Il suo nome evoca una dimensione precisa, quella della dance music. Lui è Albertino, il disc jockey che durante i suoi programmi in radio mixa identità, ironia e creatività. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui alla vigilia del suo nuovo incarico.

Partiamo dalle origini. Cosa ti ha portato a far diventare la dance music identificativa per un programma alla radio?

Ho cominciato ad ascoltare la radio da adolescente, intorno al 75. Le prime emittenti possedevano grande energia e grandi talenti. Quando ho iniziato a fare radio, all’inizio degli anni 80, questo entusiasmo già si era gradualmente spento a favore della comunità, del fermento che stava nascendo dai club e della musica dance. E’ da questo momento che ho pensato di portare l’energia dei locali all’interno delle stesse emittenti. Così facendo sarei diventato immediatamente riconoscibile e identificativo.

Mi ha sempre colpito l’utilizzo dell’ironia nei tuoi programmi, quasi che fosse un espediente per far digerire un suono nuovo per l’epoca. O il tuo atteggiamento al microfono è stato casuale?

Ho pensato fosse arrivato il momento di inventare qualcosa. Il tipo di musica proposta non prevedeva tantissimi contenuti e questo permetteva di poter giocare con la stessa. A differenza di oggi c’erano poche informazioni da reperire, quindi l’unico modo plausibile era prendersi in giro e inventare un linguaggio.

A un certo punto ti ha cercato lAccademia della Crusca.

Erano incuriositi dal nostro linguaggio. Abbiamo anticipato i tempi creando il concetto di community in cui tutti parlavano come me e io parlavo come loro. Ma il mio era un codice senza significati, funzionale a incastrarsi con la musica.

A proposito di linguaggio sostanzialmente ti sei inventato i cartoni animati alla radio utilizzando una tecnica fumettistica.

Esatto, a proposito sono stato avvicinato da un bravissimo disegnatore, Giorgio Carpinteri, il quale fece la stessa osservazioneil tuo programma è un cartoon, facciamone un libro a fumetti. E insieme abbiamo scritto un libro per Einaudi. Mi ispirò molto anche il film GoodMorning Vietnam e Robin Williams fare le vocine, le imitazioni e parlare da solo con un tubo. La radio è così, immaginazione, vocine registrate e qualche effetto. Puoi far sognare la gente.

Da quando hai cominciato a occupartene c’è stata un’evoluzione nel mondo della dance.

Quando ho iniziato la house music era un genere fatto inizialmente con ritagli di altri dischi. Successivamente nasce l’elettronica, che utilizzando gli strumenti di riferimento da un valore nobile allo stesso genere. Quel periodo coincideva anche con un altro momento meraviglioso dell’hip-hop rap old school, di fine anni ottanta. C’erano anche i successi pop-dance ma allora siamo diventati famosi perché mettevamo lo zanzarismo di  James Brown Is Dead (corrente musicale che utilizzava ronzii molo forti a tempo di musica), oggi improponibile per la potenza espressa. Ma a 16-17 anni si è pronti a recepire suoni forti e alternativi e si è ribelli, allora come adesso.

Ha ancora un peso la figura del dj alla radio allo scopo di proporre un determinato tipo di musica, magari anche discutibile?

Vedi, io sono cresciuto con voci che mi emozionavano alla radio. Quindi la capacità di mettere una canzone non brutta ma magari stupida e farla sembrare divertente è la vera forza di un conduttore radiofonico.

Potresti fare il direttore artistico…

In passato lo sono stato per un certo periodo, esattamente quando Cecchetto ha lasciato la radio. Ma adesso che sono diventato grande pare sia arrivato il mio vero momento.

Albertino è il nuovo direttore artistico di M2O, una radio con una precisa connotazione improntata alla musica dance. Diciamolo.

Il passaggio effettivo avverrà in primavera, ad aprile, ma sarà un passaggio abbastanza facile perché M2O fa parte della nostra famiglia. M2O ha fatto il suo corso e negli ultimi anni si sentiva l’esigenza di un rilancio e di un riposizionamento. Quando mi si è presentata questa opportunità ho accettato perché questo mi avrebbe permesso di restare a Radio Deejay, anche se mi sentirò meno, e perché mi è sempre piaciuta l’idea di avere una radio nella quale sperimentare.

Sarà una vera e propria sfida.

Credo che sia una missione. Una persona che, come me, ha avuto tanto successo in un determinato settore è giusto che metta la propria esperienza a disposizione delle nuove generazioni.

Ma la prima novità in termini pratici riguarderà il tuo orario.

Sarò in onda tutti i giorni dalle 17 alle 19 nel drive-time. Abbandono il mio classico orario quotidiano delle 2 del pomeriggio.

Che tipo di radio sarà M2O?

Sarà comunque una radio di genere, di flusso. Dichiareremo ufficialmente che sarà l’emittente sorella di Radio Deejay. Sarà fondamentalmente una radio che mette la musica al centro e a discapito delle voci. Sarà infatti presenti solo un paio di programmi nel mattino e nel drive-time serale. M2O sarà una proposta alternativa per chi non vuole sentire troppe chiacchiere, sebbene siano piacevoli e di alto livello. Radio Deejay è la radio con i conduttori migliori.

C’è un elemento nelle radio di oggi che vorresti riportare nella tua?

In macchina faccio fatica a trovare una radio che mi convinca a livello musicale, per la velocità, per il sound design e per come poi me la immagino io. Dovremo lavorarci parecchio. Poi starà a chi l’ascolterà decidere se avrò fatto un buon lavoro.