco cos’ha d’incredibile Jack e il suo personaggio deve comunicare come una persona che è alla fine della propria vita».

We Are Who We Are Jack Dylan Grazer

Per Jordan Kristine Seamón: questa è una tua prima volta in una serie…so che hai mandato il tuo selftape per il casting. Secondo te come mai Luca ti ha scelta?
Spero che mi abbia selezionata perché pensa che io abbia talento. Quando ho conosciuto Luca per la prima volta, abbiamo creato subito un bellissimo legame tra di noi e solo tramite le conversazioni sono riuscita a cogliere l’essenza che richiedeva il mio ruolo perché abbiamo vissuto delle esperienze molto simili.

Interviene il regista, il quale svela: «quando ho visto il provino si trattava di una scena presente nel quinto episodio in cui Caitlin recita David Mamet con un’intelligenza che mi ha colpito. La sua performance di Mamet è stata incredibile e ed è stato inevitabile decidere di lavorare con lei già da quello; in più il suo viso e così enigmatico e denso di possibili emozioni, è aperto e chiuso allo stesso tempo che rispecchiava ciò che era nelle nostre intenzioni sulla pagina.

Jordan Kristine Seamón

Per Francesca Scorsese: com’è stato lavorare Guadagnino, pensando anche a tuo padre?
È un regista molto attento agli interpreti e voleva che tutti fossimo a nostro agio.

Francesca Scorsese

Per Spence Moore II: congratulazioni, hai deciso finalmente qual è la tua strada! Non vuoi più fare il giocatore di football?
In realtà non pratico football dal 2016, da quando ho finito il liceo. Attraverso questo progetto ho capito l’opportunità di lavorare con Luca, andare in Italia e avere una vita fantastica. Non mi guardo più indietro, non penso più al football perché adoro recitare, raccontare delle storie e voglio dare il mio meglio in questo. Sono un attore a tempo pieno ora.

Per Chloë Sevigny: presumo che non sia facile interpretare un colonnello dell’esercito americano, come ti sei preparata per questo ruolo?
Mi sono affidata a Luca. Lui cerca sempre l’autenticità e il meglio da ognuno di noi. Ci siamo rapportati con un consulente fantastico, con una carriera importante nell’esercito. Lui ci ha fornito un sacco di informazioni importanti, dei fattori chiave per ciascuno, dal valore inestimabile.

Per Corey Knight: secondo te questa serie dà voce alle minoranze, poco rappresentate nel cinema mainstream. In quest’ottica, quant’è politica?
Ho letto la sceneggiatura, in più sapendo che si trattava di un lavoro di Luca, sapevo che avrebbe messo tanta felicità per il modo di raccontare gli esseri umani che, in questo caso, sono davvero molto giovani e i giovani sono il futuro. Per noi c’è stato un approccio così libero, onesto e vero nel tracciare il percorso che intraprendono mentre diventano degli adulti. Ritengo che questa serie possa ispirare tante persone, pensando anche al mondo di divisioni che sussiste in questi tempi.

Per Faith Alabi: interpreti un personaggio molto complesso: una donna che segue il proprio cuore e non voglio aggiungere altro. Qual è il valore aggiunto di questa serie?
Ritengo sia importante che ci siano dei personaggi così. In “We Are Who We Are” emergono temi molto importanti.

Per Tom Mercier: anche tu dai corpo a un altro personaggio molto ambiguo, ma molto importante. Quanto ti ha affascinato questo ruolo e quanto ti ha messo in difficoltà?
Penso che l’aspetto più difficile per me sia stato all’inizio, quando dovevo capire le frizioni militari e perché si fanno determinate cose. È una sorta di scacchiera molto organizzata; al contempo è essenziale il rapporto con un ragazzo che potrebbe essere un amico, una persona molto vicina a me. Ho cercato di trovare nella mia recitazione tutti questi vari livelli con gli esseri umani che mi stavano accanto, credo si sia riusciti a trovare una certa purezza nel rappresentare la vita di questa base militare con tutte queste persone che cercano la propria identità.

 

Per Scott Mescudi: cosa ti ha convinto ad allontanarti un po’ dalla musica e a recitare? Hanno influito Luca Guadagnino e il fatto di interpretare addirittura un padre di famiglia pro-Trump?
Ormai da circa dieci anni mi impegno come attore e posso descrivere i vari lavori, ma questa serie è del tutto diversa da quello che ho fatto finora. Desideravo qualcosa di totalmente nuovo, per me è molto importante mettermi in gioco e imparare. Lavorare con Luca è stata davvero una grande esperienza, ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo.

We Are Who We Are: le domande dei giornalisti

Vorrei chiedere a Luca perché ha deciso di ambientare la serie in un non luogo – non è Italia e non ci troviamo nemmeno del tutto negli Stati Uniti – e come mai ha scelto di localizzarla nel 2016?
Sin dalla prima conversazione con Lorenzo alle successive conversazioni con Paolo e Francesca avevamo riflettuto sul luogo per questa storia di identità e, forse, per una forma di disciplina mentale in cui mi interessa molto trovare una porzione piccola da poter dominare per tentare di essere poi universali, è nata l’intuizione della base militare. Essa è un luogo relativamente piccolo, ma che presenta delle caratteristiche che possono essere declinate in un senso universale rispetto, per esempio, all’identità americana. In più si poteva introdurre così un altro livello molto interessante: quello della disciplina, della risposta ai comandi o della trasgressione degli stessi. In questo senso la base militare poteva funzionare come una parte per il tutto e, come dicono i personaggi di Maggie e Fraser, essere l’America. Inoltre, essendo una sorta di navicella che si posa sul terreno, in questo caso Veneto, ci permetteva di mostrare la penetrabilità tra il fuori e il dentro.

Per quanto riguarda il tempo, pure in questo caso la riflessione è stata fatta principalmente per un’azione di controllo: se vogliamo parlare di contemporaneità, abbiamo sempre bisogno di una minima distanza per poter permettere che la realtà si integri in maniera organica con la realtà della narrazione. E poi il semestre delle presidenziali che sfociano con elezione di Trump era un’occasione troppo ghiotta per non essere colta, ci dava il là per permettere a ciascun personaggio di vedere come la politica si riflette sulle proprie vite o, al contrario, come i personaggi ignorino ciò che sta accadendo.
Per quanto concerne il fatto che fossero tutti in Italia ma in un non-luogo significava chiedere a ognuno di loro mettersi in gioco anche nella libertà interpretativa.

Jack Dylan Grezer aggiunge: «‘piccole’ accortezze mi hanno aiutato a capire completamente il mio personaggio, anche i colori dei capelli o indossare degli abiti che non indosserei normalmente. Prima delle riprese ho visitato l’Italia, cercando di sentirmi come il personaggio che sarei andato a interpretare, sono entrato anche in una caffetteria e ho ordinato il caffè col tono strafottente che gli appartiene. Questi aspetti – apparentemente piccoli – mi hanno aiutato notevolmente nel far mio questo ruolo e penso che sia stato po’ così per tutti. C’è un’infanzia che svanisce e devi entrare in questa nuova vita e ogni piccolo aspetto di questa serie rappresenta i temi».

Luca, qual è stata la preoccupazione che ti ha guidato in questa nuova impresa e che hai voluto assolutamente evitare?
È stato piacevolissimo cercare di far quadrare bene l’autenticità della rappresentazione. Ad esempio il fatto che la base sia popolata da americani e che gli americani siano da rappresentare nella loro complessità e nel loro sistema di Meltin’Pot è stato molto difficile e mi auguro che ci siamo riusciti.

We are Who we are guadagnino

Abbiamo visto dei personaggi, dei volti e dei corpi molto diversi da quelli a cui siamo abituati tutti i giorni – più convenzionali. Allo stesso tempo sono perfettamente credibili e risultano veri. Che tipo di lavoro di casting è stato fatto?
Il casting è stato realizzato con Carmen Cuba, una grande casting director americana, la quale si è occupata anche di “Stranger Things”. Il nostro desiderio era quello di avere un gruppo di attori straordinari, ma contemporaneamente un gruppo di presenze non banali. Per me il segreto sta nel capire se mi sono innamorato degli attori con cui sto lavorando e devo dire che sono poliamoroso perché li amo tutti: ci sono degli interpreti che ho scoperto come Jordan (l’ho incontrato per la prima volta) o come Jack, ci sono delle personalità che sono esplose nel cinema internazionale come Tom che aveva appena appena vinto L’Orso d’Oro o ancora artisti come Scott che ho sempre ammirato e per cui nutrivo il desiderio di conoscerlo. Ho scoperto Faith, che è un’interprete straordinaria e poi avevo le mie passioni di vecchia data come Alice e Chloë. Francesca e Spencer sono state delle nuove scoperte.

Pensando alle tipiche serie con racconto di formazione, Fraser Wilson non risulta simpatico…
Guadagnino: si tratta di un ragazzino col jet lag. Gli hanno perso la valigia, non conosce la lingua del posto è stanco e viene anche un pochino preso in giro. Diciamo che si comporta abbastanza bene per essere un adolescente di 14 anni – ricordiamoci che agli adolescenti manca il cervello.

Il moderatore dell’incontro stampa rilancia a Jack: trovi il tuo personaggio antipatico?
Credo che sia particolare, è una persona un po’ difficile da capire però non ritengo che sia antipatico. Non è accondiscendente, ma devo dire che tutti i ruoli di questa serie hanno varie sfumature. Magari il mio è difficile da mandare giù per un pubblico casuale, però credo che si permetta di essere umano, vediamo molto spesso le sue debolezze e magari il modo in cui le mette in mostra non è il più gradevole.

Visto il grande successo che ha avuto all’estero, anche sul piano della critica si è già parlato ipoteticamente di un proseguimento. Si potrebbe continuare a seguire questi personaggi?
Per me sì, sempre che i miei partner si uniscano a noi per dargli ancora corpo e voce, ma penso di sì.

We Are Who We Are

È vero che c’è un cameo di Timothée Chalamet?
Qualcuno me lo ha segnalato su in una scena, in cui passa dietro Scott. Sì Timothée è venuto a trovarci, così come tanti altri e vi invito a scoprirli.

We Are Who We Are uscita Italia

Dopo tutti questi dettagli, la curiosità è aumentata per cui l’appuntamento non può che essere per venerdì 9 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv (disponibile anche on demand).